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Eni chiude il 2025 con utile trimestrale in volo e debito ai minimi. In arrivo un maxi dividendo

Eni chiude il 2025 con una produzione e un flusso di cassa sopra le stime. Nonostante il calo del greggio, il gruppo conferma la quarta tranche del dividendo e anticipa i target 2026. L’ad Descalzi: “Venezuela è un upside per noi da diversi punti di vista”

Eni chiude il 2025 con utile trimestrale in volo e debito ai minimi. In arrivo un maxi dividendo

Il 2025 si chiude con risultati solidi per Eni, che conferma la sua resilienza nonostante la volatilità dei mercati energetici. L’utile netto rettificato cresce del 35% nel quarto trimestre, laproduzione di idrocarburi supera le previsioni e la gestione attenta del debito permette di rafforzare la remunerazione per gli azionisti. Contemporaneamente, il gruppo conferma per il 2026 investimenti significativi e una strategia mirata alla crescita sostenibile, puntando a mantenere il rapporto debito/patrimonio netto a livelli contenuti. A Piazza Affari, il titolo del cane a sei zampe viaggia in rialzo (+1% a 19,07 euro per azione).

L’amministratore delegato, Claudio Descalzi, ha sottolineato la solidità dei risultati industriali e finanziari: “La strategia perseguita negli ultimi anni ha permesso di realizzare progetti rispettando tempi e costi, ridurre l’indebitamento e aumentare la remunerazione per gli azionisti, con un programma di buy-back incrementato del 20%”. Ha inoltre ricordato i progressi nella business combination con Petronas nel settore del gas naturale liquefatto in Indonesia e Malesia, aggiungendo: “Il closing dell’accordo è previsto alla fine del secondo trimestre e darà un contributo sull’anno, sicuramente in termini di produzione per la seconda metà dell’anno”.

Eni chiude il 2025 con utili in crescita e dividendi confermati

Nel quarto trimestre del 2025, Eni ha registrato un utile netto rettificato di 1,2 miliardi di euro, segnando un aumento del 35% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’ebit rettificato si è attestato a 2,87 miliardi, superiore del 6% rispetto al 2024, nonostante il calo del prezzo del petrolio e l’apprezzamento dell’euro sul dollaro. Per l’intero anno, l’utile netto rettificato è pari a 4,98 miliardi, con una leggera flessione del 5%, mentre l’ebit rettificato scende a 12,23 miliardi, principalmente a causa del calo del Brent e degli effetti di cambio. Il flusso di cassa operativo consolidato raggiunge i 13,33 miliardi, consentendo di ridurre il debito netto a 9,39 miliardi e portare il rapporto d’indebitamento a un livello storicamente basso del 14%. Descalzi ha aggiunto in conference call con gli analisti: “Il 2025 è stato un chiaro risultato della nostra esecuzione della strategia, con un modello satellitare convalidato a supporto di un Cffo coerente”.

Francesco Gattei, chief Transition & Financial Officer, Chief Operating Officer di Eni ha commentato l’impatto del decreto bollette su Eni: “È lievemente negativo ma molto marginale”, rassicurando gli analisti sulla sostenibilità finanziaria del gruppo anche in questo contesto normativo.

Il consiglio di amministrazione ha approvato la quarta tranche del dividendo 2025, pari a 0,26 euro per azione, con pagamento previsto il 25 marzo. L’importo complessivo del dividendo annuale resta di 1,05 euro per azione, consolidando la strategia di distribuzione agli azionisti e l’incremento del programma di buy-back. Descalzi ha ricordato che “mantenere un dividendo fully funded e attrattivo è una priorità chiave” e ha evidenziato che il Total Shareholder Return del 2025 è stato del 32%, ben al di sopra della media dei competitor del 7%.

Produzione e progetti industriali

La produzione di idrocarburi ha continuato a crescere, superando le stime e attestandosi a 1,84 milioni di barili equivalenti al giorno nel quarto trimestre, con un aumento del 7% rispetto al 2024. La media annua si è fermata a 1,73 milioni di barili al giorno, con una crescita underlying del 4% al netto delle dismissioni. L’espansione produttiva è stata sostenuta dall’avvio di sei progetti chiave dislocati in Angola, Indonesia, Norvegia e Congo, unitamente alla regolarità operativa dei giacimenti esistenti. L’attività esplorativa ha permesso di rigenerare il valore degli asset con un tasso di rimpiazzo organico delle riserve del 167% e la scoperta di circa 0,9 miliardi di boe di nuove risorse, inclusa la rilevante scoperta di gas Konta in Indonesia.

A conferma dell’efficienza dei progetti, Guido Brusco, Chief Operating Officer Global Natural Resources, ha precisato che “i progetti sviluppati e quelli in pipeline hanno un basso costo unitario e un plateau più lungo, quindi possiamo usare meno capex per il mantenimento e più capex per la crescita, allo stesso livello complessivo di investimento”.

Enilive e Plenitude: dati in crescita

I satelliti della transizione energetica hanno ottenuto performance rilevanti. Enilive ha triplicato l’utile operativo adjusted nel quarto trimestre grazie alla ripresa dei margini dei biocarburanti, chiudendo l’anno con 637 milioni (+18%) e un ebitda proforma rettificato di 953 milioni (+12%). Plenitude ha registrato un utile operativo adjusted di 99 milioni nel trimestre (+24%) e 571 milioni nell’anno (-5%), con un ebitda proforma adjusted di 1,065 miliardi in leggero aumento. Plenitude ha ampliato il proprio perimetro acquisendo Neoen in Francia e integrando Acea Energia, puntando a raggiungere 11 milioni di clienti in Europa entro il 2026. Enilive, dal canto suo, mira a triplicare la capacità di bio-raffinazione con la nuova struttura di Pengerang in Malesia e la riconversione del sito di Livorno entro il 2030.

Previsioni e investimenti 2026

Eni anticipa alcuni target per il 2026 in vista del Capital Markets Update del 19 marzo. Eni conferma investimenti lordi per 7 miliardi e investimenti netti intorno a 5 miliardi. La produzione di idrocarburi è prevista in crescita, in linea con gli obiettivi del Piano Industriale 2025-2028, e il rapporto debito/patrimonio netto tra il 10% e il 15%, assumendo un prezzo del Brent di 62 dollari al barile.

Descalzi ha spiegato: “Presenteremo il nuovo piano al Capital Markets Update, ma la strategia rimarrà invariata perché le scelte derivano dai nostri punti di forza industriali e finanziari”.

Capex, strategia ed Ets: efficienza e competitività

Eni può ridurre il capex e allo stesso tempo aumentare la produzione, grazie a una strategia volta a ottimizzare gli investimenti e continuare le esplorazioni. “Il nostro capex nel 2025 è stato di 8,5 miliardi, ma la riduzione del capex è legata a un’ottimizzazione. Abbiamo una strategia che ci permette di essere sempre più efficienti e quindi di continuare con le nostre esplorazioni. Possiamo ridurre il capex e aumentare la produzione. E continueremo a farlo”, ha spiegato Descalzi durante la conference call con gli analisti.

Rispondendo sul tema dell’Ets e della competitività europea, il ceo ha aggiunto: “Sono tasse da pagare, c’è un grande dibattito perché l’industria europea sta soffrendo molto e non sta crescendo. L’Ets è una di queste tasse che rientrano nel Green Deal; l’Ue è l’unica che applica queste tasse a un livello davvero alto, quindi per le imprese, quando vai a competere col resto del mondo, non è facile. Quindi quando si parla di competitività con altri paesi, non è semplice. Ma non voglio entrare in nessun dibattito politico, non è il mio compito; preferisco puntare ad aumentare la produzione e avere buoni risultati”.

Eni punta al Venezuela: opportunità su gas, petrolio e export

Sulla situazione in Venezuela, Descalzi ha evidenziato un potenziale upside strategico: “Possiamo recuperare il nostro gas perché il Venezuela può pagare attraverso il greggio per il gas consegnato sul mercato domestico. In secondo luogo, abbiamo del petrolio nel paese e uno dei migliori blocchi, quindi il possibile sviluppo può essere sfruttato, anche tramite joint venture con società statunitensi. In terzo luogo, c’è l’upside del gas, che oggi è necessario: gli Usa vogliono aumentare il trasporto, anche considerando le sanzioni alla Russia. Il gas scoperto offre opportunità sia per il mercato domestico sia per l’export verso l’Europa”.

Questi interessi “sono in linea con quanto il presidente statunitense Donald Trump auspica, per sviluppare l’industria in Venezuela con un impatto positivo sull’intera regione”.

Ultimo aggiornamento giovedì 26 febbraio 2026 alle ore 15:55

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