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Energia: il ministro Costa sconfessa Fioramonti e resta favorevole al gas

Il Ministro dell’Ambiente ritiene le fonti tradizionali necessarie ad accompagnare la decarbonizzazione e riabilita il gas sconfessando le improvvide uscite del ministro dell’Istruzione Fioramonti

Energia: il ministro Costa sconfessa Fioramonti e resta favorevole al gas

Qualcosa di più di semplici dichiarazioni. Le parole di Sergio Costa, Ministro dell’Ambiente, sulla transizione alle rinnovabili, con in mezzo l’uso del gas, riaprono una discussione troppe volte soffocata da teorie ingannevoli. In una intervista a La Stampa, Costa ha detto che” non si può passare in un giorno dalle fonti fossili alle rinnovabili e all’idrogeno. Non può che essere un percorso graduale, per accompagnare lo sviluppo delle nuove tecnologie pulite”. Gradualità: è quello che sostengono da tempo tutti coloro che vedono l’uso massiccio della fonti rinnovabili alla fine di processi industriali complessi e di revisione di stili di vita e di consumi.

L’Italia ha elaborato un Piano nazionale energia e clima, abbastanza apprezzato anche in Europa, che deve essere tuttavia integrato. Ci chiedono di perfezionarlo, dice Costa, e  noi stiamo recependo le indicazioni. Ma “il primo passo è abbandonare il carbone, usare il gas per la transizione e puntare su rinnovabili e idrogeno per poi abbandonare anche il gas”. La strada verso la decarbonizzazione così tracciata, passa attraverso gli investimenti delle aziende che fanno i conti con gli obiettivi del climate change al 2030 e al 2050. Gli interventi nella manovra 2020 sono ancora poco a cosa rispetto a traguardi ambiziosi di riduzione di CO2. Il Rapporto Annuale Irex ha rilevato che gli investimenti italiani nelle rinnovabili nel 2017 sono stati di 13,5 miliardi di euro con una produzione elettrica passata dai 6,8 GW del 2016 ai 13,4 GW. Soldi di operatori italiani e stranieri che danno fiducia, ma reclamano un intervento pubblico più deciso è una visione meno confusa. 

Le parole di  Costa sono un cambio di strategia del governo e in particolare dei Cinquestelle? Per un Ministro come Fioramonti che invoca per l’Eni una moratoria di tutte le ricerche di fonti fossili, ce n’è un altro che ne prevede l’utilizzo (ovvero la disponibilità) ancora per alcuni anni. L’Eni non ha bisogno di difensori d’ufficio ma l’intervista del Ministro dell’Ambiente, in evidente divergenza c’è il suo collega, ha un senso in quanto prende atto – senza dirlo apertamente – che la società di Descalzi e Marcegaglia è impegnata su più fronti per garantire al Paese un futuro sereno e senza strappi. Dalla riconversione di attività, alle esplorazioni al largo di Cipro, alle future forniture del gasdotto Eastmed nel Salento, alle previste estrazioni nell’Adriatico.  

A che serve mettere in discussione una strategia industriale così articolata? Forse che negli altri paesi non conoscono la gradualità di un processo epocale? Vedano bene i teorici di casa nostra del “rinnovabili subito” cosa è scritto nel Piano clima a proposito delle fonti tradizionali. Se il pragmatismo non è nelle corde dei Cinquestelle, il prezzo lo paga l’Italia e sulla battaglia più importante dei prossimi venti anni. L’Emilia Romagna, attraverso l’esponente Pd Gianni Bessi, ricorda la necessità per Eni di riprendere le estrazioni di 5 miliardi di metri cubi di gas all’anno, “stoppata dal Dl semplificazione”. Il Polo Eni di Ravenna rischia la chiusura e non ci sono giustificazioni per chi crea disagi piuttosto che opportunità. Se il Ministro Costa lo ha capito, può ben spiegarlo ai suoi colleghi.

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