Sono diventate l’ago della bilancia di queste Regionali d’autunno 2025. Si tratta delle Marche, guidate oggi dal meloniano Francesco Acquaroli, uscente e ricandidato. Nel 2020, con il 49,1% dei voti, Acquaroli riuscì a strapparle al centrosinistra e a condurle per la prima volta nell’orbita FdI. Oggi la nuova sfida elettorale è giunta ormai al rush finale, l’opposizione punta a ribaltare il colore del governo locale e – va detto – a insistere prepotentemente sul match è il “fattore Gaza”. E anche se il leader leghista Matteo Salvini ripete a più riprese che si vota per le Marche, dove “l’aria è buona”, e “non per la Palestina”, vero è che il tema internazionale permea questa campagna elettorale perché non c’è comizio in cui il destino dei palestinesi non venga posto al centro del dibattito.
Non a caso, il candidato alla guida della Regione in quota centrosinistra, Matteo Ricci, ha già annunciato il riconoscimento della Palestina tra i primi provvedimenti che intende prendere in caso di vittoria. Dal centrodestra, invece, continua ad arrivare l’invito a considerare le reali istanze del territorio: sanità (in primis), infrastrutture, ricostruzione, trasporti, economia locale (va ricordato che alle Marche di recente è stata estesa la definizione di Zona economica speciale), aree interne e giovani. Tutte questioni su cui i due avversari politici si sono rimpallati accuse nel corso di un recente duello tv alla continua ricerca di punti deboli utili a fiaccare l’altro.
Elezioni regionali 2025: dove si vota e quando
Comunque sia, ci siamo: la danza delle Regionali è al via. A partire da questo weekend, per poi proseguire il 5-6 ottobre, continuare ancora il 12-13 ottobre e quindi scavallare fino ad approdare al 23-24 novembre, sette Regioni (attualmente 4 a trazione centrosinistra e 3 centrodestra) sono chiamate a rinnovare il proprio Consiglio. Nell’ordine: Marche e Val d’Aosta; Calabria; Toscana; Veneto con Puglia e Campania.
Nelle Marche pertanto si vota domenica 28 (dalle ore 7 alle ore 23) e lunedì 29 settembre (dalle ore 7 alle ore 15); in Val d’Aosta urne aperte nella sola giornata di domenica 28 (dalle ore 7 alle ore 23).
Regionali Marche 2025: a chi fa paura l’astensione?
Nelle Marche il duello rischia di giocarsi anche su poche migliaia di voti di scarto: quanto contano gli indecisi? E quanto incide l’astensione? Vero è che tutto può succedere con un margine tanto stretto. Proprio il nodo dell’astensione, ad esempio, impone prudenza allo stesso centrodestra che si interroga non senza timori: quanto questi numeri potrebbe avvantaggiare l’attuale opposizione anche sulla scia delle mobilitazioni per Gaza degli ultimi giorni?
Regionali Marche: un test per il Pd di Schlein
Con questa consapevolezza, nelle stanze del Partito democratico ci si prepara al “test” delle Marche, il primo di sette sfide. Per la segretaria Pd, Elly Schlein, strappare la Regione al governatore uscente e dunque “riprendersela” rappresenterebbe un primo, importante, passo per poter realmente sperare in quell’agognato 5-1 finale. In casa dem, tuttavia, si rifugge la definizione di “test decisivo” giacché le elezioni regionali – è la premessa – sono sempre tutte fondamentali. E certo.
“Domenica si vota per le Marche, non per il presidente del Consiglio”, sottolinea anche Ricci durante il confronto con Acquaroli trasmesso da Sky. E attacca: “Se dopo 5 anni Acquaroli si nasconde dietro la maschera di Giorgia Meloni, vuol dire che sono stati 5 anni di nulla”. I conti, insomma, si faranno alla fine. I sondaggi in mano ai dem consigliano prudenza: fra i candidati di centrodestra e centrosinistra “ballano” tre o quattro punti percentuali.
Regionali Marche: quanto conta il fattore Gaza per il Pd
Il refrain tra i dem è “vince chi sa mobilitare il proprio elettorato”. Lo ha ripetuto anche Schlein nel corso della direzione di martedì scorso. Il senso è che non si vince più al centro – dove ormai in molti sottolineano che la leader ha lasciato praterie a furia di inseguire il M5S di Giuseppe Conte – ma con parole d’ordine identitarie nelle quali si riconosca immediatamente l’elettorato d’area. Il tema di Gaza e del riconoscimento dello Stato di Palestina è, nelle speranze di chi ha organizzato la campagna, un “attrattore” sicuro per l’elettore di centrosinistra. Sarà davvero così?
Regionali Marche: Schlein e il confronto con i riformisti
Ma alle Marche e alle altre regioni al voto i dem guardano anche per cercare di prevedere le prossime mosse della segretaria. In ballo ci sarebbe anche la resa dei conti con i riformisti, che attendono una direzione politica per affrontare i temi del pluralismo interno, delle alleanze e della postura del Pd su temi internazionali (non solo Gaza ma anche l’Ucraina). Se il centrosinistra dovesse davvero vincere 5-1, ragionano in ambienti dem secondo l’Ansa, la segretaria potrebbe accelerare il congresso per rafforzarsi ulteriormente. Se le cose non dovessero andare in questo modo, invece, Schlein attenderà la scadenza naturale del mandato. Con una incognita: la corsa per la premiership.
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Regionali Marche: gli effetti sul centrodestra
In casa centrodestra invece si crede fermamente a una riconferma di Acquaroli. Se ciò accadesse – e previa verifica del posizionamento dei partiti all’interno della coalizione – all’indomani del voto si dovrebbe sbloccare anche la trattativa sulle altre candidature mancanti, quelle cioè in Puglia e Campania ma soprattutto in Veneto.
Regionali centrodestra: risiko candidature dopo voto Marche
E dunque, prima il risultato nelle Marche, poi il completamento del risiko delle candidature nelle altre regioni che andranno al voto. L’obiettivo è – riferiscono qualificate fonti di maggioranza alle agenzie di stampa – completare il puzzle subito dopo lo spoglio delle elezioni. Il comizio dei leader Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini, Maurizio Lupi e Antonio De Poli, in programma martedì prossimo a Lamezia Terme, in Calabria, a sostegno del governatore uscente Roberto Occhiuto, potrebbe anche suggellare l’intesa.
Regionali centrodestra: il nodo Veneto
In pole, per il Veneto resta il vice di Matteo Salvini, il 32enne Alberto Stefani, mentre si pensa a candidati civici in Puglia e in Campania (il nome in pole resta quello del prefetto Michele Di Bari).
Per quanto riguarda il governatore uscente Luca Zaia, bloccato dalla legge che vieta il terzo mandato, è pressoché assodato che il suo “impegno” per il Veneto “continua”. Il doge leghista si candiderà capolista della lista della Liga veneta alle Regionali e il suo nome sarà inserito nel simbolo del partito (come già successo in Friuli-Venezia con Massimiliano Fedriga e in Liguria con Marco Bucci, anche se questi erano candidati alla presidenza, al contrario di Zaia). Dal canto suo, Zaia starebbe riflettendo su alcune opzioni rispetto al suo futuro: se candidarsi alle suppletive per il seggio lasciato vacante da Stefani, come vorrebbe Salvini, o valutare altri incarichi di nomina governativa. Un eventuale accordo su Stefani potrebbe poi comportare un riequilibrio con gli alleati della Lega riguardo l’attuale composizione del consiglio regionale.
Regionali centrodestra: FdI vs Lega sulla Lombardia
Resta in stand by il dossier sulla Lombardia. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha già detto di “non escludere” che il Veneto resti alla Lega ma ha subito precisato che nella regione attualmente governata da Attilio Fontana le personalità di FdI sono “prevalenti” rispetto a quelle del partito di via Bellerio, se si escludono i ministri lombardi. La seconda carica dello Stato ha anche auspicato che il voto lombardo si tenga in anticipo di un anno, in coincidenza con le Politiche, nella primavera del 2027. Immediata, però, la replica del segretario della Lega lombarda, Massimiliano Romeo: “Le elezioni regionali saranno nel 2028, ci sono ancora quasi tre anni davanti e sono molti i dossier sui quali si sta lavorando”. “Non mi sembra il momento delle provocazioni – ha poi tagliato corto il leghista – visto che siamo alla vigilia di elezioni regionali importanti e sappiamo bene che non è all’ordine del giorno la futura guida della Lombardia”.
Regionali centrodestra: Salvini fischiato ad Ascoli Piceno
Sempre per restare in casa Lega ma tornando alle Marche, va segnalato che, durante il suo tour elettorale, il vicepremier Salvini è stato accolto da fischi e cori di contestazione al suo arrivo al chiostro di San Francesco ad Ascoli Piceno. Alcuni contestatori hanno esposto striscioni con su scritto: “Un minuto di silenzio per ogni morto a Gaza. Salvini taci per sempre” e “Scodinzoli per Netanyahu. Salvini bau bau bau”. La chiosa del ministro? “È il bello della democrazia”.
Regionali Valle d’Aosta 2025: cosa può succedere
Nella mappa elettorale, lo sguardo cambia direzione e si sposta a Nord-Ovest. Domenica per la Valle d’Aosta sarà una complessa giornata di election day: oltre al Consiglio regionale, si terranno anche le elezioni comunali per il capoluogo, Aosta, e altri 64 municipi, tra cui Saint-Vincent, Cogne, Valtournenche e Courmayeur. Va ricordato che la Valle d’Aosta è l’unica regione italiana che non elegge direttamente il proprio presidente: regione di confine, con importanti minoranze linguistiche e culturali, è caratterizzata da uno statuto speciale che le consente una legge elettorale differente. Il presidente, dunque, non viene eletto direttamente dai cittadini ma viene scelto dai membri dell’assemblea regionale, il cosiddetto Consiglio della Valle (35 membri) alla prima riunione già prevista per fine ottobre.
Alla luce di ciò, quel che emerge a ridosso del voto è che c’è grande incertezza non solo sulla maggioranza che amministrerà la Regione nei prossimi 5 anni, ma anche sul nome di chi dovrà guidare la compagine di governo. Domenica circa 100.000 elettori valdostani sono chiamati alle urne. Nel caso in cui vincesse il centrodestra, salvo sorprese, il favorito a diventare governatore è Alberto Zucchi, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, regista e il collante del “centrodestra unito” in Valle d’Aosta.
Situazione molto più complicata se dalle urne uscisse una maggioranza solo autonomista (Union valdotaine e Autonomisti di centro) oppure autonomista-progressista (con il sostegno pure del Pd). L’Union valdotaine punta a confermarsi leader della coalizione e a prendersi la presidenza della Regione. Il favorito per ricoprire l’incarico è senza dubbio il presidente uscente Renzo Testolin, ma la legge sui mandati potrebbe stoppare il suo bis. Tante istanze e altrettante incognite, ora non resta che attendere lo spoglio delle schede.
