Quale è la tendenza del debito pubblico italiano e quanto ci sta costando finanziarlo? A fare due conti è, come da incarico, l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, secondo il quale, tanto per cominciare, nel 2025 il costo medio ponderato dei nuovi titoli emessi ha proseguito nella sua discesa. Dopo il picco del 3,8 per cento raggiunto nel 2023 con le politiche monetarie restrittive di contrasto all’inflazione, si è registrata una prima riduzione di 0,4 punti percentuali nel 2024 (al 3,4 per cento) e un’ulteriore flessione nel 2025, con il costo medio sceso al 2,8 per cento nel periodo gennaio-novembre.
Nel corso del 2025, i rendimenti delle nuove emissioni sono scesi al di sotto dell’onere medio del debito
pubblico, invertendo così la dinamica degli ultimi tre anni, quando le nuove emissioni registravano tassi superiori alla media dello stock esistente. Però negli ultimi mesi dell’anno che sta per concludersi il ritmo del calo si sta attenuando, segnalando una possibile stabilizzazione dei rendimenti. E le emissioni nette di titoli si mantengono su livelli elevati, evidenzia ancora l’UPB.
Le emissioni nette di titoli si mantengono su livelli elevati
Nel 2025, il fabbisogno di cassa del settore statale è stimato a 127 miliardi (pari al 5,6 per cento di PIL) nel Documento programmatico di nanza pubblica del Governo. Le emissioni nette di titoli di Stato dovrebbero ammontare a circa 100 miliardi, considerando che alla copertura del fabbisogno contribuiscono anche le erogazioni dei prestiti della Ue per circa 23 miliardi (settima e ottava rata del Dispositivo per la ripresa e la resilienza, RRF) e ipotizzando una riduzione delle giacenze di liquidità del Tesoro per 6 miliardi.
Nel 2026, il fabbisogno è atteso ancora molto alto, a circa 126 miliardi (5,4 per cento di PIL), un livello solo di poco inferiore a quello del 2025, su cui incidono ancora gli effetti dei crediti scali relativi al settore edilizio. Le emissioni nette di titoli di Stato potrebbero però aumentare lievemente rispetto al 2025, a 103 miliardi, nell’ipotesi che i prestiti della Ue, legati all’incasso delle ultime due rate dell’RRF, siano pari a 24 miliardi. L’Eurosistema sta proseguendo la riduzione del proprio portafoglio titoli; tali flussi sono stimati pari a -73 miliardi nel 2025 e a -72 miliardi nel 2026.
Di conseguenza, considerando congiuntamente le emissioni nette del Tesoro e i disinvestimenti da parte dell’Eurosistema, si stima che il totale dei flussi che il mercato ha assorbito sia stato pari a 173 miliardi nel 2025, in aumento rispetto al 2024, e che si collochi su livelli simili (175 miliardi) nel 2026.
