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Dazi acciaio e alluminio, Trump ci ripensa: Prysmian affonda, Tenaris sale a Piazza Affari. Cosa sta succedendo

Gli ultimi rumor su una possibile riduzione dei dazi Usa su acciaio e alluminio scuotono Piazza Affari: Prysmian crolla per l’esposizione al mercato Usa, Tenaris sale grazie ai costi più bassi, mentre prezzi globali e concorrenti subiscono pressioni

Dazi acciaio e alluminio, Trump ci ripensa: Prysmian affonda, Tenaris sale a Piazza Affari. Cosa sta succedendo

Le ultime indiscrezioni sul mercato hanno scosso Piazza Affari: le azioni Prysmian crollano, mentre Tenaris sembra trovare nuova linfa. Tutto ruota attorno a una possibile retromarcia del presidente Donald Trump sui dazi statunitensi su acciaio e alluminio, una notizia che a prima vista potrebbe sembrare positiva per tutti, ma che in realtà ha effetti molto diversi a seconda del business delle singole aziende.

Anche il mercato dei metalli industriali ne risente: il contratto benchmark a tre mesi dell’alluminio, scambiato al London Metal Exchange, cede il 2,2% a 3.029 dollari a tonnellata, il livello più basso dal 6 febbraio, mentre le bobine d’acciaio Us Steel Coil sul Nymex di Chicago perdono l’1,63% a 965 dollari. Secondo gli analisti di Ing, la prospettiva di una revisione del regime tariffario sull’alluminio aggiunge ulteriore incertezza ai flussi commerciali e ai prezzi, mentre l’avversione al rischio e le prese di profitto continuano a smorzare il rally registrato all’inizio dell’anno.

Perché Trump sta pensando di ridurre i dazi su alluminio e acciaio

La decisione di rivedere le tariffe è soprattutto politica. L’amministrazione americana sta considerando di alleggerire alcune imposte introdotte l’estate scorsa, che arrivavano fino al 50% e coprivano oltre 400 prodotti, dai tubi in metallo alle turbine eoliche, dagli elettrodomestici ai vagoni ferroviari. Secondo il Financial Times, alcune esenzioni potrebbero riguardare beni per cui i dazi stanno gravando eccessivamente sui consumatori. In effetti, molti analisti e cittadini percepiscono i dazi come una sorta di “tassa sugli americani”: uno studio della Federal Reserve di New York ha stimato che nel 2025 circa il 90% del costo dei dazi sia stato sostenuto direttamente da aziende e famiglie. Prodotti di uso quotidiano come torte, lattine di cibo e bevande hanno subito aumenti significativi, alimentando il malcontento. Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos, solo il 30% degli americani approva la gestione del costo della vita da parte di Trump, mentre il 59% la disapprova, inclusi circa uno su cinque Repubblicani.

Nonostante ciò, il presidente ha più volte sottolineato che i ricavi derivanti dai dazi servono a ridurre il debito nazionale e ha ipotizzato di destinare parte di questi introiti a pagamenti pubblici. Negli ultimi mesi, però, Trump ha già ritirato alcune delle tariffe più severe e ha cercato una tregua commerciale con la Cina, proprio per attenuare le crescenti pressioni politiche interne. Un segnale chiaro arriva anche dal Congresso: parte dei Repubblicani alla Camera si è unita ai Democratici per votare contro i dazi imposti al Canada, mostrando il dissenso crescente interno al partito.

Con le elezioni di mid-term del novembre 2026 all’orizzonte, alleggerire le tariffe potrebbe quindi diventare uno strumento strategico per calmare le preoccupazioni degli elettori e ridurre il malcontento legato al costo della vita

Prysmian crolla in Borsa: riduzione dazi Usa mette pressione ai margini 

Le azioni Prysmian hanno risentito immediatamente delle indiscrezioni, cedendo oltre l’8% sul Ftse Mib e scivolando in fondo al listino. A prima vista, la notizia potrebbe sembrare positiva: l’azienda italiana, leader mondiale nella produzione di cavi elettrici, telecomunicazioni e soluzioni per l’energia, utilizza grandi quantità di rame e alluminio, il cui prezzo incide significativamente sul business.

Tuttavia, Prysmian è fortemente esposta al mercato statunitense, un’esposizione che crescerà ulteriormente dopo l’acquisizione dell’americana Encore Wire, specializzata in cavi e fili elettrici. La possibile riduzione dei dazi apre la porta a una maggiore concorrenza sul mercato Usa, riducendo i vantaggi competitivi acquisiti grazie alle tariffe.

Gli analisti di Intermonte sottolineano che Prysmian avrebbe beneficiato dei dazi sull’alluminio nel 2026 attraverso un aumento delle quote di mercato e dei margini. Con la loro riduzione, questi vantaggi si riducono, aumentando la pressione sui ricavi. Citigroup osserva che “se i dazi sui cavi in alluminio venissero eliminati, mantenendo in vigore quelli sulle materie prime, ciò potrebbe avvantaggiare i concorrenti stranieri, grazie all’accesso a materie prime più economiche”.

Nonostante il crollo in Borsa, l’azienda continua a muoversi su altri fronti strategici. Il colosso italiano ha infatti firmato un contratto fino a 550 milioni di euro con Enedis, per fornire l’intera gamma di cavi a media tensione necessari alla modernizzazione della rete elettrica francese. L’accordo, valido sette anni con opzione per tre in più, rafforza la posizione dell’azienda nel settore globale delle infrastrutture energetiche.

Tenaris in rialzo a Piazza Affari con ipotesi dazi più leggeri: ecco perché

Al contrario, Tenaris ha reagito positivamente (+2,04%). Due fattori principali sostengono il titolo: la riduzione della pressione sui costi e il minor impatto dei dazi su Paesi strategici per il gruppo, come il Messico, uno dei principali centri produttivi.

Tenaris, produttore e fornitore a livello globale di tubi e servizi per l’esplorazione e produzione di petrolio e gas, produce anche Octg (Oil Country Tubular Goods), fondamentali per le compagnie petrolifere statunitensi. Come evidenziano gli analisti di Seeking Alpha, “la riduzione delle tariffe, se confermata, potrebbe avere un impatto positivo sui costi del gruppo, che negli Usa genera una quota significativa delle proprie vendite”.

Nei conti del terzo trimestre, Tenaris aveva già segnalato che a seguito dell’aumento dei dazi dal 25% al 50%, le importazioni di Octg negli Usa stavano diminuendo, ma le scorte rimanevano elevate e i prezzi non riflettevano ancora l’aumento dei costi legato alle tariffe.

Alluminio e acciaio, dazi Usa più leggeri: chi ci perde

Nel frattempo, anche altre aziende del settore hanno registrato cali in Borsa: tra queste la francese Rexel (-5%) e Nexans(-3,4%), la danese Nkt (-4,4%) e la giapponese Fujikura (-4%), tutte attive nella produzione o distribuzione di cavi e soluzioni elettriche. Pressioni simili hanno colpito i produttori di metalli come l’americana Cleveland-Cliffs, le giapponesi Nippon Steel e Furukawa Electric, l’indiana Tata Steel, l’americana Steel Dynamics, la tedesca ThyssenKrupp e la norvegese Norsk Hydro. In questo caso, il calo è dovuto a due motivi principali: per alcune aziende l’effetto deriva direttamente dall’esposizione al mercato statunitense, che perderà vantaggi competitivi con la riduzione dei dazi; per altre, invece, il crollo riflette l’indebolimento dei prezzi globali di acciaio e alluminio

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