Mai come quest’anno la cittadina nel cuore delle Alpi Svizzere sarà congestionata dal caos, non automobilistico, ma da quello dei molti dossier aperti, delle minacce e dalle ritorsioni, degli innumerevoli i meeting “a margine” del World economic forum annual meeting 2026, in teoria il motivo dell’invito a politici, ceo, economisti, capi di governo, imprese, società civile e mondo della ricerca con il sottotitolo che suona ironico “A Spirit of Dialogue”
Ma nell’edizione di quest’anno,molte partite si giocheranno a latere del forum, intrecciandosi tra di loro: da una parte ci sarà il tema scottante della Groenlandia che Trump vuole per sé, minacciando dazi ai paesi europei che gli si oppongono. Ma accanto a questo ci sarà anche il dossier Gaza, con Trump che vorrebbe che proprio a Davos venga da tutti firmato il “suo” Board Peace, mentre, proprio a causa della prova di forza sulla Groenlandia, molti si sono tirati indietro. E poi ci sarebbe il dossier Ucraina, con Zelensky che potrebbe incontrare Trump se ci fossero schiarite sulle garanzie di sicurezza Usa, che rappresenterebbe un passo verso la pace. Nell’occasione è stata anche presentata anche la 29a Annual Global & Italian Ceo Survey di PwC che ha intervistato 4.454 Amministratori Delegatiin 95 Paesi e territori, inclusi 118 italiani, tra ottobre e novembre 2025.
Il programma teorico: “cooperazione”
Sulle brochure del programma 2026 spiccano i grandi temi di questa edizione che risuonano ora asettici mentre sta esplodendo la bagarre internazionale: al centro, “il rinnovo della cooperazione economica in un contesto di incertezza macroeconomica e instabilità geopolitica, sottolineando che i leader discuteranno di sicurezza, sovranità economica, commercio e nuovi modelli di integrazione. E ampio spazio sarà dedicato anche all’innovazione tecnologica. A Davos sono attesi quasi 3.000 leader da oltre 130 Paesi, con circa400 leader politici, tra cui 65 capi di Stato e di governo e sei leader del G7, affiancati da 850 tra Ceo e presidenti delle principali multinazionali globali.
I lavori sono iniziati già oggi, ma tutti i fari sono puntati sulla giornata di domani, quando, nel pomeriggio, interverrà Donald Trump, l’artefice del nuovo caos sulla Groenlandia. Sabato Trump ha promesso di attuare un’ondata di crescenti dazi sugli alleati europei finché non gli sarà consentito di acquistare la Groenlandia. In un post su Truth Social, Trump ha detto che dal 1° febbraio entreranno in vigore ulteriori dazi all’importazione del 10% su merci provenienti da Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Finlandia e Gran Bretagna, tutte già soggette a dazi imposti da Trump. Ma tali tariffe aumenteranno al 25% il 1° giugno e rimarranno in vigore fino a quando non verrà raggiunto un accordo per l’acquisto della Groenlandia da parte degli Stati Uniti. I paesi europei dicono che ciò violerebbe un accordo commerciale raggiunto con Trump lo scorso anno e i leader dell’Ue sono pronti a discutere di possibili ritorsioni durante un vertice di emergenza a Bruxelles giovedì. Una delle opzioni è un pacchetto di dazi su 93 miliardi di euro di importazioni dagli Stati Uniti, che potrebbero entrare in vigore automaticamenteil 6 febbraio, dopo una sospensione di sei mesi.
Von der Leyen: “Un errore i dazi Usa, costruiremo una nuova Europa indipendente”
Stamane a Davos è intervenuta la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che ha sottolienato come il braccio esecutivo del blocco sta lavorando a un pacchetto per sostenere la sicurezza dell’Artico e ha avvertito che i dazi proposti da Trump sono un errore. Von der Leyen ha detto inoltre che la serie di recenti shock geopolitici porterà l’Unione Europea a costruire una nuova Europa indipendente. “Potremo sfruttare questa opportunità solo se riconosceremo che questo cambiamento è permanente”, ha affermato.
Macron non incontrerà Trump, ma sono già volate scintille
Nel pomeriggio di oggi è previsto un intervento del presidente francese Emmanuel Macron che però ripartirà subito per Parigi, senza incontrare Trump quindi, con il quale ha comunque già avuto modo di scontrasi nelle ultime ore. Macron già ieri aveva definito inaccettabile la minaccia di Trump di imporre dazi sulla Groenlandia, aggiungendo che l’Unione Europea potrebbe utilizzare lo Strumento anti-coercizione dell’Unione europea (Aci) che limiterebbe molti business. Subito ha risposto Trump con la nuova minaccia riservata alla Francia con dazi del 200% sui suoi vini e champagne. Apparentemente questo voleva essere un tentativo di convincere Macron ad aderire alla sua iniziativa del Board of Peace, che dovrebbe essere volto a risolvere i conflitti globali, ma per il quale Macron ha espresso dubbi per il fatto che dovrebbe essere “guidato e orientato” da Trump e che comunque andrebbe a collidere con la Nato. Stamane sul suo account Truth Social è apparso uno screenshot di un messaggio del presidente francese in cui ha scritto di non capire cosa Trump “stesse facendo in Groenlandia” e si è offerto di ospitare un incontro del G7 a Parigi giovedì.
Parlando ai giornalisti prima di salire a bordo dell’Air Force One ieri, Trump ha detto di non credere che i leader europei “si opporranno troppo” alla Groenlandia perché la Danimarca non è in grado di proteggere l’isola.
Ha cercato invece di gettare acqua sul fuoco il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent parlando ai giornalisti a margine del Forum stamane. Ha espresso fiducia nel fatto che gli Stati Uniti e i paesi europei troveranno una soluzione al problema dell’obiettivo dell’amministrazione statunitense di impossessarsi della Groenlandia, liquidando “l’isterismo” circa una possibile guerra commerciale.