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Davos, Zelensky spera di firmare in settimana con Trump un accordo sulle garanzie di sicurezza Usa

Il gotha di accademici, imprese globali, governi, esponenti della società civile e delle organizzazioni internazionali si terrà nella città svizzera tra il 19 e il 23 gennaio. Mercoledì è atteso l’intervento di Donald Trump

Davos, Zelensky spera di firmare in settimana con Trump un accordo sulle garanzie di sicurezza Usa

Chissà che non sia Davos la testimone della pace tra Ucraina e Russia. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato, in una conferenza stampa a Kiev, insieme al presidente ceco Petr Pavel., che spera di firmare un accordo sulle garanzie di sicurezza degli Stati Uniti a margine del Forum economico (WEF) che si terrà nella città svizzera che si terrà dal 19 al 23 gennaio. Una delegazione ucraina è in viaggio verso gli Stati Uniti, ha detto Zelensky, per ulteriori colloqui e per discutere di un pacchetto di ripresa postbellica.

Tutto ciò mentre continuano i bombardamenti russi sull’Ucraina. Zelensky ha dichiarato che 400.000 persone sono rimaste senza elettricità dopo i nuovi attacchi russi su Kharkiv (nord-est), la seconda città più grande del Paese. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha “concordato con Ucraina e Russia un cessate il fuoco temporaneo nei pressi della centrale nucleare di Zaporizhzhia per consentire la riparazione dell’ultima linea elettrica di riserva che collega la centrale. Lo ha fatto sapere Rbc-ucraina, citando il direttore generale dell’Aiea Rafael Grossi.

Il ghota di Davos lancia l’allarme: il mondo è “sull’orlo del precipizio”

Intanto il gotha di accademici, imprese globali, governi, esponenti della società civile e delle organizzazioni internazionali ha pubblicato, prima del meeting, il ‘Global Risks Report’, che si basa su un sondaggio fra 1.300 leader ed esperti che dicono: dimenticate le pandemie e le crisi climatiche, l’inflazione e il debito, il rischio percepito numero uno è ora lo “scontro geoeconomico” seguito dal “conflitto armato” fra gli Stati. Il report lancia un allarme: il mondo d’inizio 2026 si trova “sull’orlo del precipizio”, con guerre aperte e “armamenti economici dispiegati per ottenere vantaggi strategici che continuano a frammentare le società”. Un quadro che risulta ancor più drammatico se si pensa che il sondaggio del Wef risale a prima dell’offensiva di Trump sul Venezuela, della promessa di strappare la Groenlandia all’Europa.

Il ‘Global Risks Report’ si rivolge a tutte le grandi potenze e in particolare naturalmente a Donald Trump, ‘elefante nella cristalleria’ con un’agenda muscolare fatta di coercizione economica e minacciosità anche bellica. Il tycoon – che a Davos sarà accompagnato da una schiera di ministri, petrolieri, colossi dell’high tech – nel suo discorso programmato per il 21 gennaio non risparmierà stoccate all’elite globalista di Davos che crede nella cooperazione multilaterale. Poco prima del suo ‘special address’ ci sarà un panel intitolato ‘Deja Vu?’ che evoca un parallelo fra il decennio attuale e gli Anni Venti del Novecento.

La metà degli intervistati prevede “un mondo turbolento o tempestoso nei prossimi due anni”, 14 punti percentuali in più rispetto allo scorso anno”, un altro 40% prevede quantomeno instabilità, solo il 9% si aspetta stabilità e l’1% calma. Nel 2028 lo ‘scontro geoeconomico‘ resta in cima al podio ma la disinformazione guadagna il secondo posto e la polarizzazione della società il terzo terzo. E, guardando più avanti di un decennio, sono gli eventi climatici estremi a risalire la classifica diventando rischio numero uno, mentre il timore di “esiti avversi dell’intelligenza artificiale” guadagna il quinto posto. “In qualche modo sorprende che i partecipanti siano preoccupati delle prospettive a due anni e più ottimisti da qui a dieci anni”, spiega Saadia Zahidi, direttore generale del Wef. Il fatto è che i segnali colti dal Wef indicano una ‘tempesta perfetta’ ravvicinata: “a breve termine entreranno in collisione i conflitti armati, la militarizzazione degli strumenti economici e la frammentazione della società”. Ma “nessuno di questi rischi è inevitabile”, spiega Zahidi, e “le sfide evidenziate nel rapporto sottolineano sia la portata dei potenziali pericoli che dobbiamo affrontare, sia la nostra responsabilità condivisa di plasmare ciò che verrà”.

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