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Groenlandia, la Ue prepara la risposta ai dazi di Trump: sul tavolo contromisure per 93 miliardi

Dopo i dazi Usa legati alla Groenlandia, Bruxelles valuta contromisure fino a 93 miliardi contro Washington. In gioco rapporti transatlantici, Nato e unità europea, con Davos come snodo decisivo

Groenlandia, la Ue prepara la risposta ai dazi di Trump: sul tavolo contromisure per 93 miliardi

L’Europa passa dalle parole ai dossier. Dopo l’annuncio dei dazi americani legati alla Groenlandia, a Bruxelles prende (di nuovo) forma la risposta più dura contro Washington. Secondo il Financial Times, le capitali europee stanno considerando contromisure per 93 miliardi di euro in dazi contro gli Stati Uniti, insieme a restrizioni dirette all’accesso delle aziende americane al mercato unico.

Una mossa che, nelle stesse fonti europee, viene descritta come la crisi transatlantica più grave da una generazione.

Il pacchetto europeo congelato che può riattivarsi da solo

La risposta dell’Ue non nasce oggi. L’elenco dei dazi era stato già preparato nel 2025 e poi sospeso – dopo le prime tariffe introdotte da Trump ad aprile – per evitare una guerra commerciale con gli Stati Uniti. Una sospensione temporanea ma non un ritiro.

Quel congelamento scade il 6 febbraio. Se Bruxelles non interverrà per prorogarlo, le tariffe scatteranno automaticamente, senza bisogno di nuove decisioni legislative. In sostanza, il pacchetto c’è e questa volta l’Ue non deve “decidere di colpire”, basta, solo, decidere di non fermarsi.

La riattivazione del pacchetto è stata discussa nelle ultime ore dai 27 ambasciatori Ue, riuniti in formato di crisi.

Accanto ai dazi, sul tavolo c’è anche lo strumento anti-coercizione (Aci), adottato dall’Unione nel 2023 ma mai utilizzato. Uno strumento pensato proprio per rispondere a pressioni economiche di natura politica. L’Aci consentirebbe di:

  • limitare o bloccare investimenti americani;
  • restringere l’accesso al mercato interno;
  • colpire i servizi, inclusi quelli delle grandi aziende tecnologiche Usa.

È soprattutto la Francia con il presidente Macron a spingere apertamente per questa opzione.

Dazi come leva negoziale prima di Davos

L’obiettivo dichiarato non è lo scontro frontale, ma arrivare forti agli incontri con Donald Trump al World Economic Forum di Davos in programma dal 19 al 23 gennaio. Le contromisure europee servono a costruire leva negoziale nei colloqui diretti con il presidente Usa, attesi nei prossimi giorni.

Trump ha annunciato dazi del 10% – destinati a salire al 25% – contro otto Paesi europei e Nato che hanno partecipato ad attività militari in Groenlandia, legando esplicitamente le tariffe alla sua richiesta di controllo sull’isola. Una strategia che a Bruxelles viene letta come coercizione economica pura.

All’interno dell’Ue il dibattito è acceso. Molti Stati membri chiedono di mantenere aperto il canale del dialogo e abbassare la temperatura, almeno fino al 1° febbraio. Altri ritengono inevitabile preparare una risposta immediata.

Giorgia Meloni, dall’Estremo Oriente, dopo un colloquio con Trump ha parlato di possibili “incomprensioni” tra Stati Uniti e alleati europei, ribadendo la necessità del “dialogo”. Anche il segretario generale della Nato Mark Rutte ha avuto contatti con l’inquilino della Casa Bianca “sulla situazione della sicurezza in Groenlandia e nell’Artico”. “Continueremo a lavorare su questo tema e non vedo l’ora di incontrarlo a Davos alla fine di questa settimana”.

La sensazione, tuttavia, è che a ogni nuova bordata la ricomposizione diventi più complessa. Gli otto Paesi finiti nel mirino dei dazi hanno avvertito che “le minacce tariffarie minano le relazioni transatlantiche e rischiano di innescare una pericolosa spirale discendente”. Ancora più duro il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen, che da Oslo ha parlato di una posta in gioco sistemica, “l’ordine mondiale come lo conosciamo e il futuro della Nato sono in gioco”. Rasmussen ha aggiunto di non avere “dubbi sul forte e generoso sostegno europeo” alla Danimarca, annunciando un tour diplomatico d’emergenza tra le capitali alleate.

Sul fronte britannico, il primo ministro Keir Starmer ha sentito Trump telefonicamente, definendo “sbagliato imporre dazi agli alleati” e ribadendo che la sicurezza nell’Estremo Nord è una priorità per tutta la Nato.

La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha ribadito che l’Europa “resterà ferma nel difendere la sovranità della Groenlandia e del Regno di Danimarca” e che l’Ue proteggerà sempre i propri interessi economici e di sicurezza. Una linea rafforzata dalle parole del presidente del Consiglio europeo António Costa, che ha annunciato la convocazione di un Consiglio europeo straordinario nei prossimi giorni: l’Unione, ha detto, è pronta a “difendersi da qualsiasi forma di coercizione”.

La linea prevalente a Bruxelles resta quella del “bastone e la carota”: deterrenza credibile, inclusa la minaccia di dazi e limiti all’accesso delle aziende americane al mercato europeo, ma spazio a una de-escalation se Washington farà marcia indietro. Su un punto, però, l’Unione appare compatta: la Groenlandia non è negoziabile.

Davos diventa il crocevia della crisi

A Davos, dunque, non si parlerà solo di economia globale. Se il focus originario del vertice doveva essere la pace in Ucraina, gli incontri tra i leader occidentali sono stati riprogrammati per affrontare la crisi artica. Nelle parole europee c’è una consapevolezza nuova: non è più solo una questione commerciale. In gioco ci sono la credibilità dell’Unione, la tenuta della Nato e il principio che i confini non si negoziano sotto minaccia. L’Ue saprà restare unita e ferma di fronte alla rappresaglia commerciale del suo principale alleato? Il tempo stringe. Febbraio è dietro l’angolo.

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