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Criptovalute in frenata: in Italia crollano del 22% i volumi e del 20% i possessori, il nuovo report Oam

Secondo il nuovo report Oam al 30 giugno 2025, gli italiani con criptovalute scendono a 1,4 milioni (-20%) e il controvalore cala a 1,9 miliardi (-22%). Mercato sempre più concentrato sui grandi exchange e trainato dalla Generazione X

Criptovalute in frenata: in Italia crollano del 22% i volumi e del 20% i possessori, il nuovo report Oam

La corsa delle criptovalute in Italia sembra aver imboccato una curva discendente. Secondo il nuovo report trimestrale dell’Oam (Organismo Agenti e Mediatori), al 30 giugno 2025 i clienti italiani con cripto in portafoglio sono scesi a 1,4 milioni, segnando un -20% rispetto al trimestre precedente.

Non si tratta solo di un arretramento numerico, ma anche patrimoniale. Il controvalore delle cripto detenute si è contratto del 22%, fermandosi a 1,9 miliardi di euro. In pratica, ogni cliente detiene in media 1.413 euro di asset digitali. Un dato che stride con la crescita impetuosa registrata tra il 2021 e il 2023, quando l’Italia era considerata uno dei mercati retail più vivaci in Europa. Oggi, invece, l’indicazione è diversa: la domanda si è raffreddata, e il fenomeno non sembra più di massa.

Il calo potrebbe riflettere anche un fenomeno di “selezione naturale” con gli investitori occasionali o meno strutturati che si stanno ritirando, mentre restano attivi i segmenti di clientela più consapevoli o fidelizzati.

Operatori in calo e controlli più severi

Il rallentamento non riguarda solo gli utenti finali. Sul fronte dell’offerta, anche i Vasp (Virtual Asset Service Provider) mostrano segnali di debolezza. Al 30 giugno 2025 gli operatori iscritti allo speciale registro dell’Oam sono scesi a 138, contro i 140 del trimestre precedente. Una riduzione minima (-1%), ma significativa se letta insieme al resto dei dati.

Ancora più rilevante è il calo dei clienti “trasmessi” dagli operatori: -15% in un solo trimestre. Questo significa che anche chi resta nel mercato tende a movimentare meno o ridurre la propria esposizione.
Sul fronte della compliance, i segnali sono contrastanti con oltre un quinto dei Vasp (21%) che non ha inviato i flussi informativi obbligatori, spingendo l’Oam ad avviare procedure sanzionatorie

A questo si aggiunge un crollo delle attività di conversione: -45% per i passaggi da euro a cripto e -36% per quelli da cripto a euro, con una riduzione complessiva del 37% nel numero delle operazioni.
In altre parole, meno acquisti, meno vendite, meno scambi. Il mercato sembra aver perso slancio e liquidità, due elementi essenziali per mantenerlo vitale e attrattivo.

Un mercato sempre più concentrato

La fotografia del settore conferma una dinamica ormai consolidata. La quasi totalità degli utenti italiani si affida a grandi piattaforme. Il 91,6% dei clienti opera su exchange di grandi dimensioni, mentre gli operatori medi raccolgono l’8,26% e quelli piccoli appena lo 0,14%.

La concentrazione è altrettanto evidente nei saldi detenuti con il 96,5% delle valute legali e il 76,2% delle cripto che sono custoditi presso i grandi player. Ma non solo. I sette maggiori Vasp da soli gestiscono l’87% delle operazioni di conversione in entrata e l’86,4% di quelle in uscita. Un oligopolio di fatto, che rende il mercato vulnerabile alla strategia di pochi grandi gruppi internazionali e al rischio di concentrazione operativa.

Generazione X al comando

Se l’offerta si concentra, la domanda si polarizza. A dominare la scena restano gli over 40. La Generazione X (40-60 anni) continua a rappresentare la fetta più consistente degli investitori italiani, seguita dai millennial (18-40 anni). Insieme, queste due coorti detengono oltre l’85% dei saldi complessivi e del controvalore delle operazioni

Meno rilevante invece il peso delle imprese: appena 2.201 persone giuridiche attive nel settore, con un’incidenza del 3% del controvalore totale. Si tratta soprattutto di realtà localizzate al Nord o con sede all’estero, spesso legate a servizi tecnologici e fintech.

Criptovalute: le prospettive

Lombardia e Lazio guidano la classifica delle regioni con più residenti cripto-investitori, seguite dalla platea di italiani all’estero. Le società, invece, risultano concentrate soprattutto al Nord.

Ma la parte più interessante riguarda le prospettive del settore. Il quadro delineato dall’Oam indica una possibile svolta strutturale. La frenata degli utenti retail (-20%) e dei volumi (-22%) segnala un mercato che, dopo l’ondata di entusiasmo degli ultimi anni, sembra avviato verso una fase di consolidamento. Non è escluso che molti piccoli investitori abbiano scelto di ridurre l’esposizione in attesa di maggiore stabilità normativa o di nuove occasioni speculative.

Il calo delle operazioni di conversione – quasi dimezzate rispetto al trimestre precedente – riflette anche una ridotta propensione al trading, sintomo di un mercato più maturo ma meno dinamico. In questo contesto, a crescere è la centralità dei grandi exchange, che rafforzano la loro posizione dominante, mentre i player minori faticano a tenere il passo.

Sul fronte regolamentare, l’Italia resta in linea con il percorso europeo. L’attuazione del MiCA (Markets in Crypto-Assets Regulation) e l’integrazione delle norme antiriciclaggio potrebbero ridisegnare il settore già nei prossimi mesi. Una maggiore trasparenza e l’obbligo di segnalazioni puntuali rischiano però di aumentare i costi per gli operatori più piccoli, accentuando la concentrazione del mercato.

Infine, resta l’incognita macroeconomica con inflazione in calo, politiche monetarie più distese e l’eventuale ritorno di fasi di volatilità sui mercati tradizionali che potrebbero riaccendere l’interesse per le cripto come asset alternativo. L’euforia da cripto (per ora?) sembra proprio scemata.

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