Condividi

Cosa il Governo Monti ha fatto per l’export

Comincia con questo primo articolo una serie di tre interventi sul governo Monti e l’export. Qui esaminiamo cosa è stato fatto in questa materia nei primi dodici mesi di vita del governo tecnico. Non poco, anche se mancano ancora molti decreti attuativi, e occorre dare maggior sostegno alle nostre imprese su nuovi strumenti per rilanciare l’export

Cosa il Governo Monti ha fatto per l’export

Scade domani il primo anno dalla nomina del governo Monti. A questo governo si possono muovere molte obiezioni, ma certamente non quella dell’inattività. Questo discorso vale anche per la normativa sul sostegno all’internazionalizzazione delle nostre imprese.

In questa breve serie di tre articoli esamineremo:

1. Cosa è stato fatto in questo anno in questa materia;

2. Cosa si deve ancora fare;

3. Cosa si potrebbe fare per migliorare il sistema.

Certo, se confrontiamo questo anno con gli altri che lo hanno preceduto dall’inizio del secolo, si può dire che questi dodici mesi sono stati ricchi di modifiche a questa normativa. Lo scopo principale di queste modifiche è stato quello di razionalizzare il sistema senza aumentare la spesa a carico dello Stato, semmai – come è avvenuto in molti casi – riducendola.

Molto si deve ancora fare, nel senso che mancano ancora molti decreti attuativi di norme introdotte, come vedremo nel prossimo articolo. E infine si potrebbero fare molte altre cose, quasi tutte senza incidere pesantemente sulla spesa pubblica.

La rifondazione dell’ICE

Indubbiamente le novità principali introdotte, a più riprese, dal Governo Monti hanno riguardato l’aspetto della promozione all’estero del Made in Italy, che negli anni precedenti era stato alquanto trascurato. La soppressione dell’Ice, avvenuta con la manovra finanziaria del luglio 2011 (legge 111/11) dopo tante polemiche e discussioni in proposito, aveva lasciato tutti un po’ scontenti.

Pochi mesi dopo, il “decreto salva Italia” (L. 214 del 22.12.2011) del governo Monti ha riportato in vita l’ICE, con il nuovo nome di “ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. La nuova Agenzia è un ente dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, sottoposta ai poteri di indirizzo e vigilanza del Ministero dello sviluppo economico, che li esercita sentiti, per le materie di rispettiva competenza, il Ministero degli affari esteri ed il Ministero dell’economia e delle finanze. Le sue finalità sono quelle di sviluppare l’internazionalizzazione delle imprese italiane e la commercializzazione dei beni e dei servizi italiani nei mercati internazionali, e di promuovere l’immagine del prodotto italiano nel mondo. La rete estera è stata ridotta, scorporata ed integrata nelle nostre Ambasciate estere. Anche le filiali italiane sono state ridotte, ed il personale dell’Agenzia non potrà superare le 450 unità (il tetto iniziale era 300, poi aumentato con il dl sviluppoLegge del 7 agosto 2012 n. 134, che ha contenuto la maggior parte delle innovazioni). Mancano però ancora i decreti attuativi, su cui evidentemente non è facile raggiungere un accordo.

La nuova Cabina di Regia per l’internazionalizzazione

Il “dl sviluppo” ha anche modificato la composizione della Cabina di regia per l’internazionalizzazione, l’organismo istituito dalla manovra finanziaria dell’estate 2011 e dal dl “salva Italia” del dicembre 2011, per coordinare al meglio le politiche e le strategie di internazionalizzazione del nostro Paese, mettendo a sistema iniziative per la promozione, strumenti di analisi e penetrazione sui mercati e concentrando l’uso delle risorse finanziarie verso obbiettivi specifici e condivisi.

La Cabina è copresieduta dai ministri dello sviluppo economico e degli esteri e ne fanno parte anche i principali attori governativi ed economici nazionali e regionali che svolgono un ruolo su questo fronte, quali il ministro per gli Affari Regionali, il Turismo e lo Sport, il ministro per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, i presidenti della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, di Confindustria, di Unioncamere, dell’ABI, di RETE Imprese Italia, e dell’Alleanza delle Cooperative Italiane.

La Cabina ha avuto la sua prima riunione il 18 luglio 2012, la seconda il 22 ottobre, ed ha deliberato in materie quali: strategia comune per le attività di promozione all’estero; razionalizzazione della rete estera e coordinamento delle attività di Ministeri, Regioni, Camere di Commercio; rafforzamento dell’attrazione degli investimenti dall’estero; individuazione di nuovi strumenti di export financing.

Rimangono le perplessità normative su questo nuovo organismo. Esso si affianca o sostituisce la precedente Cabina di Regia per l’internazionalizzazione, istituita con il d.lgs 143/98, con compiti e obiettivi in gran parte simili? La Cabina di regia prevista dalla norma principale in materia di sostegno all’internazionalizzazione (almeno finora) era costituita come V Commissione permanente del CIPE per il coordinamento e l’indirizzo strategico della politica commerciale estera, ma dal 2005 si è riunita solo 2 volte (nel giugno 2007 e nell’agosto 2008). Nonostante questa sua vita stentata, tuttavia, essa non è mai stata abolita. Ancora: che valore hanno le delibere della nuova Cabina, composta da esponenti governativi ma anche da componenti “laici” esterni? Si direbbe che essa ha solo un compito consultivo e che le sue “delibere” devono essere recepite in strumenti dispositivi dal governo e dai ministeri interessati. Su questo punto sarebbe opportuno un chiarimento.

Ristrutturato l’ Enit, abrogata Buonitalia

Sempre con il dl sviluppo è stata inoltre avviata la riorganizzazione della rete Enit – Agenzia italiana del turismo – all’estero. Il progressivo assorbimento delle 25 sedi all’estero dell’Enit in quelle del Ministero degli Affari Esteri comporterà un risparmio pressoché integrale della spesa di funzionamento, stimabile in oltre 12,7 milioni di euro. Come già accaduto per la nuova Agenzia ICE, è prevista una significativa riorganizzazione dell’impiego del personale Enit a fronte di una mission e di attività che guardano in massima parte al contesto internazionale.

Su questo fronte si poteva avere anche un po’ più di coraggio nei tagli, visto che l’Enit è un ente ormai vuoto, in quanto le sue competenze sono state trasferite alle regioni. Poteva essere abolito, passando le residue competenze all’ICE o alle regioni e vendendo o mettendo a frutto le sedi italiane ed estere. Ma almeno è stato fatto un primo passo.

Restando nel campo degli enti per la promozione all’estero delle nostre imprese, con una legge della fine del 2011 (L. 214/2011), la società Buonitalia s.p.a. è stata soppressa. Le sue funzioni nell’ambito della promozione all’estero delle produzioni agroalimentari italiane e degli interventi a favore della internazionalizzazione delle imprese agricole, sono state attribuite all’ ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

Nascono i consorzi per l’internazionalizzazione

Sono stati istituiti i consorzi per l’internazionalizzazione, la cui mission sarà indirizzata alle nuove forme di internazionalizzazione, alla formazione, alla promozione del Made in Italy. Essi infatti hanno per oggetto la diffusione internazionale dei prodotti e dei servizi delle piccole e medie imprese nonché il supporto alla loro presenza nei mercati esteri, anche attraverso la collaborazione e il partenariato con imprese estere.

Al fine di evitare la dispersione delle risorse in interventi di ridotta entità, i contributi per sostenere i progetti per l’internazionalizzazione di vari Enti, Organismi o Associazioni sono ora concentrati solo sui progetti realizzati dai nuovi Consorzi per l’internazionalizzazione, dalle Camere di Commercio italiane all’estero e dalle associazioni di categoria.

Nasce anche il Desk Italia per attrarre IDE dall’estero

Il “decreto crescita 2.0” ha previsto anche l’istituzione di un Desk Italia per “attrarre investimenti dall’estero, nonché agevolare gli investitori esteri che manifestino interesse per la realizzazione di iniziative di significativo impatto economico e sociale per il Paese“. Il Desk Italia viene istituito con decreto del presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dello sviluppo economico, e “svolge la propria attività secondo gli indirizzi elaborati dalla Cabina di regia per l’internazionalizzazione“. La funzione del Desk Italia è quella di “raccordo fra le attività di promozione all’estero dell’Italia quale destinazione degli investimenti esteri svolte dall’Agenzia per l’internazionalizzazione – Ice, e le attività di accompagnamento e insediamento di investitori esteri svolte dall’Agenzia Nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa – Invitalia”. Inoltre Desk Italia elaborerà “su base annuale proposte di semplificazione normativa ed amministrativa sul tema dell’attrazione degli investimenti esteri”.
Nella visione del governo, non si tratterà di un nuovo carrozzone burocratico, in quanto Desk Italia opererà presso il ministero dello Sviluppo economico, avvalendosi di personale dell’Agenzia – Ice e dell’Agenzia – Invitalia, senza ulteriori oneri per lo Stato. Questo un po’ ci rincuora, perché dopo l’esperienza (abbastanza fallimentare) di Invitalia, nessuno sentiva il bisogno di un nuovo organismo burocratico con sedi, presidenti e consigli di amministrazione: a giudicare da quello che sta scritto nel decreto, si parla di un desk operativo, di coordinamento, e non di una società vera e propria, e questo potrebbe essere anche un esperimento positivo, e quantomeno privo di costi aggiuntivi.

Fondo per la crescita sostenibile anche per la promozione all’estero

Uno dei punti cardine del “dl sviluppo” è il “Fondo per la crescita sostenibile”, che deriva dal riordino del fondo speciale rotativo sull’innovazione tecnologica (ex FIT). Il Fondo si pone come obiettivo prioritario il finanziamento di programmi ed interventi per la competitività e il sostegno dell’apparato produttivo sulla base di progetti di rilevante interesse nazionale, articolati su tre linee strategiche:

1. la promozione di progetti di ricerca, sviluppo e innovazione;

2. il rafforzamento della struttura produttiva, in particolare del Mezzogiorno, il riutilizzo di impianti produttivi e il rilancio di aree che versano in situazioni di crisi tramite la sottoscrizione di accordi di programma;

3. la promozione della presenza internazionale delle imprese e l’attrazione di investimenti dall’estero, anche in raccordo con le azioni che saranno attivate dall’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

Per ogni obbiettivo è istituita una sezione dedicata nell’ambito del Fondo. Per il perseguimento di queste finalità le priorità, le forme e le intensità massime di aiuto concedibili nell’ambito del Fondo sono individuate con decreti di natura non regolamentare del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica, da emanare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge (quindi dal 12 agosto 2012, cosa che è successa, ma il decreto è ancora impantanato). Con la stessa procedura possono essere aggiornati anche gli strumenti e le procedure adottati, sulla base dell’esperienza precedente. Le predette misure sono attivate con bandi o direttive del Ministro dello sviluppo economico, che individuano i termini, le modalità e le procedure per la concessione ed erogazione delle agevolazioni.

Per raccogliere le disponibilità necessarie per il Fondo, è stata prevista l’abrogazione di 43 norme di agevolazione alle imprese, gestite dal MiSE (fra cui la legge n. 488/1992, quelle relative alla programmazione negoziata ovvero i Contratti di Programma, i Contratti di Localizzazione e i Contratti d’area, e varie leggi sui contributi per i consorzi all’esportazione e su altre attività di promozione estera). Si andranno così a recuperare circa 650 milioni di euro nel 2012, più altri 200 milioni negli anni successivi, ai quali si aggiungono le risorse del “Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca (FRI)” istituito presso Cassa Depositi e Prestiti S.p.a., stimabili in circa 1,2 miliardi di euro.

Le somme potranno essere utilizzate per finanziamenti agevolati che prevedono rientri e, limitatamente agli interventi finanziati dall’UE e dalle Regioni, anche per altre forme di agevolazione, ad eccezione del credito di imposta. Si aboliscono gli interventi a fondo perduto.

Sostegno all’internazionalizzazione

Il dl sviluppo (art. 42) riordina e semplifica le procedure relative al Fondo per l’internazionalizzazione istituito dalla Legge 394/81 e gestito da SIMEST, istituendo inoltre una riserva pari al 70% delle risorse per le PMI. In particolare, esso stabilisce che i termini, le modalità e le condizioni degli interventi, le attività e gli obblighi del gestore, le funzioni di controllo nonché la composizione e i compiti del Comitato per l’amministrazione di tale Fondo sono determinati con decreto di natura non regolamentare del Ministro dello sviluppo economico.

Il Fondo rotativo ex articolo 2 della legge 29 luglio 1981, n. 394 (erogazione di finanziamenti a tasso agevolato) finanzia i seguenti interventi:

1. i finanziamenti alle PMI esportatrici per il miglioramento e la salvaguardia della loro solidità patrimoniale al fine di accrescerne la competitività sui mercati esteri. Questa agevolazione è tuttavia stata sospesa alla fine del 2011 per mancanza di fondi, con la Circ. SIMEST n. 3/2011;

2. i finanziamenti per l’inserimento sui mercati esteri (extra UE) per la diffusione di prodotti e servizi (che sostituiscono i finanziamenti per la penetrazione commerciale all’estero in base alla famosa legge 394/81, ora abrogata);

3. i finanziamenti per studi di prefattibilità e fattibilità e programmi di assistenza tecnica collegati a investimenti italiani all’estero;

4. i contributi agli interessi agli operatori italiani a fronte di operazioni di finanziamento della loro quota, o di parte di essa, di capitale di rischio nelle società o imprese all’estero partecipate dalla SIMEST S.p.a. e aventi sede in Paesi non facenti parte dell’Unione europea (art. 4 della legge 100/90).

Tutela del Made in Italy: le sanzioni affidate alle Camere di commercio

E’ stato affidato al sistema delle Camere di commercio il potere sanzionatorio in caso di violazione delle disposizioni previste in materia di Made in Italy che impone ai soggetti titolari o licenziatari di marchi di accompagnare i prodotti o le merci o con indicazioni precise ed evidenti sull’origine o provenienza estera, o comunque sufficienti ad evitare qualsiasi fraintendimento del consumatore sull’effettiva origine del prodotto.

L’obiettivo è quello di rafforzare l’azione di contrasto a quelle condotte illecite di uso del marchio con modalità tali da indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana, in coerenza con la normativa europea sull’origine.

Cassa depositi e prestiti acquista SACE, SIMEST e Fintecna

Con la conversione in legge del decreto sulla “spending review” (legge 135 del 7 agosto 2012) il Governo ha aggiunto un altro tassello alla sua opera di razionalizzazione della struttura delle partecipazioni pubbliche.

Infatti, in sede di conversione del decreto è stato aggiunto un titolo, che contiene alcuni articoli fra cui il 23 bis, che tratta di “dismissione e razionalizzazione di partecipazioni azionarie dello Stato”.

A questo scopo, è stato attribuito alla Cassa Depositi e Prestiti Spa (Cdp) il diritto di opzione per l’acquisto delle partecipazioni azionarie detenute dallo Stato in Fintecna S.p.A., SACE S.p.A. e SIMEST S.p.A.. I diritti di opzione possono essere esercitati anche disgiuntamente entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge (avvenuta il 15 agosto, giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale). Entro dieci giorni dall’ esercizio dell’opzione, Cdp provvede al pagamento al Ministero dell’economia e delle finanze del corrispettivo provvisorio, pari al 60 per cento del valore del patrimonio netto contabile come risultante dal bilancio consolidato ove redatto, al 31 dicembre 2011 di ciascuna società per la quale ha esercitato l’opzione. Il valore definitivo di trasferimento, ritenuto congruo da Cdp, è determinato con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro sessanta giorni dalla data di esercizio dell’opzione. Questa è avvenuta il 27 settembre 2012, dando luogo ad un pagamento provvisorio di un corrispettivo pari a € 3,8 miliardi.

Con questa manovra il MEF ritiene di poter portare cassa nel bilancio dello Stato per circa 10 miliardi, da destinare per l’ammortamento dei titoli di Stato o per il pagamento dei debiti dello Stato. Non cambierà invece la natura dell’attività delle tre società. Fintecna, SACE e SIMEST continueranno a svolgere le attività loro già affidate sulla base di provvedimenti normativi e regolamentari attualmente in vigore. La SIMEST S.p.A., nella gestione degli interventi di sostegno finanziario all’internazionalizzazione del sistema produttivo, continua ad osservare le convenzioni con il Ministero dello sviluppo economico già sottoscritte o che verranno sottoscritte in base alla normativa di riferimento.

Dunque, questa manovra riguarda la possibilità di utilizzare una parte dell’abbondante free capital di Cdp per produrre cassa per lo Stato e diminuirne il debito. Teniamo presente che le 3 società che saranno acquisite da Cdp sono tre “mucche da mungere” e non certo tre scatole vuote o in perdita. Fintecna ha un patrimonio netto di € 2,3 miliardi, ma con il pacchetto di Fincantieri e gli immobili pubblici potrebbe avere notevoli plusvalenze. SACE dal 2004 (quando fu trasformata in Spa) ad oggi ha prodotto 3,4 miliardi di utili netti e ne ha distribuiti 2,3 al MEF come dividendo, cui si aggiunge, nel 2007, il dividendo straordinario di € 3,5 miliardi (in seguito al pagamento anticipato dei debiti riscadenziati da parte della Russia); ha un patrimonio netto di tutto rispetto (€ 6,2 mld più altri 2,3 mld di riserve tecniche) e buone prospettive di crescita ulteriore. SIMEST è la più piccola, ma anch’essa produce da anni un, seppur modesto, utile. Dall’altro lato, un ulteriore obiettivo di questa norma è quello di valorizzare il ruolo della Cdp come moderno centro di riferimento delle partecipazioni statali, intese non come gestione di imprese in sofferenza ma di società di servizio pubblico efficienti e ben gestite.

Dal punto di vista del sistema di sostegno all’internazionalizzazione, la legge 135/2012 non modifica molto, salvo il fatto che SACE e SIMEST non riferiscono più direttamente al ministro dell’economia, ma solo indirettamente, attraverso la corporate governance della Cdp.

La confluenza di SACE e SIMEST nella Cdp apre comunque opportunità e sinergie che potrebbero rivelarsi molto interessanti, come vedremo nel terzo articolo di questa serie.

Diminuiscono gli incentivi per il forfaiting

Sul piano degli incentivi, va detto che l’inizio del 2012 era stato molto poco felice per gli esportatori, in particolare per quelli di macchinari, impianti e lavori. Infatti la procedura al riguardo dei contributi sugli export credit è stata modificata con la circolare SIMEST n. 2/2012 del 17.01.2012, che ha apportato modifiche sostanziali soprattutto ai criteri di agevolazione delle esportazioni finanziate con smobilizzi pro-soluto a tasso fisso (operazioni di forfaiting).

Per le operazioni accolte successivamente al 17/01/2012 infatti, il margine congruo sul costo della raccolta è stato fissato, senza distinzione di rischio paese, secondo i seguenti criteri:

· 1,125 % per operazioni sotto i 3 milioni di Euro

· 1 % per operazioni sopra i 3 milioni di Euro.

E’ consentito all’esportatore porre a carico del debitore una quota del margine richiesto dalla banca scontante eccedente quanto riconosciuto da SIMEST, mantenendo comunque il CIRR come tasso minimo agevolabile.

Di fatto il contributo SIMEST d’ora in poi coprirà solamente possibili incrementi dei tassi interbancari che possono avvenire dal momento della stipula del contratto al momento dello sconto.

Non è pertanto tenuta in conto la diversa rischiosità delle operazioni e il conseguente costo delle stesse. E’ evidente che il costo degli smobilizzi di crediti export con operazioni di forfaiting è da quella data sensibilmente aumentato. Raccomandiamo pertanto agli esportatori di chiedere in anticipo a forfaiters e banche scontanti un preventivo dei costi che rimangono a carico del venditore per finalizzare un’operazione di forfaiting.

Commenta