Il Senato ha dato il via libera definitivo alla riforma della Corte dei Conti. Il disegno di legge, a prima firma di Tommaso Foti (FdI), ha ottenuto 93 voti favorevoli, 51 contrari e 5 astenuti, confermando senza modifiche il testo approvato dalla Camera. Tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni e la pregiudiziale di costituzionalità sono stati respinti. Una volta pubblicata in Gazzetta Ufficiale, la riforma entrerà ufficialmente in vigore.
Il Governo presenta la misura come uno strumento per sbloccare l’azione della pubblica amministrazione, mentre opposizioni e magistrati contabili denunciano un indebolimento dei controlli sul denaro pubblico. Ecco cosa cambia, con vantaggi dichiarati e criticità.
Responsabilità erariale e scudo strutturale: cosa cambia
Il cuore della riforma riguarda la responsabilità per danno erariale. Lo scudo erariale, introdotto durante la pandemia nel 2020 e prorogato fino al 2025, diventa strutturale. Nei casi di danno senza dolo o arricchimento illecito, la Corte dei Conti potrà condannare il responsabile a un risarcimento massimo pari al 30% del danno accertato, entro due annualità di stipendio lordo. Comportamenti dolosi o caratterizzati da colpa grave restano integralmente puniti.
La colpa grave si configura solo in presenza di violazione manifesta delle norme, travisamento dei fatti o affermazioni incontestabilmente errate; non rientrano più gli atti compiuti con grave negligenza. Nei casi più gravi, il giudice contabile può sospendere dalla gestione di risorse pubbliche per sei mesi fino a tre anni, e chi assume incarichi con gestione di fondi pubblici dovrà stipulare un’apposita assicurazione. Per sindaci e assessori, la responsabilità è limitata dalla presunzione di buona fede, salvo prova contraria.
Le nuove regole si applicano anche ai procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore della legge, non ancora definiti con sentenza passata in giudicato. Sono previste sanzioni pecuniarie per ritardi superiori al 10% rispetto ai tempi stabiliti per i procedimenti legati al Pnrr-Pnc. Il Governo sostiene che questo sistema permetterà un recupero dei danni più efficace rispetto all’attuale, fermo intorno al 10%.
Controlli preventivi e silenzio-assenso: il controllo “a chiamata”
La riforma modifica anche i controlli preventivi sugli atti della pubblica amministrazione. Gli amministratori potranno scegliere se richiedere un parere alla sezione di controllo, sottoporre l’atto a controllo preventivo o procedere direttamente all’adozione dell’atto. La Corte dei Conti avrà 30 giorni per esprimersi, prorogabili fino a 90 giorni per atti Pnrr o sopra soglia Ue; decorso il termine senza risposta scatta il silenzio-assenso e l’atto si considera legittimo, esonerando l’amministratore da responsabilità.
Inoltre, le amministrazioni potranno chiedere pareri su questioni giuridiche legate al Pnrr di importo superiore a un milione di euro: una volta ricevuto il parere, la colpa grave non potrà più essere contestata. Questa misura, pensata per ridurre la “paura della firma”, secondo i magistrati contabili rischia però di aumentare il carico di lavoro della Corte.
Riorganizzazione della Corte dei Conti e decreti delegati
La seconda parte della riforma sarà attuata tramite decreti legislativi entro 12 mesi, sulla base della delega del Parlamento. È previsto l’accorpamento delle sezioni centrali e regionali e una ridefinizione delle funzioni dei magistrati, che dovranno occuparsi di controllo, giurisdizione e attività consultive. È prevista la separazione tra magistrati requirenti e giudicanti e il rafforzamento dei poteri del procuratore generale, anche verso i procuratori regionali. L’obiettivo è aumentare l’efficienza della Corte e chiarire la disciplina dei rimborsi delle spese legali nei giudizi di responsabilità amministrativa.
La linea della maggioranza: superare la “paura della firma”
Per il Governo e la maggioranza, la riforma serve a sbloccare l’azione amministrativa. Pierantonio Zanettin (FI) ha spiegato che la Corte dei Conti, nella sua configurazione attuale, è percepita come un freno allo sviluppo. Tommaso Foti parla di una svolta politica per accelerare e rendere più sicuri i processi decisionali. Il sottosegretario Alfredo Mantovanoha respinto le accuse di provvedimento punitivo verso i magistrati contabili dopo le vicende del Ponte sullo Stretto, ricordando che l’iter dura da circa due anni e che non esiste alcuna copertura per frodi o reati dolosi.
Le critiche di opposizioni e magistrati contabili
Le opposizioni e l’Associazione Magistrati della Corte dei Conti hanno reagito duramente. Pd, M5S e Avs considerano la riforma un indebolimento dei controlli sulla spesa pubblica, con eccessiva protezione per amministratori e politici. Giuseppe Conte l’ha definita un passo verso una “Repubblica dell’impunità”, mentre Francesco Boccia parla di possibili salvacondotti preventivi. I magistrati contabili denunciano una “pagina buia per i cittadini”, sottolineando che il tetto ai risarcimenti potrebbe ridurre il recupero dei danni erariali, spostando parte del costo sulle finanze pubbliche.
La riforma della Corte dei Conti segna un cambiamento significativo nel rapporto tra controlli e decisioni amministrative. Per il Governo è una risposta a burocrazia e ritardi, per i critici un arretramento nella tutela delle risorse pubbliche. Sarà l’applicazione concreta delle nuove norme a determinare se l’equilibrio tra efficienza e legalità reggerà alla prova dei fatti.