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Coronavirus: le 10 fake news smentite dal ministero della Salute

Dalle zampe dei cani agli alimenti, passando per acqua, mascherine, bagni caldi e farmaci – Il ministero della Salute interviene per smentire le principali fake news sul coronavirus

Coronavirus: le 10 fake news smentite dal ministero della Salute

Mentre i contagi da coronavirus cominciano finalmente a rallentare, seguendo una direzione ostinata e contraria accelera inesorabilmente il numero di fake news diffuse sui social network e sulle principali app di messaggistica. Bufale che in alcuni casi sono state addirittura riprese e veicolate da programmi televisivi che hanno conferito autorevolezza a ciò che invece andrebbe seccamente smentito per non spingere i cittadini – già fortemente provati dalla pandemia e dagli effetti delle restrizioni – a incorrere in errori che potrebbero mettere a rischio la loro salute. 

Ce n’è per tutti i gusti: dalle fake news sul modo di prevenire il coronavirus a quelle riguardanti le modalità di trasmissione, la fantasia dei creatori di bufale non ha limiti. 

Su FIRSTonline avevamo già parlato di alcune delle falsità in circolazione. Allo scopo di arginare il fenomeno è stato costretto ad intervenire addirittura il ministero della Salute (che in questo momento avrebbe cose molto più serie di cui occuparsi). Con un messaggio diffuso il 2 aprile, il ministero ha infatti smentito categoricamente le 10 fake news sul coronavirus più “in voga” del momento. Si va dai contagi avvenuti bevendo l’acqua del rubinetto alla necessità di disinfettare con la candeggina le zampe dei cani, passando per l’inutilità del bagno caldo come meccanismo di prevenzione del virus al clima secco che protegge dal pericolo di contagio. 

Vediamo, una per una le spiegazioni fornite dal ministero della Salute su alcune delle fake news più diffuse.

CI SI INFETTA BEVENDO L’ACQUA DEL RUBINETTO: FAKE NEWS

Oltre a lievito, farina e carta igienica, tra i principali prodotti acquistati nelle ultime settimane nei supermercati figurano anche le casse d’acqua. Molti hanno sempre bevuto acqua in bottiglia, altri – e non pochi – hanno invece cominciato a farlo da quando in Italia si è diffuso il coronavirus. Perché? Perché secondo alcuni esperti (di cosa?) senza nome citati in post su Facebook o in autorevoli messaggi su WhatsApp, bevendo l’acqua dal rubinetto si rischia di essere infettati. La lieta novella è che non c’è alcun rischio. A smentire questa ipotesi erano già intervenuti gli esperti, quelli veri, dell’Istituto Superiore di Sanità. Nel caso in cui il parere dell’ISS non fosse sufficiente, il ministero della Salute ha ribadito:

“Bere l’acqua del rubinetto è sicuro. Le pratiche di depurazione cui è sottoposta l’acqua del rubinetto sono efficaci nell’abbattimento dei virus, insieme a condizioni ambientali che compromettono la vitalità dei virus (temperatura, luce solare, livelli di pH elevati) e alla fase finale di disinfezione”.

Fonte: ministero della Salute

IL CORONAVIRUS NEGLI ALIMENTI: FAKE NEWS

Virologi, epidemiologi, infettivologi da settimane affermano che il virus non è contenuto negli alimenti. Lo conferma anche L’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) secondo cui “non ci sono prove che il cibo sia fonte o veicolo di trasmissione probabile del virus”. Il ministero della Salute spiega: 

“Normalmente le malattie respiratorie non si trasmettono con gli alimenti, che comunque devono essere manipolati rispettando le buone pratiche igieniche ed evitando il contatto tra alimenti crudi e cotti.”

Fonte: ministero della Salute

GLI ESSICCATORI PER MANI AD ARIA CALDA

Parliamo, per intenderci, di prodotti come gli asciugamani elettrici a getto d’aria che troviamo spesso in bar e ristoranti. Secondo il ministero guidato da Roberto Speranza:

“Non ci sono evidenze scientifiche che gli essiccatori per mani ad aria calda siano in grado di uccidere il nuovo coronavirus. Per proteggersi dall’infezione il metodo più sicuro è quello di lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con una soluzione a base di alcol. Dopo aver pulito le mani bisogna asciugarle accuratamente”.

Fonte: ministero della Salute

LE DUE FAKE NEWS PIÙ DIFFUSE SULLE MASCHERINE

4. Le mascherine fatte in casa proteggono dal nuovo coronavirus

“L’uso di maschere fatte in casa o di stoffa (ad esempio sciarpe, bandane, maschere di garza o di cotone) non è consigliato: non sono dispositivi di protezione (DPI) e quindi non hanno i requisiti richiesti ai DPI e la loro capacità protettiva non è nota”.

5. Se mi metto due o tre mascherine una sull’altra sono più protetto dal nuovo coronavirus

“Indossare più mascherine sovrapposte non è utile. Le mascherine aiutano a limitare la diffusione del virus ma il loro utilizzo deve essere adottato in aggiunta ad altre misure di igiene respiratoria e delle mani. Inoltre l’uso razionale delle mascherine è importante per evitare inutili sprechi di risorse preziose”.

Fonte: ministero della Salute

I FUMATORI NON RISCHIANO DI PIÙ: FAKE NEWS

Ci sono due motivi per cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità considera i fumatori soggetti a rischio, il ministero li spiega entrambi:

“Secondo L’OMS è probabile che i fumatori siano più vulnerabili al virus SARS-CoV-2 in quanto l’atto del fumo fa sì che le dita (ed eventualmente le sigarette contaminate) siano a contatto con le labbra, il che aumenta la possibilità di trasmissione del virus dalla mano alla bocca. I fumatori, inoltre, possono anche avere già una malattia polmonare sottostante o una ridotta capacità polmonare che aumenterebbe notevolmente il rischio di sviluppare forme di malattia gravi, come la polmonite”.

Fonte: ministero della Salute

LE ZAMPE DEI CANI DA PULIRE CON LA CANDEGGINA

Lo scorso 26 marzo, intervendo in streaming durante il programma di Barbara D’Urso, Pomeriggio 5, un veterinario ha affermato che dopo la solita passeggiata le zampe dei cani dovrebbero essere deterse con “disinfettanti molto diluiti a base di clorexidina o banalmente con della candeggina ma molto diluita e tamponare poi le zampe”. Un’affermazione che ha causato una vera e propria sollevazione popolare, spingendo molti veterinari a smentire categoricamente quanto detto dal collega. Anche il ministero della Salute è dello stesso avviso: 

“Non ci sono attualmente evidenze che i cani e gli animali d’affezione in generale possano trasmettere il coronavirus. La candeggina non va assolutamente usata per disinfettare le zampe dei cani al rientro da una passeggiata, nemmeno se molto diluita in acqua. Quando si rientra in casa è opportuno provvedere alla sua igiene pulendo prima le zampe con prodotti senza aggiunta di profumo (es. acqua e sapone neutro) e poi asciugandole bene. Non vanno usati prodotti aggressivi né quelli a base alcolica perché possono indurre fenomeni irritativi, causando prurito. Il mantello va, invece, spazzolato e poi passato con un panno umido”.

Fonte: ministero della Salute

BAGNI CALDI E CLIMA SECCO

Purtroppo non basta un bagno caldo per prevenire il coronavirus, anzi in alcuni casi può essere dannoso per la pelle. Così come non c’è niente che indichi scientificamente che il coronavirus si diffonda di più in alcune zone e in altre meno per motivi “climatici”.

8. Fare un bagno caldo previene il COVID-19

Fare il bagno caldo non previene lo sviluppo di COVID-19. La normale temperatura corporea rimane tra 36,5° e 37° C, indipendentemente dalla temperatura del bagno o della doccia che facciamo. Fare un bagno con acqua estremamente calda può essere dannoso e provocare bruciature alla pelle. Il modo migliore per proteggersi da COVID-19 è lavarsi frequentemente le mani con acqua e sapone o con soluzione a base di alcol. In questo modo si eliminano i virus eventualmente presenti sulle mani e non si corre il rischio di infezioni che potrebbero verificarsi toccando naso, bocca e occhi.

9. Chi abita in zone con clima caldo umido è più a rischio di infezione da nuovo coronavirus

Le evidenze attuali indicano che il nuovo coronavirus può essere trasmesso in tutte le aree, comprese quelle con clima caldo e umido.

Fonte: ministero della Salute

MEDICINALI E PREVENZIONE

Non prendere mai farmaci a caso. Si rischia di creare problemi seri alla salute senza prevenire assultamente niente. Nel caso in cui ci siano stati contatti con soggetti positivi al covid-19 non c’è alcun medicinale che possa prevenire il contagio. 

Non esiste ancora nessuna terapia utilizzabile in via preventiva. L’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ha autorizzato diversi studi per la sperimentazione di medicinali per il trattamento di Covid-19 e l’Agenzia europea del Farmaco (EMA) ha comunicato che attualmente ci sono 40 medicinali e 12 vaccini in via di sviluppo e che su due vaccini sono stati avviati studi clinici di Fase I.

Sono ancora tutti studi sperimentali e nessun farmaco ha ancora dimostrato la sua efficacia nel trattamento di COVID-19.

Fonte: ministero della Salute

3 thoughts on “Coronavirus: le 10 fake news smentite dal ministero della Salute

    1. Grazie, Cristoforo, per la sua cortese attenzione. Non è mia prerogativa smascherare i millantatori di titoli, non ho né le competenze né gli strumenti per farlo. Tuttavia, e tanto mi basta, ho la capacità di identificare le sciocchezze prive di fondamento scientifico.

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  1. Se divergenze tra chimici e scienziati ottusi esistevano già ai tempi di Pasteur, non comprendo come sia possibile, con una laurea in tasca, non capire che è proprio un’elevata umidità relativa dell’aria che favorisce il contagio del virus Sars_CoV2, mentre il caldo ha un’influenza indiretta poiché aumentando la temperatura, a parità di umidità assoluta, diminuisce l’umidità relativa. L’effetto è analogo a quello del sudore: se l’umidità ambientale è alta, il sudore non riesce ad evaporare. Il nostro virus è circondato da uno strato di acqua che conferisce stabilità dimensionale e integrità alla membrana lipidica che lo riveste e che se quindi evapora velocemente ( cosa che avviene quando l’umidità relativa dell’aria è bassa) disattiva il virus o comunque abbassa la carica virale. Ma come possono comprendere ciò tizi che sostengono che un’alta umidità fa ingrossare le goccioline facendole precipitare per gravità, ignorando che un tale fenomeno di condensazione dell’acqua richiederebbe il simultaneo abbassamento della temperatura di almeno 10 °C? Purtroppo ai tempi del prof. Tarro esisteva evidentemente la meritocrazia. Oggi di meritocrazia ci si riempie solo la bocca, ma dai fatti bisogna forse dedurre che fa carriera chi si sa vendere e che si tolgono invece strumenti di lavoro e finanziamenti ai ricercatori seri?

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