A pochi giorni dalla sigla del contratto degli enti locali, arriva anche quella del contratto scuola, che riguarda 1 milione e 286mila dipendenti, di cui 850mila insegnanti. A firmare sono stati Cisl, Uil, Snals, Gilda e Anief, mentre come accaduto pochi giorni fa, la Flc Cgil ha detto no.
Il contratto prevede aumenti medi a regime di 150 euro lordi mensili per 13 mensilità, con picchi di 185 euro medi al mese per i docenti, in base all’anzianità di servizio, e di 240 euro lordi per ricercatori e tecnologi. Non solo, la firma consentirà il pagamento di arretrati che per gli insegnanti possono raggiungere circa 2mila euro.
La richiesta dei firmatari è che si avviino subito le trattative per il rinnovo del contratto 2025-2027, nell’ambito del quale si ipotizzano già incrementi di 135 euro medi al mese per 13 mensilità: 142 euro al mese per i docenti e 104 per il personale Ata.
“È un risultato storico – commenta il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara – Gli stipendi erano fermi da molti anni, dal 2009 al 2018, sotto diversi governi. Oggi diamo rispetto e dignità a chi lavora per l’istruzione dei nostri giovani. Con il 2025-2027, quando sarà firmato anche questo contratto, arriveremo, compresi i relativi arretrati, a un totale di 416 euro lordi mensili in più per gli insegnanti e 303 euro in più per il personale Ata”.
Più cauti invece i sindacati, che pur parlando di “passo concreto”, ammettono che “per il triennio 2022-2024 ‘inflazione è andata ben oltre il 16% mentre le risorse previste per gli incrementi stipendiali sono pari al 6%. Questo penalizza doppiamente il mondo della scuola. Abbiamo sottoscritto il contratto, consapevoli che le risorse stanziate siano esigue rispetto all’inflazione del triennio”, ha detto il coordinatore della Gilda Vito Castellana.
Contratto scuola: ecco come funzionano gli aumenti
In base a quanto previsto, gli aumenti saranno collegati al grado di scuola nella quale si insegna e all’anzianità di servizio. Secondo i calcoli del Messaggero, un insegnante della scuola dell’infanzia e di quella elementare, con un’anzianità di servizio dai 15 ai 20 anni, riceverà un incremento di 132 euro al mese, che diventeranno 142 con un’anzianità compresa tra i 21 e i 27 anni e 159 con oltre 35 anni di servizio.
Chi invece insegna alla scuola media avrà 145 euro in più al mese con un’anzianità di servizio tra i 15 e i 20 anni, 156 euro tra i 21 e i 27 anni, 177 euro con oltre 35 anni di anzianità.
Infine i docenti laureati di scuola superiore che, con un’anzianità di servizio tra 15 e 20 anni riceveranno poco meno di 150 euro al mese in più, mentre “con 21-27 anni di servizio si arriverà a circa 165 euro. Per gli insegnanti con oltre 35 anni di anzianità, l’aumento lordo mensile sarà di 185,31 euro”, scrive ancora il Messaggero.
Aumenti anche all’Università e per gli enti di ricerca
All’Università gli aumenti medi mensili andranno invece da 137 a 215 euro, in base alla qualifica ricoperta. Infine chi lavora in un ente di ricerca potrà contare su un’incremento compreso tra i 175 e i 240 euro al mese.
Contratto scuola: gli arretrati
Il contratto prevede anche il pagamento degli arretrati: un’una tantum di 1.948 euro per i docenti e 1.427 per il personale Ata. Insieme agli arretrati del prossimo contratto 2025-2027 – spiegano dal ministero – la cifra totale arriverà a circa 2.500 euro per i docenti e 1.830 per il personale Ata.
Il No della Cgil
“Per la Flc Cgil non sussistono le condizioni per la sottoscrizione dell’ipotesi di Ccnl Istruzione e Ricerca 2022-24. Gli incrementi stipendiali previsti e, per oltre il 60% già erogati in busta paga sotto forma di indennità di vacanza contrattuale, coprono neanche un terzo dell’inflazione del triennio di riferimento e sanciscono la riduzione programmata dei salari del Comparto”, spiega in una nota il sindacato.
“È necessario fermare la deriva di una politica che sottrae risorse alla Scuola, all’Università, alla Ricerca e all’Alta Formazione Artistica e Musicale e impoverisce chi vi lavora. Lotteremo in maniera ferma e costante per la salvaguardia dei salari e della dignità del lavoro prestato nell’ambito dei settori della conoscenza”, conclude.