Il condono edilizio 2003 torna al centro del dibattito politico con la Manovra 2026 del governo Meloni, travolta dagli oltre 5.700 emendamenti presentati in commissione Bilancio al Senato, di cui circa 1.700 avanzati dalla maggioranza. Le proposte di modifica coprono un ampio spettro: dalla tassazione alla sicurezza, dal lavoro alle pensioni, fino al sostegno alle famiglie.
Tra i testi più dibattuti c’è la riapertura del condono edilizio del 2003, ma anche – fino a poche ore fa – l’emendamento che puntava a introdurre nuove regole sugli scioperi nel trasporto pubblico. Quest’ultimo, però, è stato ritirato dal senatore di Fratelli d’Italia Matteo Gelmetti dopo le immediate proteste dei sindacati.
Riaperura condono edilizio 2003: FdI vuole sanare gli immobili esclusi
Al centro delle tensioni c’è l’emendamento di Fratelli d’Italia, firmato dai senatori Matteo Gelmetti e Domenico Matera, che propone di riaprire i termini della sanatoria voluta da Silvio Berlusconi. La norma mira a regolarizzare gli immobili rimasti esclusi dal provvedimento originario, escludendo quelli costruiti in zone vietate, sanando quella che FdI definisce “una grave discriminazione” nei confronti di migliaia di cittadini che avevano già versato l’oblazione ma erano stati penalizzati da vincoli amministrativi o procedure burocratiche complesse.
Come funziona il condono edilizio 2003: regole e esclusioni
Secondo la proposta, saranno sanabili le opere realizzate in assenza o in difformità dal titolo abilitativo edilizio, purché conformi alle norme urbanistiche e agli strumenti urbanistici approvati o adottati al 31 marzo 2003. Restano esclusi immobili soggetti a vincoli idrogeologici, ambientali, paesaggistici o inseriti in parchi e aree protette.
Per gli edifici in zona vincolata, era necessario il parere favorevole dell’autorità competente, e il condono era limitato a restauro, risanamento conservativo o manutenzione straordinaria senza aumento di superficie. Non sono sanabili immobili già oggetto di precedenti sanatorie, con gravi condanne penali o non adeguabili alle norme antisismiche.
Condono edilizio in Campania: focus sulle elezioni regionali 2025
Pur essendo teoricamente valido a livello nazionale, il condono riguarda soprattutto la Campania, regione chiamata al voto il 23 e 24 novembre, dove nel 2003 l’allora presidente regionale Antonio Bassolino dichiarò inattuabile la sanatoria, applicando vincoli più severi rispetto ad altre regioni.
Molte pratiche sono rimaste pendenti per anni, nonostante proroghe fino al 31 dicembre 2020, e ancora oggi persistono ritardi soprattutto nelle zone a rischio vulcanico o per immobili che necessitano del permesso di costruire in sanatoria. L’emendamento esclude le cosiddette zone rosse e le aree non sanabili.
Reazioni politiche sul condono edilizio: equità sociale o voto di scambio?
L’emendamento ha scatenato un acceso dibattito. L’opposizione denuncia il rischio di voto di scambio, accusando FdI di voler ottenere consenso in vista delle elezioni regionali di fine novembre. Matteo Renzi, Francesco Boccia e Roberto Fico hanno definito il provvedimento più una promessa elettorale che una soluzione reale per l’emergenza abitativa, mentre il M5S lo ha bollato come un’iniziativa “scollata dalla realtà”. Dal centrodestra, Edmondo Cirielli, candidato governatore in Campania, difende la misura come atto di equità sociale e sottolinea che spetterà alle Regioni definire quali immobili potranno essere sanati. Il vicepremier Antonio Tajani ha precisato che non si tratta di un nuovo condono, ma di una riapertura dei termini di una vecchia normativa pensata per correggere errori del passato.
Scioperi, Gelmetti: “Norma ritirata ma servono nuove regole”
La proposta prevedeva l’obbligo per i lavoratori di comunicare per iscritto e in modo irrevocabile l’adesione allo sciopero almeno sette giorni prima.
Gelmetti ha spiegato che, pur ritenendo urgente intervenire sulle “storture” dell’attuale normativa sugli scioperi, la legge di Bilancio non offre le condizioni per un confronto adeguato, motivo per cui presenterà un disegno di legge più articolato in un secondo momento. Secondo il senatore, oggi “basta l’annuncio di uno sciopero, anche da una sigla minore, per costringere le aziende a tagliare il servizio del 50%, indipendentemente dal reale livello di adesione”, con ripercussioni pesanti sugli utenti. Un meccanismo che, a suo giudizio, genera “dumping degli scioperi” e ricade sui cittadini, poiché il trasporto pubblico è finanziato dallo Stato. Per questo, conclude, servono regole aggiornate che bilancino il diritto allo sciopero con un servizio proporzionato alla reale partecipazione.
Altri emendamenti della Manovra 2026: tasse, bonus e sicurezza
Non mancano misure mirate a regolare il mercato: FdI propone che le aziende extra-Ue come Shein e Temu dimostrino la conformità alle norme europee su sicurezza, tutela ambientale e diritti dei lavoratori, mentre viene introdotta una tassa di 2 euro sui piccoli pacchi provenienti da Paesi extra-Ue con valore dichiarato fino a 150 euro, per contrastare la concorrenza sleale e tutelare il mercato nazionale.
Tra i microemendamenti più curiosi spiccano anche quelli sui bonus: Forza Italia propone detrazioni al 36% per la manutenzione e il restauro di tombe, cappelle e sepolcri, mentre per favorire la natalità e il lavoro femminile viene previsto un esonero contributivo per lavoratrici madri con reddito annuo fino a 40mila euro.
Sul fronte previdenziale, si prevede l’istituzione di un fondo di previdenza complementare per i nuovi nati, pensato per incentivare le pensioni integrative e sostenere le famiglie nel lungo periodo.
Banche, sicurezza e nuove assunzioni
La Lega propone di aumentare l’Irap dal 2% al 4% per banche e assicurazioni, con l’obiettivo di destinare oltre 1,1 miliardi annui al comparto sicurezza, mentre il governo pianifica l’assunzione straordinaria di 3.125 unità nelle Forze di polizia e 3.887 nei vigili del fuoco.
Anche il settore degli affitti è al centro degli emendamenti: viene chiesto di fermare l’aumento della tassa al 26% sugli affitti brevi e di introdurre una cedolare secca agevolata al 15% per gli affitti lunghi, mentre le spese per i libri scolastici delle scuole superiori potrebbero diventare detraibili al 22%, con un impegno di 67 milioni annui a partire dal 2026.
Ultimo aggiornamento domenica 16 novembre 2025 ore 14:09