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Cloudflare down: nuovo blackout globale manda offline siti web e servizi nel mondo

Nuovo blackout di Cloudflare: dalle 9 molte piattaforme risultano irraggiungibili in tutto il mondo. L’hashtag “Cloudflare down” torna in tendenza a poche settimane dal maxi blocco di novembre, ma il problema è stato risolto questa volta in breve tempo e i siti sono tornati operativi

Cloudflare down: nuovo blackout globale manda offline siti web e servizi nel mondo

Un altro crollo di Cloudflare manda di nuovo offline parte del web mondiale. A partire dalle 9.00 di questa mattina, numerosi siti e servizi risultano irraggiungibili da milioni di utenti: il hashtag “Cloudflare down” è immediatamente balzato ai primi posti delle tendenze globali, testimoniando la portata del disservizio.

Il blackout, però, è stato risolto in tempi rapidi: dopo circa mezz’ora di rallentamenti e pagine di errore, i siti coinvolti hanno iniziato a tornare online e la situazione appare ora sostanzialmente rientrata, sebbene proseguano le verifiche sugli effetti del guasto.

Il nuovo blackout arriva appena tre settimane dopo il blocco del 18 novembre, quando un errore nei sistemi di filtraggio dei bot della piattaforma aveva paralizzato per ore X, OpenAI, Spotify, Canva, League of Legends e centinaia di altre realtà digitali. Un déjà-vu che solleva interrogativi sempre più urgenti sulla fragilità strutturale della rete.

Un déjà-vu: Internet si ferma ancora

Come accaduto a novembre, anche oggi il malfunzionamento si è propagato in pochi minuti lungo l’intera infrastruttura globale gestita da Cloudflare, il colosso dei sistemi Dns, dei servizi CDN e dei filtri anti-attacco oggi fondamentali per la protezione dei siti web.

Intorno alle 9, i primi utenti hanno iniziato a segnalare errori di connessione e time-out. Tra i siti attualmente irraggiungibili compaiono piattaforme molto note, da MediaWorld, Borsa Italiana, a LinkedIn fino allo stesso DownDetector, ironicamente impossibilitato nel monitorare l’ondata di segnalazioni.

Cloudflare, dal canto suo, indica un errore alla Dashboard e alle API, un problema che però, almeno sulla carta, non dovrebbe impedire la normale navigazione. Il fatto che molti siti risultino comunque non accessibili suggerisce che il guasto interessi livelli più profondi dell’infrastruttura.

Perché basta un problema di Cloudflare per spegnere mezza Internet

Il down odierno riporta al centro del dibattito un tema già emerso con forza dopo il blackout del 18 novembre: la dipendenza globale da poche piattaforme critiche.

Cloudflare, nata sedici anni fa, è diventata uno dei principali pilastri della rete moderna. Con i suoi sistemi di caching, protezione dagli attacchi DDoS e filtraggio del traffico bot, funge da enorme “porta d’ingresso” per oltre il 15% dei siti mondiali. Se questa porta si blocca, tutto ciò che si trova a valle smette di funzionare. Nei down precedenti – luglio 2019, giugno 2022 e appunto novembre 2025 – si era già vista l’estrema vulnerabilità della rete. Ma oggi la posta in gioco è ancora più alta:

  • i bot basati su Intelligenza Artificiale generano volumi di traffico senza precedenti;
  • i cyberattacchi crescono in complessità;
  • la maggior parte dei siti non potrebbe più fare a meno di filtri e CDN esterni.

Cloudflare, in altri termini, è diventata un’infrastruttura troppo centrale per poterne fare a meno.

Nel down del 18 novembre un file di configurazione difettoso nei sistemi di Bot Management aveva mandato in tilt la rete globale. Per diverse ore rimasero offline piattaforme utilizzate da centinaia di milioni di persone, dai social ai sistemi di produttività, fino a moltissimi quotidiani online. Oggi, la replica del disservizio sembra confermare che la questione non sia episodica, ma sistemica. La buona notizia è che il ripristino questa volta è stato veloce. La meno buona è che episodi come questo dimostrano quanto sia fragile l’architettura digitale su cui si regge la nostra quotidianità.

Ultimo aggiornamento ore 10,37

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