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Cinema, “L’agente segreto”: un intenso viaggio nella memoria del Brasile sotto la dittatura

Kleber Mendonça Filho e Wagner Moura sono regista e interprete principale di questo racconto di ordinaria resistenza a Recife nel quale si sentono echi del recente passato. Tra realtà e fantasia, incubo e sogno.

Cinema, “L’agente segreto”: un intenso viaggio nella memoria del Brasile sotto la dittatura

Per buona parte di questo pregevole film di Kleber Mendonça Filho, interpretato da Wagner Moura (Narcos, e accanto a Parker Posey nella serie Mr. and Mrs. Smith), la trama resta sotto traccia. Brasile 1977, si legge in sovrimpressione, mentre il film si apre con l’inquadratura di quelli che sembrano i piedi di un morto coperto da due cartoni tenuti fermi con delle pietre. Stacco sul primo piano di un piede che preme sul freno all’interno di una macchina. È un maggiolino giallo, che si ferma a una stazione di servizio. Arriva anche una vettura della polizia: gli agenti non sono interessati al cadavere ma all’uomo alla guida, che viene perquisito per un controllo, e poi lasciato andare in cambio di un pacchetto con qualche sigaretta e forse del denaro. Così l’uomo – Marcelo, sapremo presto (Moura, eccezionale) – prosegue il lungo viaggio verso nord: Recife, sapremo poi. 

Fin qui il prologo, cinematograficamente folgorante, dell’ultimo lavoro di un regista già giornalista, critico, produttore, documentarista e appassionato conoscitore di archivi.

Ne L’Agente segreto – che ha vinto la Palma d’oro a Cannes per la regia e il miglior attore, si è appena aggiudicato due Golden Globe ed è candidato a quattro premi Oscar tra i quali miglior film e miglior attore protagonista – Mendonça Filho istruisce un racconto efficace dell’atmosfera di corruzione e di violenza degli anni nei quali in Brasile si era instaurata la dittatura, utilizzando e mettendo in scena gli strumenti della memoria. Foto, audiocassette, documenti, film coevi.

Per dirla col regista, i migliori documentari sono i film di finzione, capaci, con le loro storie, di rappresentare intere epoche. E allora: se i titoli di testa scorrono su una serie di fotografie in bianco e nero sulle note di If you leave me now (Chicago), la ragione per cui il film procede per capitoli non del tutto consequenziali è che viene raccontato attraverso le registrazioni delle voci dei protagonisti incise su audiocassette e raccolte da una donna, Elza, nome vero e professione chissà. Per non dimenticare una delle tante vicende di persecuzione durante il regime dei generali e scongiurarne gli echi avvertiti nel recente passato.

A poco meno di metà film viene svelato l’espediente narrativo: sono due studentesse dei nostri giorni che ascoltano i nastri, facendosi testimoni della storia e della memoria. Marcelo in realtà si chiama Armando, è un ricercatore universitario osteggiato da un imprenditore corrotto legato al regime. Torna a Recife per rivedere il figlioletto dopo la misteriosa e prematura morte della sua compagna e trova rifugio presso la casa di Dona Sebastiana, una resistente che accoglie rifugiati, in attesa di espatrio e di salvezza.

Il bambino vive con i genitori della mamma. Alexandre, il nonno, è una figura struggente, vero centro morale del film: lavoratore infaticabile, i valori portati avanti con semplicità e tenacia, è un incrollabile punto di riferimento per tutta la famiglia. Nella professione di Alexandre, poi – gestisce una sala cinematografica a Recife – si rintraccia il legame con il precedente lavoro di Mendonça Filho, Retratos fantasmas, un documentario in cui aveva mostrato passato e presente delle sale cinematografiche di Recife.

Un richiamo potente al cinema che il regista utilizza come strumento di analisi sociale – le scene in casa di Dona Sebastiana restituiscono l’atmosfera del Brasile avvinto ma resistente – ma anche come gioco di citazioni e modi di intessere altre storie. Nella sala di Alexandre è in programmazione Lo squalo di Spielberg che offre l’abbrivio per un inserto fantasioso nella trama: sulla spiaggia della città viene ritrovato uno squalo con una gamba mozzata trattenuta tra le fauci. La stessa gamba si renderà protagonista di un raid omofobo prendendo letteralmente a calciare i malcapitati frequentatori notturni di un parco cittadino.

È la quota surrealista – ma tratta da una leggenda metropolitana che girava a Recife negli anni settanta – di un film che procede per accostamenti di generi e piani temporali diversi. Non torna tutto, e la lunghezza non aiuta, ma la narrazione non convenzionale si rivela cinema puro, e Mendonça Filho sceglie i colori vivaci, il sole, il carnevale, per rappresentare la sua Recife, pur non tradendo l’urgenza del racconto. Inutile cercare l’agente segreto del titolo. Forse Elza, forse lui, o, più probabilmente, eponimo delle tante identità segrete che resistono alla dittatura. Il passato non ritorna, ma bisogna conoscerlo.

Al cinema

Titolo originale: O agente secreto, Produzione: Brasile, Francia, Olanda, Germania 2025, Regia: Kleber Mendonça Filho, Sceneggiatura: Kleber Mendonça Filho, Montaggio: Matheus Farias, Eduardo Serrano, Fotografia: Evgenia Alexandrova, Interpreti principali: Wagner Moura, Maria Fernanda Candido, Carlos Francisco, Tânia Maria, Alice Carvalho, Durata: 161’. Distribuzione: Filmclub Distribuzione by Minerva Pictures.

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