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Capital ratio e impieghi per rilanciare le imprese ucraine

Il rafforzamento del sistema bancario ucraino è una priorità per il rilancio di investimenti e consumi locali, ma non può prescindere da nuove strategie commerciali e regole del gioco in grado di disciplinare rischi di cambio ed energia.

Capital ratio e impieghi per rilanciare le imprese ucraine

Dai dati pubblicati nel focus di Intesa Sanpaolo, è possibile notare come il peso dell’attività delle banche ucraine rispetto al PIL, dopo essere salito rapidamente fra il 2005 e il 2008 dal 48% al 97,5%, è sceso all’86% nel 2011, mentre gli impieghi rappresentano circa il 58% del PIL e i depositi solo il 36%. Il sistema creditizio risulta essere relativamente frammentato: le sette maggiori banche coprono circa il 45% dell’attivo totale e molti istituti di credito di piccole dimensioni fanno parte di gruppi industriali che ne condizionano operatività, efficienza e crescita, con notevoli problemi di supervisione. Le banche sono concentrate nelle zone più sviluppate del Paese, soprattutto a Kiev, sede del 65% degli istituti di credito a fine 2011, con il 23% dislocato in altre quattro regioni. In ben 11 regioni, tuttavia, non hanno sede istituti di credito. Una maggiore omogeneità si riscontra fra le filiali, che a fine 2011 erano 455: il 10,3% è presente nella regione Donetsk e un altro 12,3% a Kiev. Le rimanenti filiali sono ripartite nel resto del Paese. E nonostante la Legge Bancaria, entrata in vigore nel 1991, la regolamentazione e la Vigilanza sono tuttora deboli, come evidenziato dalle agenzie di rating. Carente è in particolare la trasparenza sulla governance.

Il peso delle banche nell’economia ucraina è sensibilmente aumentato fino al 2008, con l’attivo totale che si è portato a circa il 98% del PIL, trainato dal consistente aumento del credito che superava il 72% del PIL. La crisi finanziaria ha comportato però un netto ridimensionamento, facendo scendere entrambi gli indicatori alla fine del 2011, rispettivamente, all’86% ed al 58%. Grazie all’efficace intervento delle autorità centrali, nel corso della crisi finanziaria non si è verificata la temuta fuga dei capitali. Il rapporto depositi/PIL si è ridotto in modo contenuto nel 2009, per poi risalire a 36% a fine 2011. In molti casi di fallimento o di amministrazione straordinaria, i capitali sono stati trasferiti agli istituti di credito di proprietà pubblica, anche a causa dell’insufficiente capienza del fondo di garanzia dei depositi, riuscendo a mantenere la fiducia dei depositanti. Il peso dei crediti sull’attivo totale è tornato ai livelli pre-crisi, poco sopra il 60% negli ultimi anni, ma la dispersione fra i singoli istituti è tuttavia molto elevata. Il protrarsi delle difficoltà economiche nel Paese, con la crescita del PIL in rallentamento allo 0,9% nel corso dello scorso anno (da 5,2% nel 2011) e 0,5% nel 2013, le incertezze politiche ed energetiche che possono minare la stabilità del cambio, unite alla debole qualità del portafoglio dal lato dell’offerta, inducono ad una grande cautela sull’andamento delle principali variabili bancarie nei prossimi anni.

La National Bank of Ukraine (NBU) ha adottato una politica di apertura verso le banche estere, presenti nel capitale di 55 banche ucraine, in 23 delle quali al 100%. Esse rappresentano circa il 40% dell’attivo totale. I paesi che detengono le più elevate quote di capitale sono Russia (9,2%), Cipro (7,2%), Austria (5%) e Francia (4,5%), mentre tra le principali banche estere vi sono CreditAnstalt (Gruppo Unicredit), ING Barings, Raiffeisenbank, Citybank e Credit Lyonnais; la stessa EBRD ha costituito la First Ukrainian International Bank, tredicesima per attivo totale. Negli ultimi anni tuttavia diverse banche estere hanno ridotto o cessato la propria attività in Ucraina sia per la necessità di migliorare i coefficienti di patrimonializzazione consolidati sia per le deboli prospettive di crescita nei prossimi anni. L’esposizione delle banche austriache risulta la più consistente, prossima al 30% dell’esposizione complessiva delle banche europee e in leggera diminuzione rispetto al 2011, seguita dalle banche italiane che coprono oltre il 22% dell’esposizione totale delle banche europee.

Gli impieghi totali segnano tassi di crescita in rallentamento dal dicembre 2011, passati da +8,7% a dicembre a +0,2% da dicembre ad ottobre 2012. Gli impieghi al settore privato (+8.3% nel 2011, +2% fra dicembre 2011 e ottobre 2012) rappresentano la quasi totalità del portafoglio (85% lo scorso ottobre), fra i quali gli impieghi alle imprese coprono il 63%, mentre quelli alle famiglie un più modesto 22%. Molto contenuta è la quota degli impieghi alle banche (3,5%) e al Governo ed enti locali (1% del totale). Gli impieghi alle imprese sono passati da tassi di crescita del 13,9% nel 2011, sostenuti dal miglioramento della situazione finanziaria delle stesse, a 5,1% lo scorso ottobre, mantenendo dunque sempre variazioni positive, nonostante il rallentamento. L’ulteriore ripartizione degli impieghi alle imprese per settori economici evidenzia il peso significativo del settore edile (circa 24%, in aumento dal 12% di fine 2005) al quale è associato un più elevato grado di rischio e che continua a risentire delle difficili condizioni economiche del paese. Per contro, nelle famiglie prosegue il calo degli impieghi: -4% nel 2011 e -8,2% a fine ottobre. Tale andamento è stato determinato dalla componente in valuta estera, che copre circa la metà degli impieghi totali al settore e che ha registrato consistenti cali: da -21% nel 2011 a -27% a ottobre, come conseguenza dei limiti imposti dalle autorità centrali agli impieghi in valuta estera, al fine di ridurre i rischi connessi al deprezzamento della valuta.

La qualità del portafoglio risente, infatti, ancora della notevole esposizione al tasso di cambio, anche a causa della modesta diffusione di adeguate tecniche di copertura di tale rischio. In Ucraina, le banche possono incontrare difficoltà a finanziare le erogazioni in valuta locale poiché le aspettative dei depositanti sul deprezzamento della moneta limitano i depositi. Inoltre, il mercato dei capitali domestico rimane modesto. Nel 2011 le obbligazioni collocate sul mercato interno rappresentavano meno della metà dei fondi totali in valuta estera. Il 31% (33% nel 2010) degli impieghi alle imprese e il 46% (oltre il 67% nel 2010) degli impieghi alle famiglie sono espressi in dollari, mentre le altre valute, compreso l’euro, assumono un peso marginale soprattutto nelle famiglie. Con la riduzione degli impieghi in valuta estera, la quota degli impieghi in valuta locale nelle famiglie, è passata dal 29% nel 2010 al 52% nel 2012.

Le attese per il 2013 rimangono modeste sugli impieghi totali al settore privato, a causa del protrarsi della decelerazione del PIL nazionale, passato da 5,2% nel 2011 a 0,9% nel 2012 per effetto della debolezza della domanda interna per consumi e investimenti. La redditività delle banche ucraine è risultata ancora negativa nel 2011, ma in leggero miglioramento rispetto al 2010, per effetto di un leggero aumento dei ricavi e della stabilità dei componenti di costo. La principale fonte di reddito continua ad essere il margine di interesse, sebbene la sua quota sui ricavi complessivi sia leggermente scesa al 79,4% nel 2011. Rispetto all’anno precedente, commissioni e costi sono aumentati, rispettivamente, del 21% e dello 0,4%. Gli accantonamenti sono diminuiti del 21% rispetto al 2010 e, allo stesso modo, la loro quota sui costi totali è passata dal 30,8% al 24,3%. Il rapporto costi operativi sui ricavi era pari al 68,26% a fine 2011, sceso al 67,14% al settembre 2012. I tassi di interesse bancari hanno intrapreso un sentiero in discesa dal 2009 fino al 2011, successivamente rallentato rispetto agli impieghi, il cui tasso medio è stabile attorno al 16% negli ultimi 3 anni, ma con oscillazioni mensili molto ampie. I tassi sui depositi per contro hanno registrato una forte discesa nel valore medio annuale nel 2011 (7,9%), nonostante un chiaro aumento negli ultimi mesi dell’anno, laddove il tasso medio annuale 2012 è stato stimato attorno al 10%. I risultati evidenziati si sono riflessi sugli indicatori sintetici: ROA e ROE sono rimasti negativi fino al 2011, seppur in graduale recupero. Il ROA è tornato a livelli positivi nel 2012, allo 0,4% a settembre, a fronte di un aumento dell’attivo totale del 6% circa. Analogamente il ROE si è portato al 2,9% lo scorso settembre, se  si considera che il capitale è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al 2011. A livello aggregato gli indici di capitalizzazione risultano adeguati, secondo le agenzie di rating, ma debolezza di performance economica e qualità del portafoglio inducono a una valutazione prudente. Pesa infatti il calo del capital ratio, passato da 20,8% nel 2010 a 18,24% lo scorso settembre. Ecco allora che un ulteriore rafforzamento patrimoniale rimane una priorità per rilanciare investimenti e consumi nel mercato domestico, alimentando la quota di riserve in valuta estera per favorire così una nuova e più efficiente strategia commerciale, in grado di ridurre l’esposizione alle fluttuazioni nei prezzi degli idrocarburi e alle congiunture nei mercati d’esportazione e rilanciare così la quota di impieghi alle imprese e la crescita del paese.

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