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Caffè: apre a Firenze la prima scuola dedicata a cultura e formazione professionale

L’inaugurazione in occasione dell’International Coffee Day, La scuola coniugherà il sapere di esperti del mondo del caffè con lo sviluppo delle tecniche più all’avanguardia. Ditta Artigianale annuncia un programma di aperture in Canada e negli Usa. La tradizione del caffè a Napoli. Per De Crescenzo un dono “dato da un individuo all’umanità”.

Caffè: apre a Firenze la prima scuola dedicata a cultura e formazione professionale

Una Scuola di caffè, una vera e propria Accademia dedicata alla diffusione della cultura della bevanda più amata e diffusa al mondo, che si propone come un centro di formazione permanente per i professionisti e un luogo di incontro per ogni coffee lover.  In occasione dell’International Coffee Day che si celebra il 1° ottobre in tutto il mondo, la Scuola del Caffè aprirà i suoi battenti a Firenze, e sarà il primo centro d’eccellenza in Europa ad opera di Ditta Artigianale, la prima linea di caffetterie specialty italiana (dedicate a caffè di particolare pregio gustativo), diretta dal pluripremiato campione baristi Francesco Sanapo, noto per aver portato in Italia le migliori miscele e monorigine nei paesi di produzione, direttamente dalle farm.

La scuola è situata nel cuore della città, nell’ex monastero di Sant’Ambrogio, in via Carducci, dove, dopo 35 anni di disuso e un restauro articolato durato quattro anni, nello scorso luglio si è insediata Ditta Artigianale & Hario Cafe. Ed è ospitata all’interno di una caffetteria aperta al pubblico.



La scuola coniugherà il sapere di esperti del mondo del caffè con lo sviluppo delle tecniche più all’avanguardia in un concept unico, innovativo. Sarà anche annunciato il piano di espansione del progetto, nato nel 2013 dai co-fondatori Francesco Sanapo e Patrick Hoffer, con l’acquisizione di nuovi partner e investitori, e il programma di apertura di altre caffetterie, tra cui spicca quella del primo punto vendita oltreoceano, in programma per la primavera 2022 nei locali del prestigioso edificio The Harlowe a Toronto, Canada, nel Garment District a Richmond Street West e Bathurst Street West, che ha visto un enorme sviluppo negli ultimi anni. La società prevede di aprire nuove sedi – oltre che in Italia – in Canada e negli Stati Uniti. Il nuovo Ditta Artigianale sarà aperto per caffè, pasticceria, brunch e cocktail d’autore la sera, confermando la formula italiana.

“Siamo felici di rendere sempre più esportabile la nostra idea di hospitality, dallo spirito internazionale con un raffinato tocco italiano. Questa è una grande opportunità non solo per noi ma soprattutto per l’Italia, per dimostrare e condividere l’alta qualità dello specialty coffee tricolore“, ha detto Sanapo, amministratore delegato dell’azienda.

Per festeggiare il traguardo, Ditta Artigianale organizza una giornata di eventi nei tre store del marchio, quelli in via Carducci, in via de Neri e in via dello Sprone, ogni posto con un’anima affine ma una personalità propria, che supera il concetto di catena. Dalle ore 9.30 alle ore 18.30, si terranno incontri, laboratori, workshop e degustazioni aperte a tutti per esplorare le ultime tendenze internazionali insieme ai campioni del caffè. Nel programma, dialogheranno coffee lover e produttori; si terranno sessioni di cupping con assaggi di monorigine e miscele esclusive; prove di latte art per appassionati e esperti.

Fino al XIX secolo non era certo quale fosse il luogo di origine della pianta del caffè e, oltre all’Etiopia, si ipotizzava la Persia e lo Yemen. Pellegrino Artusi, nel suo celebre manuale La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, sostiene che il miglior caffè sia quello di Mokha (città nello Yemen), e che questo sarebbe l’indizio per individuarne il luogo d’origine.

Esistono molte leggende sull’origine del caffè. La più conosciuta parla di un pastore chiamato Kaldi che portava a pascolare le capre in Etiopia. Un giorno queste incontrando una pianta di caffè cominciarono a mangiarne le bacche e a masticarne le foglie. Arrivata la notte, le capre, anziché dormire, si misero a vagabondare con energia e vivacità mai espressa fino ad allora. Vedendo questo, il pastore ne individuò la ragione e abbrustolì i semi della pianta come quelli mangiati dal suo gregge, poi li macinò e ne fece un’infusione, ottenendo il caffè.

Il caffè è stato introdotto per la prima volta in Europa sull’isola di Malta, parte del Regno di Sicilia, nel XVI secolo. A introdurlo furono gli schiavi musulmani turchi imprigionati dai Cavalieri di San Giovanni nel 1565, l’anno del Grande Assedio di Malta, che lo usavano per preparare la loro bevanda tradizionale. Domenico Magri menzionò nella sua opera Virtù del Kafé, “Turchi, abilissimi artefici di questo intruglio”. Anche il viaggiatore tedesco Gustav Sommerfeldt nel 1663 scrisse “l’abilità e l’operosità con cui i prigionieri turchi guadagnano del denaro, specialmente preparando il caffè, una polvere simile al tabacco da fiuto, con acqua e zucchero”. Il caffè era una bevanda popolare nell’alta società maltese e aprirono molte caffetterie.

A Napoli, conosciuta oggi come la città del caffè per eccellenza, arrivò in seguito, attraverso le navi che arrivavano nei porti del Regno Una testimonianza dell’uso del caffé si trova in una serie di lettere inviate dal compositore, esploratore e musicologo Pietro Della Valle viaggiatore in Terra Santa, al caro amico, medico, poeta Mario Schipano e al suo raduno di intellettuali, di una bevanda (chiamata kahve). Gli arabi musulmani preparavano l’intruglio in pentole calde. Celebrato dall’arte, dalla letteratura, dalla musica e dalla vita mondana napoletana, il caffè divenne presto protagonista a Napoli, dove veniva preparato con grande cura nella “cuccumella”, la tipica caffettiera a filtro napoletana derivata dall’invenzione del parigino Morize nel 1819. Gli artigiani napoletani ne vennero in contatto attraverso le rotte commerciali marittime che facevano capo al Porto di Napoli. I napoletani svilupparono un originale approccio come bevanda sociale, introducendo la pratica del caffè sospeso (l’atto di pagare in anticipo un caffè per chi ne avesse bisogno). Straordinaria fu la definizione di questa abitudine da parte dello scrittore napoletano Luciano De Crescenzo un caffè “dato da un individuo all’umanità”.

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