Gli occhi di tutti gli investitori sono puntati su ciò che accade nello stretto di Hormuz, pronti ad accogliere qualsiasi accenno di apertura. Stamane i mercati azionari internazionali sembrano volersi stabilizzare vedendo il prezzo del petrolio che ha ceduto parte del suo iniziale rialzo, dopo che Trump ha aumentato la pressione sugli alleati degli Stati Uniti, e altri Paesi, affinché contribuiscano alla riapertura dello Stretto. Il risultato sui mercati stamane mostra un dollaro in calo dello 0,2%, borse asiatiche poco variate e futures che indicano un’apertura in rialzo per le borse europee e, più tardi, per Wall Street. L’attenzione è anche per le indicazioni delle banche centrali: in agenda questa settimana le riunioni di politica monetaria di Federal Reserve, Banca del Giappone, Banca Centrale Europea e Banca d’Inghilterra oltre alla Reserve Bank of Australia, unica quest’ultima che potrebbe alzare i tassi
Spiragli di distensione su Hormuz. Il Brent scende dai picchi
Secondo quanto riportato ieri dal Wall Street Journal, l’amministrazione Trump prevede di annunciare già questa settimana la formazione di una coalizione con diversi Paesi per scortare le navi attraverso lo stretto. Tra i paesi menzionati figuravano Francia, Giappone , Corea del Sud, Gran Bretagna e Cina, quest’ultima destinata probabilmente a suscitare perplessità diplomatiche. D’altro canto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha detto che lo Stretto era da condiderarsi chiuso solo alle navi provenienti da paesi “nemici”.
Trump ha anche detto che gli Stati Uniti sono in contatto con l’Iran, anche se in realtà la Repubblica Islamica abbia affermato di non aver richiesto negoziati o un cessate il fuoco.
Il Brent è stato scambiato intorno ai 104 dollari al barile, dopo aver toccato un massimo di 106,50 dollari, il livello più alto dal 2022, in seguito agli attacchi statunitensi contro obiettivi militari sull’isola di Kharg, il terminale che gestisce quasi tutte le esportazioni di petrolio iraniano. Il West Texas Intermediate è stato scambiato al di sotto dei 100 dollari al barile. Dopo le parole del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi circa il fatto che lo Stretto di Hormuz era chiuso solo alle navi provenienti da paesi “nemici”, due petroliere che trasportavano gas di petrolio liquefatto in India sono passate indisturbate.
Intanto prosegue la strada iniziata dall’Agenzia Internazionale dell’Energia dopo il rilascio record di 400 milioni di barili di riserve annunciato la scorsa settimana: dopo aver ricevuto i piani di attuazione ha detto che il petrolio sarà reso immediatamente disponibile in Asia.
I ministri degli Esteri dell’Unione europea dovrebbero riunirsi nel corso della giornata per discutere l’eventuale estensione della missione navale congiunta, Operazione Aspides, lungo lo Stretto di Hormuz, anche se il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha espresso scetticismo sulla partecipazione della Germania. Sul fronte macroeconomico e societario, oggi in Europa non sono attese pubblicazioni rilevanti di dati economici né risultati aziendali. Aspides è un programma istituito dall’Ue nel febbraio 2024 come operazione di sicurezza marittima di natura difensiva a seguito dei ripetuti attacchi degli Houthi al trasporto marittimo internazionale dall’ottobre 2023.
Asia contrastata cerca una stabilizzazione. Il Kospi rimbalza dell’1,3%
Il clima in Asia è leggermente migliorato su alcune borse, in particolare su quella coreana. L’indice MSCI All Country World, il più ampio indicatore azionario globale, dopo tre giorni di ribassi, è rimasto pressoché invariato.
In Giappone, il Nikkei perde lo 0,2%, il Topix lo 0,4%. Goldman Sachs ha ridotto i target a breve termine del Topix a causa dei rischi geopolitici. Gli investitori rimangono cauti in attesa dell’incontro tra la premier giapponese Sanae Takaichi e Trump, previsto per questa settimana. Esiste la possibilità che il Giappone accetti di inviare navi in Medio Oriente, cosa che potrebbe favorire i titoli della difesa, secondo alcuni analisti. A limitare l’appetito per il rischio concorre anche l’incertezza intorno alle prossime mosse della Bank of Japan, che si riunirà tra mercoledì e giovedì.
In Cina, il CSI 300 tratta intorno alla parità, Shanghai Composite -0,3%, Shenzhen Composite -0,1%.
Hong Kong è invece positiva, l’indice Hang Seng è in rialzo del +1,4%. I titoli tecnologici del listino sono saliti in vista dei risultati trimestrali di Tencent, +3%, e Alibaba +1%, che verranno pubblicati questa settimana. Salgono le società dei veicoli elettrici. Byd guadagna fino al 6%, Nio +6% e Xiaomi +5%. Secondo alcune indiscrezioni locali, lo stabilimento brasiliano di Byd ha ricevuto un ordine di circa 100.000 veicoli da Argentina e Mexico.
In Corea del Sud, il Kospi guadagna l’1,3%, sostenuto soprattutto dai produttori di chip. Samsung Electronics +3%, e SK Hynix +7%. Da inizio anno, il Kospi avanza del 31%.
I Treasuries Usa hanno guadagnato terreno stamane, con i rendimenti del titolo decennale di riferimento in calo di due punti base al 4,26%, avviandosi al primo calo in cinque sedute. Un indice Bloomberg sui titoli di Stato statunitensi ha perso l’1,7% dalla fine di febbraio, a causa dell’impennata dei prezzi del petrolio che ha alimentato i timori inflazionistici.
L’oro è sceso per il quarto giorno consecutivo, attestandosi intorno ai 5.000 dollari l’oncia. Il dollaro emerso come bene rifugio per eccellenza durante il conflitto in Medio Oriente, si è indebolito rispetto a quasi tutte le principali valute, con l’indice di riferimento in calo dello 0,2%.
Wall Street venerdì ha chiuso in calo, gravata dei tech. Stamane i futures indicano una ripresa
Venerdì Wall Street ha chiuso in calo concludendo una settimana molto volatile che ha cavalcato le onde del prezzo del petrolio. Dow Jones ha chiuso in calo dello 0,26%, S&P 500 a -0,61%, Nasdaq a -0,93%. L’indice Russell 2000 delle società a piccola capitalizzazione chiuso al suo valore di chiusura più basso dall’inizio dell’anno.
Tra gli 11 principali settori dell’indice S&P 500, le azioni tecnologiche ha registrato la maggiore perdita percentuale, mentre le utilities hanno registrato il maggiore aumento percentuale. Tra le crescenti preoccupazioni sulla qualità del credito, il settore finanziario S&P 500 è calato del 3,4% nella settimana.
Adobe, produttore di software di progettazione è crollato del 7,6% dopo l’annuncio che l’amministratore delegato di lunga data Shantanu Narayen lascerà il suo ruolo una volta nominato un successore, riaccendendo le preoccupazioni sulla potenziale rivoluzione dell’intelligenza artificiale.
Meta Piattaform ha perso il 3,8% in seguito alla notizia che il colosso dei social media ha posticipato il rilascio del suo modello di intelligenza artificiale “Avocado” almeno a maggio.
I dati economici pubblicati venerdì hanno mostrato un Pil del quarto trimestre praticamente dimezzato, un’inflazione Pce, la lettura preferita dalla Fed, che rimane elevata e ordini di beni strumentali deludenti. Nonostante i dati, ci si aspetta che la Federal Reserve lasci invariato il suo tasso di interesse di riferimento al termine della riunione di politica monetaria questa settimana. Con la minaccia di un’impennata dei prezzi del petrolio che alimenta ulteriormente l’inflazione, le probabilità di un taglio dei tassi a breve termine si stanno riducendo.
Stamane i contratti sull’indice S&P 500 sono saliti dello 0,5%
Borse europee viste aprire in lieve rialzo. A Piazza Affari occhi a Unicredit, Eni, Pirelli
Europa verso un avvio al rialzo: future sull’Euro Stoxx 50 in aumento dello 0,4%.
Eni. L’accordo annunciato del presidente del Venezuela, Delcy Rodríguez, consentirà al gruppo petrolifero di continuare a fornire gas naturale al paese sudamericano, attraverso la compagnia statale Pdvsa, nel 2026 in modo economicamente sostenibile, con la prospettiva di consolidare e ampliare le forniture nel lungo periodo.
Generali. Goldman Sachs alza il target price a 36,9 euro da 36,3. Giudizio neutral confermato.
Leonardo. La chiusura dell’acquisizione di Iveco Defence (Enterprise Value di 1,7 miliardi di euro, con 1,3 miliardi di euro di ricavi e un margine leggermente sotto il 10% su base annua) è prevista il 18 marzo, secondo un comunicato dei sindacati. Questo è in linea con le indicazioni del management che ha previsto il closing entro il 1° trimestre 2026. Barclays alza il target price a 71 euro da 68, giudizio overweight confermato.
Pirelli. Ha rinviato al 16 aprile la riunione del Cda per approvare il bilancio 2026, rispetto all’iniziale data del 26 marzo a causa delle tempistiche del procedimento Golden Power avviato dopo il mancato rinnovo del patto che legava Camfin ai cinesi di Sinochem . Secondo due fonti a conoscenza del dossier, oggi sono previste le audizioni davanti all’Ufficio Golden Power della presidenza del Consiglio.
Snam. Santander abbassa il rating da outperform a neutral, ma alza il target price a 7 euro da 6,10.
Unicredit. Lanciata un’offerta pubblica volontaria di scambio per superare il 30% in Commerzbank. L’operazione prevede 0,485 azioni Unicredit per ogni azione Commerzbank, implicando un prezzo per azione Commerzbank con un premio del 4% rispetto alla chiusura del 13 marzo 2026.
Banca Sistema. L’Opas Banca CF+ si è conclusa con adesioni pari all’80,75% delle azioni oggetto dell’offerta. L’ad e direttore generale Gianluca Garbi si è dimesso con effetto immediato, mentre tutti gli altri membri del cda si dimetteranno il 23 aprile, data dell’assemblea degli azionisti.
Ferretti. Inizia l’Opa parziale di Kkcg; termina il 13 aprile.
