Sui mercati, che affrontano la seconda settimana di guerra estensa in Medio Oriente, le illusioni ancora presenti nella prima di una veloce risoluzione, si sono sciolte davanti a quello che si sta configurando come un vero e proprio shock energetico globale, come quello degli anni ’70. Anche se stavolta avviene per scelta, o almeno per scelta di un solo uomo. Ma Trump ha detto che l’aumento dei prezzi del petrolio era un “prezzo molto basso da pagare” per la sicurezza e la pace.
Il Brent ha superato i 100 dollari all’apertura e non si è più voltato indietro, raggiungendo un massimo di 119,50 dollari stanotte. Il benchmark del greggio è attualmente in rialzo del 25%, che rappresenta il maggiore rialzo giornaliero mai registrato e porta i suoi guadagni da quando il presidente Trump ha ordinato l’attacco all’Iran a un clamoroso +60%. Il West Texas Intermediate è salito del 31%. Su tutta l’Asia le borse sono in caduta libera, mentre i futures stanno annunciando un’apertura in profondo rosso anche per le borse europee e per Wall Street più tardi. E’ solo il dollaro a risalire, provocando però un calo dell’oro e dell’argento, colpiti anche dalle preoccupazioni per l’aumento dei tassi di interesse.
I cali sui mercati si sono leggermente attenuati dopo che il Financial Times ha riferito che i ministri delle finanze dei paesi del G7 discuteranno già stamattina di un possibile rilascio congiunto di petrolio dalle riserve, coordinato dall’Agenzia internazionale per l’energia.
L’appello di Trump alla “resa incondizionata” e la scelta dell’Iran di affidare al figlio dell’ex leader supremo della linea dura, Mojtaba Khamenei, il ruolo di continuare lo stesso percorso, sembrano rendere difficile per entrambe le parti fare marcia indietro.
Gli stati arabi del Golfo Persico e Israele hanno continuato a subire attacchi missilistici e droni dall’Iran, che ha dichiarato di avere la capacità di sostenere la guerra per mesi. Israele ha colpito i depositi di carburante a Teheran e ha minacciato la rete elettrica della Repubblica Islamica, scatenando l’allarme della Mezzaluna Rossa sulle piogge acide tossiche. Trump sta anche valutando l’opzione di schierare forze speciali sul terreno per sequestrare l’uranio iraniano, di qualità quasi da bomba, mentre i funzionari sono sempre più preoccupati che le scorte possano essere state spostate, secondo tre funzionari diplomatici informati sulla questione.
Salgono i rendimenti obbligazionari in tutto il mondo poiché gli investitori cercano di proteggersi dal rischio di un’accelerazione dell’inflazione e da come ciò potrebbe impedire alle banche centrali di allentare la politica monetaria anche in caso di rallentamento dell’attività economica. L’aumento dei prezzi del gas naturale liquefatto, del carburante per aerei e dei fertilizzanti è destinato a rendere più costoso, ad esempio, riscaldare le case, andare in vacanza o acquistare cibo.
L’Asia sprofonda, poi riduce leggermente le perdite verso la chiusura
Tutte le borse asiatiche stanno crollando, con l’indice azionario di riferimento asiatico che ha perso il 4,1%, segnando la sua peggiore giornata da aprile dello scorso anno, dominate da un impressionante crollo delle compagnie aeree per via del rincaro e dalla limitazione di carburante visto che il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz è stato di fatto bloccato. Il Nikkei è sceso fino a circa il 7%, la Corea del Sud fino all’8% e Taiwan fino al 5%, per poi ridurre leggermente le perdite all’approssimarsi della chiusura.
In Cina, l’indice dei prezzi al consumo è salito dell’1,3% a febbraio rispetto all’anno precedente, accelerando rispetto al modesto aumento di gennaio, mentre i prezzi alla produzione hanno continuato a diminuire, anche se il ritmo della deflazione si è attenuato. Lo Shanghai Shenzhen CSI 300 è sceso dell’1%, mentre l’Hang Seng di Hong Kong ha perso l’1,9%.
I lingotti d’oro sono scesi sotto i 5.100 dollari l’oncia, mentre l’argento è sceso del 2,2% a 82,65 dollari l’oncia, soprattutto a causa della nuova forza del dollaro. Proprio il biglietto verde è il principale beneficiario dell’attuale contesto, rispolverando il suo status di bene rifugio vista la posizione degli Stati Uniti come esportatore netto di energia.
Wall Street venerdì in calo
Le azioni statunitensi hanno subito una brusca oscillazione la scorsa settimana, con l’indice di riferimento S&P 500 in calo del 2% per la settimana. Ma nonostante il calo settimanale, l’indice S&P 500 è rimasto poco più del 3% rispetto al massimo storico di chiusura raggiunto a fine gennaio. L‘indice di volatilità (.Vix), detto anche “Indice della paura”, l’indicatore più seguito di Wall Street sull’ansia degli investitori, ha raggiunto venerdì il livello più alto in quasi un anno, con un rialzo di oltre il 24% vicino a 30. Venerdì il Dow ha chiuso in calo dello 0,95%, Il Nasdaq dell’1,59% e lo S&P’s dell’1,33%.
Ad aggravare le difficoltà per le azioni è stato il debole rapporto sull’occupazione negli Stati Uniti di venerdì. I dati di febbraio hanno mostrato un calo inaspettato delle buste paga e un tasso di disoccupazione in aumento al 4,4%. Mercoledì è prevista la pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo di febbraio. Secondo un sondaggio Reuters, l’indice dei prezzi al consumo (IPC) di febbraio dovrebbe registrare un aumento dello 0,2% su base mensile.
Stamane i futures di Wall Street mostrano un calo di circa l’1,5%
Borse europee viste aprire in netto calo. A Piazza Affari occhi a Leonardo e Campari
Le borse dell’Europa dovrebbero aprire in forte ribasso, future Euro Stoxx 50 -2,2%.
Il membro del consiglio direttivo della Bce Piero Cipollone e i ministri delle finanze della zona euro alla riunione dell’Eurogruppo a Bruxelles
Germania. Gli ordini all’industria sono diminuiti oltre le attese a gennaio, registrando un calo dell’11,1% rispetto al mese precedente su base destagionalizzata e corretta per il calendario, secondo i dati dell’ufficio federale di statistica. Un sondaggio Reuters tra gli analisti aveva indicato una flessione del 4,5%
Campari. Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera il CEO Simon Hunt accenna alla potenziale cessione di circa 30 marchi in futuro. L’alto dirigente afferma che la riduzione della leva finanziaria procece ed è in anticipo rispetto al piano.
Eni. Goldman Sachs alza il target price a 21 euro. Plenitude, la società di Eni attiva nelle rinnovabili e nella vendita di luce e gas, potrebbe avviarsi verso una maggiore autonomia, con l’ipotesi di un’uscita dal perimetro di consolidamento del gruppo. Secondo il Corriere della Sera di domenica, Eni avrebbe incaricato Mediobanca di studiare l’operazione, che potrebbe passare da un cambiamento nella governance tale da comportare la perdita del controllo, oppure da una riduzione della quota sotto il 50%.
Leonardo. Barclays alza il giudizio a Overweight, target price a 68 euro.
Moncler. HSBC alza il giudizio a Buy, target price a 72 euro.
Nexi. Morgan Stanley ha alzato il rating a ‘equal weight’ da ‘underweight’ ma ha tagliato il target price a 3 da 3,85 euro.
Erg presenterà il nuovo piano strategico il 12 marzo.
Banca Sistema. CF+ lancerà un’opa obbligatoria sul 29,3% di Banca Sistema che non possiede offrendo fino a 1,89 euro per azione, di cui 1,432 euro in contanti e fino a 0,458 euro in azioni Kruso Kapital. CF+ ha dichiarato di non puntare al delisting di Banca Sistema..
