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Borse, nel 2026 l’indice Ibovespa di San Paolo straccia tutti i record: ecco perché

La Borsa brasiliana è tra le migliori a livello globale in questo inizio di 2026, trainata dal rinnovato interesse dei fondi esteri verso i mercati emergenti, ricchi di materie prime fondamentali e forse persino più affidabili di un’America guidata da Trump

Borse, nel 2026 l’indice Ibovespa di San Paolo straccia tutti i record: ecco perché

L’inizio del 2026 è stato altalenante per i mercati finanziari di Europa e Stati Uniti, ma in compenso ha visto alcune Borse mettersi in mostra in altre parti del pianeta. Su FIRSTonline abbiamo già parlato dell’exploit della Corea del Sud, con l’indice Kospi di Seul che da inizio anno ha guadagnato oltre il 30% e, rimanendo in Asia, lo stesso Nikkei di Tokyo cominciato l’anno col piede giusto. Ma c’è un altro listino che sta facendo faville e questa volta ci spostiamo in Sudamerica, in quel Brasile che è la prima economia dell’area e che a pochi mesi dalle elezioni presidenziali in cui il presidente in carica Lula andrà a caccia del quarto mandato, sta attraversando una fase espansiva. Il Paese lusofono infatti è cresciuto nel 2025 del 2,5% (secondo i dati preliminari, quelli ufficiali escono a marzo) e il Pil è previsto in ascesa di un altro 1,8% quest’anno, con l’inflazione assolutamente sotto controllo.

In questo scenario l’indice Ibovespa di San Paolo ha toccato nella settimana prima di carnevaleil record di sempre a 190.000 punti, registrando da inizio anno una crescita del 18%. Lo storico traguardo è stato raggiunto nella seduta di mercoledì 11 febbraio ma anche in questo ultimo venerdì la soglia massima è stata di nuovo avvicinata. Inoltre nelle ultime settimane l’indebolimento del dollaro statunitense ha avvantaggiato il real brasiliano, che è tornato sul cambio del maggio 2024. A trainare questa performance della Borsa brasiliana è il rinnovato interesse degli investitori esteri per un Paese che è (o per lo meno appare) relativamente stabile dal punto di vista politico, e che è un serbatoio di materie prime strategiche per investimenti nella transizione energetica ma soprattutto tecnologica. Da inizio anno dunque i fondi esteri hanno iniettato nel listino di San Paolo ben 30,5 miliardi di reais, circa 5 miliardi di euro, il 20% in più che nell’intero 2025.

A spostare l’interesse dei trader anche verso il Sudamerica è la sfiducia nel governo di Donald Trump e la conseguente ricerca di titoli azionari ad alto rendimento in altre regioni. Tra i mercati emergenti, il Brasile si è dimostrato una delle destinazioni preferite. “Gli investitori internazionali – scrive il quotidiano Globo – stanno cercando di ridurre i loro investimenti negli Stati Uniti e, seppur in misura ridotta, stanno iniziando ad allocare una parte del loro capitale in fondi che replicano indici azionari di paesi emergenti come il Brasile. Questo sta determinando i massimi storici che abbiamo visto negli ultimi mesi sull’Ibovespa”. A causa della minore liquidità rispetto al mercato americano (la quota americana del settore dei fondi di investimento rappresenta il 70% del capitale globale, mentre tutti i paesi emergenti insieme rappresentano quasi il 6%), il deflusso di investimenti dagli Usa, per quanto piccolo, favorisce un’impennata della capitalizzazione negli indici azionari degli emergenti.

Sugli Usa pendono diversi fattori di scettiscismo: dalla politicizzazione della Federal Reserve ai dazi, fino ai timori di una bolla speculativa sull’Intelligenza artificiale che per la verità stanno interessando gli stessi statunitensi. “Ci sono dubbi – prosegue Globo interpellando diversi analisti – su come si comporteranno gli investimenti in Intelligenza artificiale in termini di rendimenti, su quanto sia già stato scontato nel mercato azionario americano e su chi saranno i vincitori di questa corsa. È una situazione dirompente. Un’azienda ad un certo punto è leader, poi viene fuori che ne emerge un’altra che la detronizza. Preso atto di questo meccanismo, gli investitori hanno cercato la diversificazione. E i mercati emergenti rientrano nei loro radar”.

Ma l’allontanamento del capitale globale dagli asset Usa non avvantaggia solo il Brasile: hanno iniziato bene il 2026 pure Sudafrica, Colombia, Cile e appunto Corea del Sud, grazie soprattutto alla forte esposizione sulle materie prime, essenziali per l’economia globale. Del resto in Brasile Petrobras e Vale hanno visto un aumento del 25% delle loro azioni nel 2026. Secondo gli esperti questo trend proseguirà almeno fino alla fine del primo semestre di quest’anno, favorito anche dal taglio dei tassi d’interesse di riferimento che in Brasile sono ancora molto alti (la tassa Selic è addirittura al 15%) ma una riduzione è più che nell’aria, è data per scontata. Lo spazio per crescere c’è.

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