Nel continente americano ci sono i potenti e ricchi Stati Uniti di Donald Trump che ovviamente raccolgono tutte le attenzioni, ma andando verso Sud, verso la parte latina delle Americhe, si annidano diverse economie emergenti, di grandi dimensioni come quelle di Brasile e Messico, oppure strategiche per le risorse minerarie, o ancora per le alleanze politiche. E in quella parte di continente il 2025 è stato un anno molto positivo per le Borse: Brasile, Messico, Argentina e Cile, quelle che abbiamo preso in considerazione, hanno tutte registrato guadagni in doppia cifra. Per motivi diversi: ecco quali.
2025 da record per l’iBovespa di San Paolo: decisiva la ritrovata stabilità macroeconomica
Nel Brasile di Lula le riforme sociali (alzata la soglia della no tax area e aumentati i sussidi contro la povertà) e il nuovo corso più statalista del colosso energetico Petrobras non hanno affatto spaventato gli investitori, anzi: l’indice iBovespa ha chiuso un 2025 da record grazie ai flussi esteri, superando per la prima volta i 160.000 punti base e guadagnando oltre il 30% nell’anno solare, dopo un 2024 in cui aveva invece perso il 10%.
A riaccendere la fiducia dei mercati è la ritrovata stabilità macroeconomica del Paese di lingua portoghese: il 2024 era stato caratterizzato da una fuga di capitali, ma nel 2025 la tendenza si è invertita e alla Borsa di San Paolo sono entrati 30 miliardi di reais (circa 6 miliardi di dollari, dato aggiornato a novembre) dall’estero, che hanno più che compensato i 24 miliardi persi l’anno precedente. Il titolo migliore in assoluto è stato Cogna, la più grande azienda di educazione privata del Brasile che ha segnato il +259% (dato aggiornato a Natale), ma anche le banche sono andate molto bene, da Bradesco a Itaù, con aumenti in doppia cifra. Da segnalare la performance di Tim Brasil, che fino a Natale aveva guadagnato il 76%.
Ancora meglio fa il Messico, grazie ai colossi minerari e alle infrastrutture
Annata più che positiva anche per la seconda economia di tutta l’America Latina e cioè il Messico, che è un termometro importante di quello che succede dall’altra parte dell’Oceano Atlantico pure per la sua vicinanza con gli Stati Uniti. I due Paesi sono in qualche modo interdipendenti dal punto di vista economico ma molto distanti politicamente per le questioni relative ai dazi, al reshoring delle aziende Usa che avevano base in Messico e ai migranti, anche se negli ultimi tempi la crescente intolleranza di Washington si è espressa di più verso il Venezuela.
La Borsa di Città del Messico negli ultimi 12 mesi ha anch’essa guadagnato oltre il 30%, trainata da titoli come Grupo Mexico, colosso minerario (terzo produttore di rame al mondo) ma anche dei trasporti e delle infrastrutture, che approfittando dell’ottima annata delle materie prime – oro e argento su tutti ma lo stesso rame ha guadagnato il 40% – ha visto le proprie azioni crescere del 76% (dato aggiornato al 26 dicembre). Bene anche la banca Banorte (+28%) e altri gruppi leader nelle infrastrutture strategiche e nelle grandi opere come Grupo Aeroportuario del Pacifico e Pinfra. Sempre per quanto riguarda il Messico, anche se in questo caso quotato alla Borsa di Londra, è da segnalare l’exploit di un altro colosso minerario, Fresnillo, che negli ultimi 12 mesi ha guadagnato il 416%.
Seppur con qualche esitazione, prosegue la luna di miele tra l’Argentina di Milei e i mercati
Il 2025 è stato un altro anno in rally per la Borsa di Buenos Aires: l’effetto Milei, che aveva inciso di più nel 2024, ha portato un altro 23% grazie soprattutto ad una impennata nell’ultimo trimestre dopo una fase centrale dell’anno in cui sembrava per la verità che la luna di miele tra il vulcanico presidente argentino e i mercato finanziari fosse volta al termine. A determinare questo nuovo sussulto è stata la notizia, ufficializzata a novembre, di un nuovo prestito da 20 miliardi di dollari in arrivo direttamente dagli Stati Uniti in virtù della vicinanza politica tra Donald Trump e appunto Javier Milei, il quale aveva precedentemente ottenuto pure lo sconto sulla restituzione del maxi finanziamento del Fondo Monetario Internazionale.
E comunque agli investitori le ricette poco ortodosse di Milei in generale piacciono: ne è prova che l’indice Merval è crollato in seguito alla sonora sconfitta rimediata dal governo alle elezioni provinciali di settembre, salvo poi risalire dopo la riscossa alla tornata di mid term di ottobre, in cui proprio grazie all’aiuto di Washington Milei è riuscito ad uscire dall’impasse, nonostante pesanti scandali di corruzione abbiano nel frattempo travolto il suo entourage, compresa la sorella Karina. L’Argentina sta intanto proseguendo la sua cura anti-inflazione, col dato che ormai da mesi è sotto controllo, inferiore al 3% su base mensile, dopo che nel mese in cui entrò in carica il nuovo governo, dicembre 2023, aveva toccato il record al 25,5%.
E attenzione al Cile del nuovo presidente José Antonio Kast, trumpiano e ultra-liberista
Da segnalare infine, nel contesto latinoamericano, l’exploit della Borsa di Santiago del Cile, che nell’anno solare ha guadagnato oltre il 55%. Quello cileno non è certo un listino di dimensioni significative ma il rally si porta dietro ancora una volta un chiaro messaggio politico: dopo il boom dell’Argentina con Milei, sta succedendo lo stesso nel Paese andino, che è strategico per le materie prime minerarie essendo tra i primissimi produttori al mondo di rame e litio, tra gli altri.
Ebbene da quando è iniziata la campagna elettorale che ha visto, lo scorso 12 dicembre, vincere l’estremista di destra José Antonio Kast, la Borsa ha iniziato inesorabilmente a salire, raggiungendo il record dell’anno sopra i 52.000 punti base proprio negli ultimi giorni di dicembre. Rispetto al predecessore, il socialista Gabriel Boric, Kast ha promesso tra le altre cose di diventare un solido alleato degli Stati Uniti di Trump e di consegnare totalmente al mercato e ai privati le imprese minerarie, che il precedente governo voleva invece tenere il più possibile sotto il controllo pubblico, per evitare influenze estere. Ma Kast ha vinto e i mercati ancora una volta brindano.