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Materie prime, per oro e argento guadagni da capogiro nel 2025. Ma la corsa non è finita: le previsioni degli analisti

Il balzo dei maggiori preziosi fa impallidire i guadagni degli indici azionari. Le Banche centrali temono l’esistenza di una bolla ma molti analisti pensano il contrario. Il rame, ampiamente utilizzato nei settori energetico, edile e manifatturiero, è cresciuto del 40%, il suo maggior guadagno dal 2009. Ecco i motivi dei rialzi e le previsioni per il 2026

Materie prime, per oro e argento guadagni da capogiro nel 2025. Ma la corsa non è finita: le previsioni degli analisti

I metalli preziosi sono stati i chiari vincitori del 2025 che comunque passerà alla storia per essere l’anno dei record per tutte le materie prime. In primo piano i luccicanti oro, argento e platino, ma l’incredibile balzo si ritrova anche sul rame e su altri metalli industriali. Per altro la combinazione di prezzi in rialzo dell’oro e delle azioni all’unisono è un fenomeno che non si vedeva da almeno mezzo secolo e le banche centrali stanno sollevando interrogativi su una potenziale bolla in entrambi i settori. Ma intanto la forza delle materie prime è rafforzata dalla forte domanda delle banche centrali e dal loro ruolo chiave nel più ampio sviluppo tecnologico. La corsa non sembra esaurirsi con la fine dell’anno: molti analisti si aspettano che potrebbe continuare anche nel 2026.

L’aumento di quasi il 70% registrato dall’oro rappresenta il balzo più grande dal 1979, mentre i metalli preziosi come argento e platino sono cresciuti di un ancora più sorprendente 140%. Performance che fanno impallidire i guadagni di circa il 20% degli indici azionari globali.

Oro: nel 2025 il più grande balzo dalla crisi petrolifera del 1979. Ecco i motivi

Tradizionalmente considerato il porto sicuro per eccellenza in caso di tempesta, l’oro è stato sostenuto dalle crescenti tensioni geopolitiche e commerciali, dai costanti acquisti delle banche centrali e dalle aspettative di tassi di interesse più bassi negli Usa il prossimo anno. Un ulteriore impulso è poi arrivato da un dollaro debole, rendendo il metallo più economico per gli acquirenti esteri. Il dollaro è crollato di quasi il 10% nel 2025, avviandosi verso il suo peggior anno in otto anni. Molti investitori prevedono che il calo della valuta riprenderà nel 2026, con la ripresa della crescita globale e l’ulteriore allentamento della politica monetaria da parte della Federal Reserve.

Nel 2025 l’oro ha registrato il suo balzo più grande dalla crisi petrolifera del 1979, con i prezzi raddoppiati negli ultimi due anni, una performance che in precedenza avrebbe potuto far prevedere una forte correzione. Invece gli analisti di JP Morgan, Bank of America e la società di consulenza Metals Focus prevedono che i lingotti saliranno ancora, raggiungendo o supereranno i 5.000 dollari l’oncia nel 2026. I prezzi spot dell’oro si sono avvicinati ai 4.500 dollari in questi giorni, mentre prima di marzo non avevano ancora mai raggiunto i 3.000 dollari, spinti dalla domanda delle banche centrali e degli investitori, con nuovi partecipanti che vanno dall’emittente di stablecoin Tether ai tesorieri aziendali. Michael Widmer, strategist di BofA, ha detto che le aspettative di ulteriori guadagni o di diversificazione del portafoglio stanno guidando gli acquisti, spinti dai deficit fiscali degli Stati Uniti, dagli sforzi per ridurre il deficit delle partite correnti degli Stati Uniti e da una politica del dollaro debole. Philip Newman, amministratore delegato di Metals Focus, ha detto poi che un ulteriore sostegno è derivato dalle preoccupazioni relative all’indipendenza della Federal Reserve statunitense, alle controversie tariffarie e alla geopolitica, tra cui la guerra in Ucraina e l’interazione della Russia con i paesi della Natoo in Europa.

Sempre più attive le banche centrali, oro visto sopra i 5.000 dollari nel 2026

Per il quinto anno consecutivo, la diversificazione delle riserve delle banche centrali rispetto ad asset denominati in dollari dovrebbe fornire una base per l’oro nel 2026. Gli analisti di JP Morgan stimano che, affinché i prezzi rimangano stabili, sia necessaria una domanda trimestrale da parte delle banche centrali e degli investimenti di circa 350 tonnellate e prevedono che tali acquisti raggiungeranno una media di 585 tonnellate al trimestre nel 2026. Le partecipazioni in oro degli investitori in percentuale del totale delle attività gestite sono aumentate al 2,8% rispetto ai livelli pre-2022 dell’1,5%, ha detto Shearer di JP Morgan, aggiungendo che, sebbene elevato, questo non rappresenta necessariamente un limite massimo. JP Morgan e Metals Focus prevedono quotazioni a 5.000 dollari e oltre nel 2026.

La Bri, il gruppo delle banche centrali mondiali, ha detto questo mese che il fatto che salgano all’unisono i prezzi dell’oro e delle azioni non si vedeva da almeno mezzo secolo, sollevando interrogativi su una potenziale bolla in entrambi i settori. Parte degli acquisti di oro sono stati fatti come copertura contro le brusche correzioni nei mercati azionari, sotto pressione hanno affermato gli analisti dell’oro, dalle tensioni tra alleati storici sui dazi, sul commercio globale e sulla guerra in Ucraina. Ciò continua a rappresentare un rischio per l’oro, poiché le brusche correzioni dei mercati azionari spesso costringono alla vendita di asset considerati rifugio. Alcuni altri analisti dicono che gli acquisti delle banche centrali e gli afflussi negli Etf sull’oro potrebbero rallenterare il prossimo anno sulla base di una domanda di gioielli, scesa del 23% nel terzo trimestre.

Quando l’oro si increccia con le cripto: il caso Tether

L’allentamento monetario della Fed ha poi portato un nuovo investitore istituzionale in oro, la società di criptovalute Tether, emittente della più grande stablecoin al mondo. I resoconti trimestrali mostrano che Tether ha acquistato circa 26 tonnellate d’oro nel terzo trimestre, cinque volte di più di quanto dichiarato dalla banca centrale cinese. “Non è una cosa da ignorare”, dice Gower di Morgan Stanley, aggiungendo che non è chiaro se altre aziende adotteranno una strategia simile, perché per esempio la statunitense Genius Act non elenca l’oro come asset di riserva per le stablecoin. Un’ulteriore espansione del bacino di investimento potrebbe provenire dall’Asia, poiché l’India ha consentito ad alcuni fondi pensione di acquistare Etf su oro e argento. A febbraio la Cina ha anche consentito ad alcuni fondi assicurativi di acquistare oro, sebbene Metals Focus abbia affermato che finora questi acquisti sono stati limitati a causa del rialzo dei lingotti.

L’argento supera l’oro in guadagni nel 2025: oltre il 140%

Quest’anno è stato l’anno anche dell’argento spot che è aumentato di oltre il 140%, superando anche il guadagno dell’oro, raggiungendo un nuovo massimo storico a 69,59 dollari l’oncia. A sostenerlo è stata una robusta domanda industriale e di investimenti in un contesto di tassi in calo negli Usa, oltre al fatto di essere stato inserito nell’elenco dei minerali critici degli Stati Uniti. Secondo Suki Cooper, analista di Standard Chartered, gli afflussi di prodotti quotati in borsa in argento hanno superato le 4.000 tonnellate. Secondo alcuni analisti l’argento è già tecnicamente ipercompratopoiché ora bastano solo 64 once d’argento per acquistare un’oncia d’oro, in calo rispetto alle 105 once di aprile. “Ci saranno sicuramente persone che scambieranno il rapporto oro-argento, ma altrimenti, quando questa atmosfera febbrile svanirà, si separeranno e l’argento sarà quasi certamente il meno performante”, dice un analista di StoneX.

Sulla scia di oro e argento salgono anche altri metalli preziosi a nuovi massimi. Il platino spot è balzato del 3% martedì superando i 2.180 dollari, il livello più alto in oltre 17 anni, mentre il palladio è salito del 3,2%, raggiungendo il massimo degli ultimi tre anni sopra 1.800 dollari.

Rame verso i 12.000 dollari: in rialzo di quasi il 40% nel 2025

Anche il rame è stato interessato dall’ondata di acquisti sulle materie prime anche se per motivi in parte diversi rispetto a quelli dei preziosi. Verso la fine di un anno dominato da turbolenze commerciali, scarsa offerta e prospettive rialziste sulla domanda a lungo termine, il metallo rosso si dirige verso i 12.000 dollari a tonnellata con gli analisti prevedono ulteriori guadagni. Da inizio anno il rame al London Metal Exchange, il rame, ampiamente utilizzato nei settori energetico, edile e manifatturiero, è in rialzo di quasi il 40%, registrando il suo più grande guadagno annuale dal 2009.

Al momento, il fattore trainante è l’afflusso di metallo verso gli Stati Uniti per cercare di anticipare potenziali dazi sulle importazioni innescando timori per insufficienti scorte nel resto del mondo. Ma l’avanzata di quest’anno è stata alimentata anche da interruzioni impreviste delle attività minerarie e dal fermento attorno al suo utilizzo nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Gli investitori si sono riversati su futures e azioni minerarie nonostante le diffuse battute d’arresto della produzione.

Ci sono già state molte previsioni rialziste per il 2026. Citigroup ha affermato che i prezzi potrebbero raggiungere i 13.000 dollari a tonnellata entro il secondo trimestre, nel mezzo della corsa al trasporto del metallo negli Stati Uniti. La scorsa settimana Goldman Sachs Group ha indicato il rame come il suo metallo preferito per l’anno a venire. “Il rame resta il nostro metallo industriale preferito a lungo termine perché deve far fronte a vincoli di approvvigionamento minerario unici e a una crescita della domanda strutturalmente forte”, ha detto Goldman Sachs in una nota, ribadendo la sua previsione di 15.000 dollari a tonnellata per il 2035.

Gli altri metalli dell’intelligenza artificiale

Il rialzo del rame ha contribuito a rafforzare anche gli altri metalli di base, mentre cresce l’interesse per i chip dell‘intelligenza artificiale. Il nichel per esempio, un metallo utilizzato nell’acciaio inossidabile e nelle batterie per veicoli elettrici, continua a salire da otto mesi, sulla prospettiva che nel 2026 ci sarà una riduzione dell’offerta da parte del principale produttore, l’Indonesia. Il bilancio del piano di lavoro del governo indonesiano per il prossimo anno prevede una produzione di circa 250 milioni di tonnellate, in calo rispetto all’obiettivo di quest’anno di 379 milioni di tonnellate. “Entro il 2026, se il taglio avrà luogo, riteniamo che il nichel probabilmente supererà il gruppo dei metalli di base”, dice Bernard Dahdah, analista di Natixis, in una nota. “La maggior parte dei metalli di base ha già raggiunto livelli record, e di conseguenza è probabile che la dinamica di aumento dei prezzi rallenti, se non addirittura inverta i suoi effetti in alcuni casi”.

Lo stagno, un altro metallo cruciale per l’industria tecnologica, ha registrato un rialzo di quasi il 50% quest’anno raggiungendo il massimo di 3 anni. Anche l’alluminio è in netto rialzo, raggiungendo il prezzo più alto dal 2022 a causa soprattutto dell’imminente chiusura di una fonderia in Mozambico che ha aggravato le preoccupazioni sull’offerta, poiché gli impianti in Cina devono affrontare un limite alla produzione.

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