L’Unione europea sta facendo passi avanti nel suo piano di utilizzare i beni russi congelati in Europa, presso Euroclear, per finanziare l’Ucraina e ciò non è piaciuto al Cremlino. Mosca ha avvertito ieri i leader europei che la Russia avrebbe perseguito chiunque avesse portato via i suoi soldi e ha avvertito che il furto, così l’ha chiamato, di beni russi avrebbe avuto ripercussioni negative sui depositi e sugli investimenti europei, secondo quanto riportato da Reuters.
L’Unione europea sta mettendo a punto un piano che prevede l’utilizzo di circa 140 miliardi di euro di beni russi congelati in Europa per finanziare un prestito per l’Ucraina. “Stiamo parlando di piani per il sequestro illegale di proprietà russe. In russo, lo chiamiamo semplicemente furto”, ha detto ai giornalisti il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, precisando che se qualcuno avesse rubato o si fosse appropriato indebitamente di beni della Russia, o dei redditi derivanti da tali beni, allora “le persone coinvolte sarebbero perseguite in un modo o nell’altro e sarebbero chiamate a risponderne” e lo stesso accadrebbe a tutti i Paesi coinvolti.
Il Cremlino ha ripetutamente detto che tentare di appropriarsi dei suoi beni minerebbe la fiducia nel sistema bancario centrale, nell’euro e nella percezione della sicurezza della proprietà e dei diritti di proprietà in Europa. “Si tratta di ulteriori passi verso la completa distruzione della fiducia nel principio di inviolabilità della proprietà”, ha affermato Peskov. “Il boomerang colpirà in modo molto grave coloro che sono i principali depositari, i paesi interessati all’attrattività degli investimenti”, ha affermato.
Le minacce di ritorsione di Mosca
La Russia sembra prepararsi a reagire. Mosca potrebbe nazionalizzare e svendere rapidamente i beni di proprietà straniera nell’ambito di un nuovo meccanismo di privatizzazione, come ritorsione per qualsiasi tentativo europeo di appropriarsi di proprietà russe all’estero, ha detto a Bloomberg una fonte vicina al governo. Martedì il presidente Vladimir Putin ha firmato un’ordinanza che consente la vendita accelerata di beni statali secondo una procedura speciale. Centinaia di aziende occidentali, attive in settori che vanno dal bancario ai beni di consumo, operano ancora in Russia, tra cui Unicredit, Raiffeisen Bank International, PepsiCo e Mondelez International.
Il piano Ue per sostenere l’Ucraina: che cos’è
Durante un vertice in Danimarca, i leader dell’Unione europea hanno dato sostegno alla proposta della Commissione europea di stanziare fondi per finanziare la difesa e la ricostruzione dell’Ucraina. L’idea è quella di utilizzare i beni della banca centrale russa che sono stati immobilizzati in Occidente dopo l’invasione di Mosca nel 2022. Il piano della Commissione europea consentirebbe ai governi europei di utilizzare gran parte dei beni russi congelati per l’Ucraina senza confiscarli, il che rappresenta un limite per molti di loro e per la Banca centrale europea.
Dei circa 300 miliardi di dollari di attività congelate, 210 miliardi di euro (229 miliardi di dollari) sono detenuti in Europa, di cui 185 miliardi di euro sono presso Euroclear, un depositario centrale di titoli con sede a Bruxelles. Di questi ultimi, circa 176 miliardi di euro sono diventati liquidità alla scadenza dei titoli, mentre i restanti 9 miliardi scadranno e diventeranno liquidità nel 2026. I 185 miliardi rappresenterebbero dunque la liquidità disponibile per l’Ue, ma occorre considerare anche il rimborso del prestito del G7 all’Ucraina da 45 miliardi di euro concordato l’anno scorso. Quindi la disponibilità della Ue scenderebbe a circa 140 miliardi di euro che verrebbero utilizzato per emettere nuovo prestito.
L’Unione europea emetterebbe un cosiddetto “prestito di riparazione” all’Ucraina sulla base dei saldi di cassa maturati sui titoli in scadenza immobilizzati nel 2022. Questo prestito verrebbe rimborsato dall’Ucraina solo dopo aver ricevuto le riparazioni di guerra dalla Russia in un eventuale accordo di pace, consentendo così all’Ucraina di spendere subito il denaro, anziché aspettare che il pagamento di Mosca. Il rischio associato al prestito sarebbe sostenuto collettivamente, o solo dai Paesi europei o da questi e dai membri non europei del G7, ovvero Canada, Giappone e Stati Uniti.
La Commissione, incaricata di definire i dettagli del prestito, ha detto che attenderà una valutazione da parte del Fondo monetario internazionale delle esigenze di finanziamento dell’Ucraina nel 2026 e nel 2027 prima di prendere una decisione sulla sua entità. Intanto la Commissione già alla fine della scorsa settimana ha presentato il piano alle capitali, nella speranza di ottenere sostegno prima del vertice ufficiale dell’Ue previsto per la fine del mese. Il piano ha l’opposizione del Belgio, che ospita la camera di compensazione di Euroclear con sede a Bruxelles, dove sono appunto custoditi gli asset russi. Il Primo Ministro belga Bart De Wever ha respinto la proposta, esprimendo dubbi sul piano su questioni come la ripartizione del rischio tra gli Stati membri, secondo fonti vicine alla questione.
Tuttavia, i funzionari presenti al vertice in Danimarca hanno complessivamente espresso ottimismo circa il fatto che il processo possa procedere, riporta Bloomberg. I lavori proseguiranno a livello tecnico e si prevede che la questione sarà discussa dai ministri delle finanze Ue la prossima settimana.
Come funziona il “prestito di riparazione”?
Per evitare il sequestro degli asset russi, l’idea è di trasferire il denaro da Euroclear a una nuova società veicolo (Special purpose vehicle, Spv) di proprietà dei governi dell’Ue o dei governi del G7. In cambio, la Commissione europea emetterebbe per Euroclear obbligazioni a cedola zero garantite dai proprietari della società veicolo. Le obbligazioni UE coprirebbero il rischio di Euroclear nei confronti di contenziosi russi, mentre la liquidità nell’SPV potrebbe essere investita generando così un rendimento ulteriore per l’Ucraina.
Il prestito di riparazione verrebbe erogato in tranche, il che a sua volta significherebbe che i saldi di cassa sarebbero progressivamente sbloccati da Euroclear in base alle esigenze e agli accordi. Una parte del prestito sarebbe collegata alla cooperazione europea in materia di difesa, basandosi sull’iniziativa Safe di finanziamento congiunto per progetti di difesa. Una parte dei proventi del prestito potrebbe anche essere utilizzata per coprire le esigenze di bilancio, secondo un documento della Commissione inviato ai governi dell’Ue.
Quali Stati membri parteciperanno?
La preferenza dell’Ue sarebbe che aderissero all’Spv tutti i 27 Stati membri dell’Ue oltre ai Paesi non europei del G7 e che si rilasciassero garanzie proporzionate alle dimensioni delle loro economie.
Tuttavia, poiché Ungheria e Slovacchia, paesi amici di Mosca, potrebbero non voler partecipare, i funzionari dell’Ue hanno detto che, se necessario, l’Spv potrebbe essere istituito anche senza questi due Paesi.
