L’economia dell’area euro è cresciuta dello 0,7% nel primo semestre del 2025, grazie alla tenuta della domanda interna: gli indicatori puntano al “protrarsi di una modesta espansione dell’attività nel terzo trimestre del 2025” con un 1,2% di crescita nell’intero anno, cui seguirebbero +1% nel 2026 e +1,3% nel 2027. Lo scrive la Bce nel nuovo Bollettino economico, secondo cui le indagini congiunturali “suggeriscono che sia il settore manifatturiero sia quello dei servizi continuano a crescere, segnalando una certa dinamica di fondo positiva nell’economia”.
Bce, dazi: accordo Usa-Ue avrebbe ridotto l’incertezza
Secondo il Bollettino, l’impatto complessivo dell’accordo Ue-Usa sui dazi e del nuovo contesto globale “si rivelerà con chiarezza solo nel corso del tempo”. Tuttavia “più avanti nell’orizzonte temporale di riferimento la crescita economica dell’area dovrebbe rafforzarsi“, sostenuta dalla ripresa dei salari reali e dalla tenuta dell’occupazione, oltre che da “nuovi stanziamenti pubblici per infrastrutture e Difesa, soprattutto in Germania” che andranno a stimolare la domanda interna dell’area euro.
Bce, Difesa e spesa militare: quali effetti su Pil e inflazione
In un contesto di incrementi programmati della spesa per la difesa nell’area dell’euro – secondo la Bce – una valutazione basata su modelli degli shock alla spesa pubblica suggerisce un effetto positivo sulla crescita del Pil in termini reali e un modesto effetto sull’inflazione misurata sullo Iapc, con una significativa incertezza riguardo alle stime.
Secondo gli analisti dell’Eurotower, un aumento persistente ma graduale della spesa militare pari all’1 per cento del Pil in tre anni è associato a un moltiplicatore del Pil dello 0,93 in due anni e a un impatto sull’inflazione basata sullo Iapc pari in media a 0,07 punti percentuali in due anni nelle diverse tipologie di modello. Si riscontra un notevole grado di eterogeneità nei modelli, si legge, con moltiplicatori del Pil compresi tra 0,42 e 1,13. A quattro anni dallo shock, si rileva, il moltiplicatore del Pil rimane pari in media a 0,93, mentre l’inflazione misurata sullo Iapc aumenta in media di 0,2 punti percentuali nei diversi modelli.
Bce: rafforzare l’Eurozona e seguire le raccomandazioni di Draghi
Nell’attuale panorama geopolitico il Consiglio direttivo della Bce “ritiene essenziale rafforzare tempestivamente l’area dell’euro e la sua economia. Le politiche strutturali e di bilancio dovrebbero accrescere la produttività, la competitività e la capacità di tenuta dell’economia”. Nel Bollettino mensile, si fa presente che “a un anno dalla pubblicazione della relazione di Mario Draghi sul futuro della competitività europea, resta fondamentale dare seguito alle sue raccomandazioni con ulteriori interventi concreti e accelerarne l’attuazione, in linea con il piano di azione della Commissione europea”. Nel dettaglio, “i governi dovrebbero dare priorità alle riforme strutturali e agli investimenti strategici che favoriscono la crescita, assicurando al tempo stesso la sostenibilità delle finanze pubbliche”.
Inoltre, “è d’importanza cruciale completare l’unione del risparmio e degli investimenti e l’unione bancaria, secondo una tabella di marcia ambiziosa, nonché definire in tempi rapidi il quadro legislativo per la possibile introduzione di un euro digitale”.
Bce: nessun impegno sulla direzione dei tassi
La Bce – si legge ancora nel Bollettino – “non intende vincolarsi a un particolare percorso dei tassi” e “seguirà un approccio guidato dai dati, secondo il quale le decisioni vengono definite di volta in volta a ogni riunione”. Tutto ciò è legato al fatto che, secondo la Bce – lo si diceva sopra – i rischi per la crescita economica, in precedenza orientati al ribasso, ora “sono divenuti più equilibrati”: l’accordo con gli Usa sui dazi ha “ridotto l’incertezza” e gli investimenti per difesa e infrastrutture posso dare slancio alla crescita, ma dall’altro lato “un nuovo peggioramento delle relazioni commerciali potrebbe ulteriormente frenare le esportazioni”.
Bce: spread Italia-Francia verso la convergenza
Fra i primi di giugno e gli inizi di settembre i rendimenti dei titoli di Stato francesi decennali sono aumentati di 20 punti base al 3,5% circa, quelli dei titoli italiani “sono invece scesi di sei punti base, rafforzando la tendenza di più lungo periodo verso una convergenza dei differenziali di rendimento dei titoli sovrani” dei due Paesi, dice ancora la Bce, notando che “gli operatori di mercato hanno prestato maggiore attenzione agli sviluppi fiscali, soprattutto in Francia, dove l’annuncio di un voto di fiducia per l’inizio di settembre ha destato preoccupazioni circa i ritardi nel risanamento dei conti pubblici”.
Bce: i governi risanino le finanze in modo favorevole alla crescita
“A livello dell’area dell’euro, nei prossimi anni sarà necessario un risanamento delle finanze pubbliche, formulato in maniera favorevole alla crescita”, si segnala nel Bollettino. L’Eurotower rileva inoltre che “i documenti programmatici di bilancio per il 2026, che i governi dell’Ue sono tenuti a presentare entro il 15 ottobre 2025, dovrebbero sostenere l’attuazione dei piani di bilancio di medio termine”. I governi “dovrebbero assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche in linea con il quadro della governance economica dell’Ue, nonché dare priorità alle riforme strutturali e agli investimenti strategici essenziali volti a favorire la crescita”.