Condividi

Banner FIRSTonline

Bankitalia, Signorini: “L’autonomia della banca centrale è condizione necessaria per la fiducia nella moneta e la stabilità dei prezzi”

Nel centenario di Giovanni Spadolini, il Direttore generale di Via Nazionale, Luigi Federico Signorini, ha ripercorso il “divorzio” del 1981 tra Tesoro e Banca d’Italia, evidenziando l’importanza di un’istituzione monetaria indipendente per la stabilità economica

Bankitalia, Signorini: “L’autonomia della banca centrale è condizione necessaria per la fiducia nella moneta e la stabilità dei prezzi”

Nel centenario di Giovanni Spadolini, la riflessione sull’autonomia della Banca d’Italia assume un valore storico e attuale. Luigi Federico Signorini, direttore generale dell’Istituto di Via Nazionale e presidente Ivass, ha ripercorso le tappe che hanno portato al celebre “divorzio” tra Tesoro e Banca d’Italia del 1981, momento cruciale per la politica monetaria italiana, durante l’incontro svoltosi nella sede fiorentina della Banca d’Italia in via dell’Oriuolo, promosso dall’Istituto in collaborazione con la Fondazione Spadolini Nuova Antologia, con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. L’appuntamento rientra tra le iniziative per il centenario della nascita dello statista fiorentino, di cui si è voluto ricordare il pensiero e l’impegno a difesa dell’indipendenza delle istituzioni economiche.

L’autonomia della banca centrale: un principio moderno

Secondo Signorini, l’autonomia della banca centrale non è un concetto nuovo, ma assume la forma moderna negli anni Settanta, quando la moneta perde il legame con un valore intrinseco e diventa fiduciaria. “La necessità di comprendere come si preserva la stabilità della moneta una volta reciso qualsiasi legame con un’attività reale sottostante diventa una questione pratica pressante”.

Le sfide teoriche di quegli anni, con Kydland, Prescott, Barro e Gordon, evidenziarono il problema dell’“incoerenza temporale”: stimoli monetari temporanei possono risultare inefficaci se gli operatori economici prevedono inflazione futura. Come osserva Signorini, “L’unico modo per rompere il circolo vizioso è sottrarre la politica monetaria al diretto controllo governativo e affidarla a un’autorità indipendente e ‘conservatrice’”.

La crisi degli anni Settanta e l’urgenza di autonomia

Il crollo del sistema di Bretton Woods nel 1971 e le crisi petrolifere successive portarono inflazione e squilibri economici. Negli Stati Uniti, l’intervento restrittivo della Fed sotto Paul Volcker dimostrò l’efficacia di politiche monetarie indipendenti, mentre in Italia la politica monetaria era vincolata al finanziamento del deficit pubblico, con un’inflazione superiore al 20%.

Signorini osserva: “In Italia, l’accomodamento delle esigenze finanziarie del Tesoro vanificava ogni aspirazione a una politica monetaria indipendente”.

Il contesto italiano: Ciampi e Andreatta

Carlo Azeglio Ciampi, governatore della Banca d’Italia, e Beniamino Andreatta, ministro del Tesoro, affrontarono la situazione di fiscal dominance con una proposta chiara: separare le funzioni della Banca dalle esigenze immediate del Tesoro. Andreatta scrisse a Ciampi il 12 febbraio 1981: “Molti problemi di gestione della politica monetaria sono resi più acuti da un’insufficiente autonomia della condotta della Banca d’Italia nei confronti delle esigenze di finanziamento del Tesoro”.

Ciampi rispose: “Perché la politica monetaria non subisca vincoli imposti dalla dimensione e dall’andamento nel tempo del disavanzo statale è necessario che il finanziamento al Tesoro della Banca d’Italia possa essere da questa regolato in piena autonomia al fine di raggiungere gli obiettivi di controllo monetario”.

Il “divorzio” Spadolini

Il governo Spadolini, insediatosi a giugno 1981, concretizzò il divorzio nel luglio dello stesso anno, limitando lo scoperto automatico sul conto corrente del Tesoro e attribuendo alla Banca la possibilità di modificare il tasso di sconto. Spadolini ne rivendicò la paternità politica: “Le misure predisposte nel luglio 1981 dal governo da me guidato, con l’apporto dell’allora ministro del Tesoro Andreatta”.

Le sfide iniziali e la prova di autonomia

Nei mesi successivi, il collocamento dei titoli pubblici registrò difficoltà, portando all’esaurimento del margine di credito disponibile sul conto corrente del Tesoro. Ciampi intervenne con lettere e leggi per garantire la continuità dei pagamenti dello Stato. Signorini sottolinea che questo passaggio fu cruciale: “Il governo Spadolini agì da apripista in un contesto tutto nuovo, mostrando che un’istituzione indipendente può concorrere efficacemente alla stabilità economica”.

Spadolini, Ciampi e la politica anti-inflazione

Spadolini non parlò direttamente di autonomia della banca centrale, ma era convinto sostenitore della sua tutela. Come ricorda Ciampi: “[N]on fu, ritengo, un’omissione. Spadolini era convinto sostenitore dell’autonomia della banca centrale; ma il modo migliore per salvaguardarla ed accrescerla, era di operare, più che di parlarne”.

Il governo puntò a un patto anti-inflazione, al controllo della spesa pubblica e al dialogo con le parti sociali: “L’obiettivo del governo era quello della definizione, o la ricerca della definizione, di un tasso di inflazione contrattato con le parti sociali”.

Impatto sul lungo periodo

Il divorzio e le politiche successive portarono a una progressiva riduzione dell’inflazione: dal 21% del 1980 al 5-6% tra gli anni Ottanta e Novanta, fino a scendere sotto il 2% prima dell’euro. Signorini evidenzia come “L’autonomia della Banca d’Italia non è un privilegio tecnico, ma una condizione necessaria per garantire fiducia nella moneta e stabilità dei prezzi”.

La Banca d’Italia come pilastro nazionale

Spadolini descrisse la Banca come simbolo dell’unità nazionale: “La parabola della Banca d’Italia rifletta la vita stessa dello Stato unitario”. Secondo Signorini, questo ruolo richiede competenza, spirito di servizio e accountability: “L’autonomia carica di una grande responsabilità i banchieri centrali, chiamati a esercitarla con prudenza, giudizio e trasparenza”.

Commenta