Sale l’importo della manovra. Con una mossa arrivata in extremis, il Governo ha deciso di aumentarne l’importo a 18 miliardi di euro, 2 miliardi in più rispetto a quelli previsti in precedenza.
“In questo contesto in cui permangono forti elementi di incertezza l’impegno del governo è proseguire da un lato nell’azione di sostegno del potere di acquisto delle famiglie, delle imprese e per il sociale, dall’altro assicurare la sostenibilità della finanza pubblica”, ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti dopo aver illustrato in consiglio dei ministri il Documento programmatico di Bilancio approvato ieri e che entro stasera dovrà essere inviato a Bruxelles. Per il via libera alla legge di Bilancio 2026 servirà invece ancora qualche giorno. Il motivo? Trovare un accordo con le banche che garantisca parte delle coperture necessarie. L’obiettivo dell’Esecutivo è quello di prendersi altri 2-3 giorni per trattare per poi dare l’ok definitivo al provvedimento venerdì 17 ottobre. “Abbiamo approvato il Dpb e la manovra è abbastanza delineata, venerdì i particolari”, ha promesso Giorgetti. La strada però resta in salita.
La manovra e il nodo coperture
“Oltre agli effetti di miglioramento del quadro di finanza pubblica anche dovuti alla rimodulazione del Pnrr concorrono sul versante delle entrate, le risorse reperite a carico degli intermediari finanziari e assicurativi e, dal lato della spesa, interventi sugli stanziamenti di bilancio”, si legge in una nota del Mef. Tradotto in numeri, dei 18 miliardi necessari per finanziare la manovra 10,8 arriveranno dai alla spesa dei ministeri e da una rimodulazione del Pnrr, mentre 7,2 miliardi sono stati incasellati sotto la voce “nuove entrate”. Ed è qui che si inseriscono i 4,5 miliardi che il governo chiede alle banche e – da ieri ufficialmente – alle assicurazioni, che tanto clamore sta suscitando nel settore finanziario
Il contributo di banche e assicurazioni
Il governo ha sempre assicurato di non voler arrivare allo scontro, ma i malumori tra i banchieri sono evidenti. Anche perché martedì si sono già viste le prime ripercussioni in Borsa, con le azioni del settore tutte in rosso in attesa di chiarimenti sull’importo e sulle modalità di applicazione del contributo che gli istituti di credito saranno chiamati a versare allo Stato.
Allo scopo di racimolare le risorse necessarie, il governo ha pensato a un doppio binario per le banche: da un lato la riduzione dal 40% al 26% dell’aliquota per sbloccare la distribuzione dei cosiddetti extraprofitti del 2023 a cui si aggiungerà la tassazione del 26% sui dividendi. E da qui dovrebbero arrivare tra i 2,8 e i 3 miliardi. Dall’altro un nuovo rinvio delle deduzioni per le Dta, le imposte differite attive, già concordato lo scorso anno. E da questo capitolo si attendono introiti per il 2026 tra 900 milioni e 1,3 miliardi. Al contributo delle banche si aggiungerà poi quello delle assicurazioni. Due le ipotesi in questo caso: tassare le polizze auto per gli infortuni legati al conducente o le polizze obbligatorie anti-calamità.
Qual è il problema? Mentre per il momento il comparto assicurativo tace in attesa di qualche chiarimento in più, tra i banchieri – compatti – serpeggia il malumore. Martedì, il comitato esecutivo dell’Abi ha approvato all’unanimità di “proseguire in via straordinaria nei contributi poliennali al Bilancio dello Stato, nella stessa logica concordata lo scorso anno, per il rilancio dell’economia e per la solidarietà sociale”. Lo afferma una nota dell’Abi precisando che il direttivo ha approvato all’unanimità la relazione del direttore Marco Elio Rottigni che era stato incaricato “degli approfondimenti relativi all’accordo dello scorso anno sull’ulteriore contributo delle banche al Bilancio dello Stato per il rilancio dell’economia”. Tradotto sì al nuovo rinvio delle dta con il suo possibile impatto sulla liquidità, no a qualsiasi tipo di contributo che abbia un impatto sul conto economico o sul capitale.
Per risolvere la questione, il governo ha deciso di rinviare il via libera alla legge di Bilancio 2026, inizialmente previsto per martedì 14, e prendersi 3 giorni di tempo in più, fino a venerdì 17, per trovare un accordo con il comparto. In questi stessi giorni però il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sarà a Washington per il meeting annuale dell’Fmi. A trattare saranno i suoi vice. Nella speranza – al momento non si sa quanto flebile – di trovare una quadra.
