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Banche: dalla “tassa volontaria” all’aumento dell’Irap, ecco come funzionerà il contributo alla Manovra

Sulle banche un mix di interventi, strutturali e temporanei, tra cui l’aliquota del 27,5% per chi deciderà di liberare le riserve

Banche: dalla “tassa volontaria” all’aumento dell’Irap, ecco come funzionerà il contributo alla Manovra

Sono state ore di forte tensione quelle vissute giovedì sera dal Governo in vista del via libera alla manovra approvata ieri dal Consiglio dei ministri. Oggetto del contendere: il contributo che le banche (e le assicurazioni) dovranno dare alla nuova legge di bilancio: circa 11 miliardi in tre anni: 4,3 miliardi nel 2026 e nel 2027, 2,5 miliardi nel 2028. “FI non voterà, né in Cdm né in Parlamento, alcuna tassa sugli extraprofitti” degli istituti di credito, aveva messo in chiaro Forza Italia attraverso una nota. Poi è arrivato anche il vicepremier Antonio Tajani a rincarare la dose: “Giorgetti mi ha assicurato durante l’ultima riunione del Consiglio dei ministri che non ci sarà alcuna tassa sugli extraprofitti, che è un concetto un po’ da Unione sovietica”. Diametralmente opposta l’opinione della Lega, che al contrario da settimane spingeva su una tassa sulle banche allo scopo di finanziare alcune delle sue misure di bandiera, come la rottamazione delle cartelle e la sterilizzazione dell’aumento dell’età pensionabile. 

Alla fine, nel corso di un vertice tenutosi giovedì, la maggioranza è riuscita a trovare una soluzione – più o meno – condivisa: il contributo delle banche ci sarà, ma tecnicamente non si tratterà di una tassazione sugli extraprofitti, tanto inviso a Forza Italia.

Cos’è la tassa sugli extraprofitti

Parte della soluzione trovata dal governo si rifà proprio alla tassazione sugli extraprofitti approvata nel 2023. All’epoca, il Parlamento approvò il cosiddetto decreto-legge “Asset” che conteneva al suo interno l’ormai celebre tassa. Cosa sono gli extraprofitti? Gli utili superiori “alla norma” ottenuti dalle banche grazie all’aumento dei tassi d’interesse effettuato dalla Banca Centrale Europea allo scopo di contrastare l’impennata dell’inflazione. L’aumento dei tassi Bce determina infatti un incremento dei tassi d’interesse su mutui e prestiti che porta agli istituti di credito maggiori introiti.

Quella stessa legge lasciava però alle banche una scappatoia: potevano decidere se pagare la tassa sugli extraprofitti con un’aliquota del 40% o mettere a riserva una somma due volte e mezzo volte superiore allo scopo di consolidare i loro bilanci e rendere più stabile e resiliente l’intero sistema. Tutti scelsero la seconda opzione, per un totale accantonato che, secondo Radiocor, ammonta a 4,6 miliardi di euro. Nel dettaglio, Intesa Sanpaolo aveva messo da parte 2,1 miliardi circa, Unicredit 1,1 miliardi, Banco Bpm 381 milioni, Bper 315,4, Mps 312,7, Mediobanca 226, Popolare di Sondrio 107 e Credem 95. 

Come funziona il contributo delle banche alla Manovra

La soluzione trovata dalla maggioranza elimina – quantomeno formalmente – la tassazione sugli extraprofitti per banche e assicurazione, ma stabilisce l’innalzamento di un’altra tassa, l’Irap. “Gli interventi sulle banche sono “un mix di carattere strutturale e congiunturale”, ha spiegato ieri in conferenza stampa il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Partiamo dal primo intervento, quello che si rifà proprio a quanto previsto dal decreto Asset del 2023. Nel prossimo triennio, le banche potranno (ma non sarà obbligatorio come previsto in precedenza), liberare gli utili messi a riserva due anni fa e distribuirli ai soci pagando un’imposta ridotta del 27,5% anziché del 40%, come previsto due anni fa. In questo modo il Governo spera di recuperare parte delle risorse necessarie per la manovra, circa 1,27 miliardi di euro, così distribuiti: 569 milioni da Intesa, 302,5 da Unicredit, 105 da Banco Bpm, 87 da Bper, 86 da Mps, 62 da Mediobanca, 29 dalla Popolare di Sondrio e 26 da Credem. A questa cifra si aggiungerà poi un altro miliardo di euro proveniente dagli azionisti se, come prevedibile, questi soldi verranno distribuiti sotto forma di dividendi. 

C’è però un problema: come farà il governo a coprire la manovra se le banche dovessero decidere di non sbloccare le risorse e lasciarle a riserva? “Le banche faranno le loro valutazioni in base ai risultati di quest’anno che però mi sembra vadano bene”, ha detto il numero uno del Mef. “Il rischio che queste risorse non arrivino c’è sempre” ha aggiunto, invitando però a guardare “le politiche dei dividendi che le banche hanno promesso ai loro azionisti. Chiaro è che oggi noi offriamo la possibilità di liberarle a delle aliquote interessanti e quindi questo potrebbe indurre di chiudere la partita a quelle che sono le aliquote normali dell’Ires praticata”.

L’Irap sulle banche sale di 2 punti

Tra gli altri interventi previsti dalla manovra quello che piace meno alle banche è però l’aumento di due punti percentuali dell’Irap sul settore finanziario. Sia perché ha carattere strutturale, sia perché banche ed assicurazioni pagano già di più rispetto alle altre imprese. Le aliquote sono infatti al 5,45% per gli istituti di credito e al 5,9% per le compagnie assicurative. Infine, nella legge di bilancio si prevedono un nuovo regime di deducibilità dei crediti dubbi che vengono spalmati su più esercizi e la limitazione del riporto fiscale delle perdite.

La reazione della Borsa

Per gli analisti, in generale, si tratta di notizie negative per il settore, tanto che dopo le perdite già accumulate nelle sedute precedenti, ieri i titoli bancari hanno chiuso tutti in profondo rosso. La peggiore è stata Unicredit (-2,62%), seguita a ruota da Banca Mediolanum (-2,43%), Intesa Sanpaolo (-2,23%), Mediobanca (-1,97%), Mps (-1,84%), Banco Bpm (-1,6%).

“L’impatto previsto”, delle misure della manovra “dovrebbe essere gestibile”, sostengono gli esperti di Banca Akros che mantengono “una visione positiva” sul comparto. Per Barclays “gli impatti più rilevanti potrebbero riguardare il sentiment del mercato e il costo del capitale”, poiché gli investitori si aspettavano un approccio più costruttivo da parte del governo italiano nei confronti delle banche, alla luce dei precedenti degli ultimi anni’. 

Equita punta invece il dito sull’aumento dell’Irap. “A nostro avviso, questa misura rappresenterebbe l’intervento più negativo per il settore, poiché con elevata probabilità assumerebbe carattere strutturale”, scrivevano gli esperti poco prima che arrivasse l’ok alla manovra.

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