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Banca Generali accelera nel 2025: utile e masse record trainano la cedola. Mossa rassicura su timori AI

Nel 2025 utile a 445,8 milioni (+3%) e raccolta oltre 6,8 miliardi, masse a 113,5 miliardi. Cedola da 2,9 euro, ma il titolo crolla in Borsa per i timori legati all’intelligenza artificiale nel wealth management. L’ad Mossa: “Non vediamo alcun rischio e l’AI sarà disruptive ma in senso positivo”

Banca Generali accelera nel 2025: utile e masse record trainano la cedola. Mossa rassicura su timori AI

Banca Generali ha chiuso il 2025 con un utile netto consolidato di 445,8 milioni di euro (+3,4% anno su anno), il livello più alto della sua storia. Le masse gestite e amministrate hanno raggiunto un nuovo record a 113,5 miliardi (+9,3%), mentre la raccolta netta ha superato i 6,8 miliardi (+2,9%), con ulteriori 451 milioni già messi a segno a gennaio 2026. Forte l’accelerazione nel quarto trimestre: utile netto a 131,2 milioni (+41,7%) e margine di intermediazione a 277,7 milioni (+7,8%). Alla luce dei risultati, il Cda ha proposto un dividendo di 2,90 euro per azione.

“Tutti gli obiettivi di raccolta netta sono stati raggiunti grazie alla forte accelerazione nel quarto trimestre 2025”, ha sottolineato il ceo Gianmaria Mossa durante la call con gli analisti.

Nonostante i conti solidi, il titolo arretra a Piazza Affari (-6%), penalizzato dai timori legati all’intelligenza artificiale: una volatilità che sta colpendo l’intero comparto del risparmio gestito e che nei giorni precedenti aveva già interessato software e assicurazioni.

Un nuovo massimo storico per Banca Generali

La qualità degli utili resta elevata: l’utile netto ricorrente sale a 362,5 milioni (+6,8%) e rappresenta l’81% del totale. Il margine di intermediazione cresce a 1,03 miliardi (+2%), sostenuto dalle commissioni ricorrenti (530 milioni, +11,3%) e dal margine finanziario (355,5 milioni, +5%), mentre il margine d’interesse si attesta a 325 milioni (+2%) grazie all’espansione dei depositi retail (15,8 miliardi, +9%) e al calo del costo del funding a 77 punti base. Gli attivi fruttiferi raggiungono 16,7 miliardi, in prevalenza obbligazionari. Le commissioni lorde ricorrenti salgono a 1,13 miliardi, inclusi 31,2 milioni da Intermonte.

Proprio Intermonte diventa un motore di crescita: l’integrazione ha già portato 16 milioni di ricavi da trading e market making. “I ricavi raddoppieranno entro il 2030, con 40-45 milioni aggiuntivi”, ha spiegato Mossa, “mentre già entro il 2026 sono attesi 10-15 milioni e il cost/income scenderà sotto il 60%”. “L’hedging sui prodotti strutturati ha generato le prime sinergie e il trend positivo si è confermato a gennaio”. Sul fronte commerciale “abbiamo lanciato due fondi azionari italiani” e “ricevuto 160 richieste di investment banking, con due mandati già firmati e altri 8-10 in arrivo”.

Sul capitale, nonostante l’impatto di Ops Mediobanca e l’entrata a regime del nuovo framework regolamentare (CRR3), i coefficienti patrimoniali restano ampiamente sopra i requisiti SREP: CET1 al 17,1%, Total Capital Ratio al 18,9%, leverage al 5,6% e LCR al 337%.

Dividendo e guidance 2026

Il Cda ha deliberato dividendi per 338,9 milioni, pari a 2,9 euro per azione (pay-out 76%). La distribuzione sarà articolata in due tranche: 2,20 euro con stacco il 18 maggio 2026 e 0,70 euro con stacco il 15 febbraio 2027. La seconda tranche del dividendo 2024 (0,65 euro per azione) sarà staccata il 23 febbraio 2026 e pagata il 25 febbraio.

Per il 2026 la banca stima una raccolta netta superiore a 6,5 miliardi, un margine di interesse netto stimato tra 330 e 340 milioni e una crescita dei costi operativi core nel range 6-8%. L’integrazione di Intermonte e la partnership insurbanking con Alleanza contribuiranno a generare ricavi aggiuntivi significativi nei prossimi anni.

A chi ha fatto notare che la guidance di raccolta netta 2026 è leggermente inferiore al risultato 2025 (6,8 miliardi), l’ad Gian Maria Mossa ha risposto: “Vogliamo iniziare l’anno con un approccio conservativo e poi superare i target. Siamo più focalizzati sulla qualità che sulla quantità, ma come al solito i target sono fatti per essere superati. C’è un po’ di cautela per il fatto che siamo all’inizio dell’anno, ma è comunque la guidance iniziale più alta di sempre”.

Banca Generali: timori AI pesano sul titolo

Nonostante i conti solidi, il titolo Banca Generali perde oltre il 5% in Borsa, trascinato dalle vendite sull’intero comparto del risparmio gestito dopo le novità arrivate dagli Stati Uniti, dove la startup Altruist ha introdotto strumenti di pianificazione fiscale basati sull’intelligenza artificiale.

Mossa ha però ridimensionato l’impatto: “La volatilità è una questione statunitense che non c’entra nulla con il mercato italiano del wealth management e ancora meno con noi, perché non siamo una piattaforma di brokerage”.

Secondo l’ad, “l’Italia è un mercato unico, dove la gestione del risparmio è ancora un affare di famiglia” e i clienti cercano “contatto umano, non automazione”. L’AI, ha aggiunto, “è un grande acceleratore del business, non un’alternativa: non vediamo alcun rischio strategico dalle ultime notizie, e l’AI sarà disruptive ma in senso positivo”. E ha concluso: “Stiamo considerando delle partnership con società di AI, le stiamo analizzando da un anno e mezzo, quindi vediamo opportunità di collaborazione e non di competizione considerando il nostro business”.

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