Deindustrializzazione, prezzi dell’energia, burocrazia, Ets europei. Nella sala romana del Convention Center La Nuvola, il numero uno di Confindustria, Emanuele Orsini, elenca uno dopo l’altro i problemi che affliggono l’industria italiana ed europea, lanciando un allarme sulla tenuta del settore a livello continentale. Presenti in platea, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la premier Giorgia Meloni e il ministro Adolfo Urso, mentre la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola è intervenuta con un videomessaggio.
Orsini: “Industria europea è sotto pressione”
“Tutta l’industria di base europea è sotto pressione”. Questo il sunto del messaggio lanciato dal presidente di Confindustria, che ha citato carta, acciaio, vetro, chimica, cemento e ceramica come settori schiacciati dai costi energetici, dalle regole Ue e dalla concorrenza cinese.
“Non accettiamo la deindustrializzazione come un destino già scritto. Noi crediamo nell’Italia, dove restiamo e vogliamo restare a lavorare, produrre insieme ai nostri collaboratori. Siamo imprenditori, ma prima di tutto siamo cittadini di questa grande comunità”, ha detto detto Orsini nel suo intervento. “Sentiamo la responsabilità di tornare a crescere, rafforzare le nostre imprese e investire in ricerca e innovazione”, ha affermato con forza, attirando gli applausi della platea.
L’export manifatturiero “è stato il perno dell’economia italiana” degli ultimi anni ed è cresciuto “nonostante i costi dell’energia e un contesto internazionale ostile”, ha continuato Orsini, spiegando che oggi “le tensioni geopolitiche sul commercio mondiale mettono ancor più sotto pressione tutte le nostre filiere. L’accesso al mercato americano è diventato più costoso e i prodotti cinesi stanno invadendo il nostro mercato a prezzi ingestibili”, ha affermato. Per questo, la domanda da porsi, spiega il numero uno degli industriali, è “se in questo contesto l’export da solo possa continuare a trainare la nostra economia. Una crescita robusta nel lungo periodo richiede un rapporto bilanciato fra export, investimenti e consumi. Per ottenerlo dobbiamo reagire uniti e mettere gli imprenditori in condizione di fare il loro lavoro”.
Orsini: “L’Europa federale non c’è, burocrazia lunare”
“Un’Europa veramente federale”, anche perché “la dimensione europea è l’unica in grado di reggere l’urto”. All’Europa “serve molta più semplificazione di quanto fatto finora nei Pacchetti Omnibus. L’accumulo di regole, modifiche frequenti, sovrapposizioni e oneri eccessivi continua”, ha detto il presidente di Confindustria. Il numero uno degli industriali ha ricordato che in Europa sono stati annunciati “ambiziosi obiettivi” di riduzione regolamentare (del 25% per le imprese e del 35% per le Pmi), ma “solo tra novembre e dicembre 2025 sono stati presentati 10 nuovi pacchetti legislativi e nel 2026 ne arriveranno altri 12. Nel 2025, la Commissione ha presentato al Consiglio 116 proposte legislative e 741 atti delegati. Le 72 condizioni poste da Bruxelles per il via libera al Decreto-Bollette del nostro Governo sono l’ultima conferma di quanto sia lunare la burocrazia europea“.
Orsini: “Sospendere subito l’Ets”
“Noi crediamo nell’Europa, ma siamo molto preoccupati per le scelte dell’Unione in questi ultimi anni. Un punto su tutti: Bruxelles non ha chiaro cosa significhi competitività. Dall’inizio del mandato di questa commissione, l’Europa ha perso 250mila occupati nella manifattura che si traducono in un milione di occupati in meno nell’indotto. È avvenuto perché non facciamo politiche per mantenere l’industria nel nostro continente, al contrario la spingiamo ad andarsene e a delocalizzare”, ha dichiarato il presidente di Confindustria. Decisioni che anziché favorire i Paesi dell’unione, hanno avvantaggiato la Cina. Senza uno sforzo comune, ha continuato Orsini, “perderemo il 15% del Pil”. Da qui la richiesta: sospendere subito l’Ets. il sistema di certificazione delle emissioni di C02, che definisce “una vera pazzia ed è necessaria una profonda revisione”.
A livello europeo sono tre sono i cambiamenti su cui puntare, secondo Orsini: “Un vero mercato unico dell’energia, un vero mercato unico dei capitali e del risparmio, un debito comune, per finanziare una vera politica industriale Europea”
Orsini: “Prezzo energia minaccia esistenziale, accelerare ritorno nucleare”
“Per le imprese il prezzo dell’energia è ormai una vera e propria minaccia esistenziale. Non possiamo continuare a pagare nei nostri stabilimenti l’energia ai prezzi piu’ cari d’Europa. L’Italia, per le scelte fatte nel passato rinunciando al nucleare, o per quelle delle Regioni oggi sulle rinnovabili, ormai e’ completamente fuori scala e fuori mercato”. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, nella relazione all’assemblea di Confindustria si sofferma sulla prima delle 5 leve per rimettere l’impresa al centro: l’energia. E chiede di riportare l’energia nella competenza esclusiva dello Stato, sbloccare le aree idonee per gli impianti rinnovabili e “accelerare il ritorno al nucleare“.
La risposta di Meloni: “Posizioni diverse, stesso obiettivo”
Dopo l’intervento di Orsini a salire sul palco della Nuvola è stata la premier Giorgia Meloni che ha ringraziato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, definendo la sua presenza “un richiamo all’importanza dell’industria italiana non solo sul piano economico ma anche storico, identitario e culturale”. La presidente del consiglio ha rivendicato quanto fatto dal suo governo per l’industria: “Voglio ringraziare il presidente Orsini e voi per aver riconosciuto gli sforzi del governo, non lo considero scontato”, ha detto aggiungendo che tra esecutivo e imprese possono esserci “posizioni diverse”, ma «l’obiettivo è lo stesso”.
Meloni ha poi attaccato l’Unione Europea, definendola “un gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato la competitività, la crescita strategica sull’altare di approcci ideologici e tecnocratici”. “L’Europa è stata inarrestabile nella capacità di moltiplicare le regole su ogni aspetto della vita comune ma miope quando si trattava di far sentire la propria voce nella vita globale”, ha detto.
“Noi dobbiamo imparare dagli errori del passato, chi come voi, come me, pone con forza la necessità di un cambio di passo da parte dell’Europa non lo fa per distruggere, lo fa per costruire. Non lo fa perché è il cavallo di Troia di qualche oscuro potere o interesse, lo fa perché ha a cuore la propria civiltà e la sua capacità di incidere nel futuro. Allora non bisogna avere paura di dire le cose come stanno. Noi chiediamo che l’Europa faccia meno e lo faccia meglio”, ha continuato l’inquilina di Palazzo Chigi.
Meloni: “Creare un cantiere comune per riformare la burocrazia”.
Rivolgendosi gli industriali Meloni ha proposto di “avviare subito un cantiere comune per arrivare ad una riforma comune della burocrazia in Italia”, “Sull’energia, capitolo che pesa più di altri sulla competitività, ringrazio il presidente Orsini per aver riconosciuto il cambio di approccio di questo governo, in particolare per aumentare l’offerta e gli investimenti”.
La premier ha poi risposto punto per punto alle questioni poste da Orsini. “Quando lo stato crea le condizioni favorevoli il Sud sa rispondere con energia e può diventare traino” per il Paese. “Non è una questione meridionale, è da sempre una questione nazionale e ci riguarda tutti”. Parlando della Zes Meloni ha spiegato che si stanno “studiando meccanismi tecnici per applicare a tutto territorio nazionale e affiancare questa misura ad un altra in ottica di investimenti, il meccanismo di iperammortamento”.
Sul nucleare: “Vogliamo proseguire speditamente sulla strada del ritorno al nucleare in Italia, intanto sulle tecnologie più innovative con i reattori modulari. Entro l’estate – ha ribadito – sarà approvata la legge delega e poi saranno approvati i decreti attuativi per il quadro politico necessario. Non ho dubbi sul fatto che la ripresa della produzione nucleare sia un obiettivo alla nostra portata, e importante per la nostra competitività. Sono molto determinata su questo”.
Infine il sistema “Ets”, definito una “tassa paradossale” che finisce per “creare ulteriori disparità”. Ma invece di “sospenderla” come si dovrebbe fare in Ue, “si continuano a difendere totem ideologici”. “Non è la strada giusta, è la strada giusta se vogliamo consegnarci al declino. Il governo intende continuare a dare battaglia su questo fronte”.
La presidente del consiglio ha infine fatto riferimento alle tensioni geopolitiche. Gli effetti della crisi in Iran, ha detto,”sono circostanze che sfuggono al controllo degli Stati membri Ue che giustificano ampiamente l’estensione della flessibilità già concessa per le spese di sicurezza e difesa anche agli investimenti necessari a far fronte alla crisi energetica”. Meloni ha sottolineato “l’impatto che la chiusura dello Stretto di Hormuz sta avendo sulle nostre famiglie e imprese”. “Non si tratta di essere autorizzati a fare nuovo debito a livello nazionale ma di allocare al meglio quello che c’è”, ha ribadito.
Infine, sul tema delle spese della difesa “ho detto e lo ripeto, non ho affatto cambiato atteggiamento, benché sappia molto bene quanto il tema in Italia sia impopolare. Io penso anche che un leader serio debba dire la verità. La verità è che se non ti sai difendere, se chiedi a qualcun altro di garantire la tua sicurezza, lo pagherai in termini di autonomia, in termini di capacità di difendere i tuoi interessi nazionali”. “Io voglio che l’Italia sia una nazione libera, ma dall’altra parte – ha aggiunto – so anche che se noi oggi non aiutiamo le famiglie e le imprese a superare l’impatto di una crisi che è significativa, rischiamo che domani non ci sia più niente da difendere in questa nazione. E quindi dobbiamo creare un equilibrio tra due necessità”.