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Banca d’Italia: al Sud per realizzare un’opera pubblica servono 8 mesi e mezzo più che al Nord

Per Via Nazionale il problema è legato anche al capitale umano: “Al Sud dipendenti pubblici più anziani e meno istruiti” – “Reclutamento? Meglio i concorsi delle stabilizzazioni”

Banca d’Italia: al Sud per realizzare un’opera pubblica servono 8 mesi e mezzo più che al Nord

Per realizzare un’infrastruttura pubblica, nel Centro-Nord Italia si impiegano in media 415 giorni, mentre al Sud 475. Una differenza di circa due mesi: non è poco, ma nemmeno una tragedia. Peccato che questi dati si riferiscano solo alla fase di esecuzione delle opere. Se aggiungiamo progettazione, post-progettazione e affidamento, il conteggio si fa molto più alto: 755 giorni al Centro-Nord e 1.010 al Sud. Il divario, quindi, si moltiplica per quattro, arrivando a 255 giorni, circa otto mesi e mezzo. I numeri sono contenuti nell’ultima Relazione annuale Banca d’Italia, che rielabora dati Anac e OpenBDAP relativi al periodo 2012-2020.

Relazione annuale Banca d’Italia: gli obiettivi del Pnrr e il ruolo del capitale umano

Via Nazionale ricorda che, per affrontare il problema, il Pnrr “prevede specifici obiettivi di accelerazione sia delle procedure di aggiudicazione sia delle fasi esecutive, da raggiungere attraverso interventi che agiscono lungo tre direttrici principali: la riforma del Codice dei contratti pubblici, la qualificazione delle stazioni appaltanti e la formazione specifica del personale”.

L’ultimo punto non va sottovalutato, perché, nella gestione delle opere pubbliche, il capitale umano fa la differenza più di quanto si creda: “A parità di altre condizioni – scrive Bankitalia – una maggiore presenza femminile e di giovani nella forza lavoro delle amministrazioni locali si associa a durate più brevi per la maggior parte delle fasi” di realizzazione delle opere.

Calo del personale e blocco del ricambio generazionale

Proprio su questi punti il Sud è particolarmente carente, perché il calo degli addetti registrato in tutto il Paese negli ultimi anni è stato più intenso “per gli enti territoriali meridionali, a causa della precarietà delle loro condizioni di bilancio e della conseguente applicazione di limitazioni più stringenti al turnover del personale”.

Il blocco del ricambio generazionale ha impedito “l’ingresso di competenze aggiornate – continua Via Nazionale – Ne consegue che i dipendenti pubblici nelle regioni meridionali sono mediamente più anziani, meno istruiti e maggiormente concentrati in mansioni a basso contenuto tecnico-specialistico”.

Reclutamento, Bankitalia critica le stabilizzazioni: “Meglio i concorsi”

Non solo: Bankitalia punta il dito anche contro le modalità di reclutamento seguite nell’ultimo decennio, che al Sud “hanno privilegiato il ricorso alla stabilizzazione di lavoratori precari a discapito di concorsi che avrebbero potuto consentire una selezione più mirata del personale”.

A tutto questo si aggiunge, negli enti territoriali meridionali, “una minore diffusione delle tecnologie digitali, il cui ruolo è cruciale per migliorare la produttività e per accrescere la gamma dei servizi offerti dalle amministrazioni”, sottolinea ancora Via Nazionale.

Criminalità organizzata: sconfiggerla può valere lo 0,5% di Pil l’anno

Quanto alla criminalità organizzata, “che, oltre a incidere direttamente sull’attività economica, influenza anche l’azione pubblica distorcendone le finalità e riducendone l’efficacia”, la Banca centrale stima che, nel lungo periodo, “l’azzeramento della presenza mafiosa potrebbe innalzare il tasso di crescita del Pil del Mezzogiorno di 0,5 punti percentuali l’anno”.

Tutti questi indicatori restituiscono un quadro ancora molto scoraggiante sulla qualità dell’azione pubblica al Sud, che risulta “significativamente inferiore alla media italiana, peraltro bassa nel confronto internazionale”, conclude Bankitalia.

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