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Argentina, restrizioni valutarie contro la fuga di capitali

Nonostante la linea di credito del FMI da 57 miliardi, continua la fuga di capitali dall’Argentina, con deprezzamento del 50% della valuta, drenaggio delle riserve ufficiali (-20%) e aumento dell’inflazione (+50%). L’austerità, accompagnata a elevati tassi di interesse a oltre il 60%, approfondirà e allungherà la contrazione economica.

Argentina, restrizioni valutarie contro la fuga di capitali

Dopo una ripresa di breve durata registrata nel 2017, l’elevata vulnerabilità dell’Argentina di fronte alla normalizzazione della politica monetaria statunitense e all’incertezza dei mercati finanziari è diventata evidente nel corso dello scorso anno, quando l’aumento dei rendimenti dei bond USA ha colpito il peso e gli investitori hanno iniziato a vendere attività rischiose in aprile. L’esposizione è stata determinata dal persistere di elevati disavanzi fiscali e delle partite correnti, nonché da un’elevata quota di debito in valuta estera (circa il 70%). Sull’Argentina si è abbattuta una grave crisi di fiducia e, nonostante lo Stand-by Arrangement del FMI messo in atto nel luglio 2018la fuga di capitali da parte degli investitori è proseguita, producendo un deprezzamento del 50% della valuta e una diminuzione delle riserve ufficiali. I tentativi di arginare i deflussi aumentando i tassi di interesse a un livello record di oltre il 60% e rendendo più rigorosa la politica di bilancio sono falliti, dal momento che non sono stati in grado di arginare le preoccupazioni circa l’elevato fabbisogno di finanziamento. 

In questo scenario, nel settembre 2018 il Fondo Monetario Internazionale ha aumentato la linea di credito dell’Argentina da 50 a 57 miliardi di dollari accelerando l’erogazione di prestiti per garantire il fabbisogno di finanziamento del governo nel 2019. Ciò ha ridotto la probabilità di default dell’Argentina per il momento, ma in cambio il governo ha dovuto accettare di pareggiare il bilancio nel 2019. Per eliminare il disavanzo fiscale primario, la spesa pubblica per infrastrutture, trasferimenti alle amministrazioni provinciali e sovvenzioni per energia e trasporti pubblici sono stati ridotti ed è stata applicata una tassa temporanea sulle esportazioni. Secondo Atradiusle misure di austerità, accompagnate a elevati tassi di interesse pari a oltre il 60%, approfondiranno e allungheranno la contrazione economica: le ultime proiezioni vedono il PIL a -1,2% per la fine di quest’anno. Dopo la pressione al rialzo sul peso a fine 2018 e inizio 2019, che ha consentito alla Banca Centrale di costituire riserve, il peso si è nuovamente deprezzato da fine febbraio, a seguito delle preoccupazioni sulle possibilità di Macri di vincere le elezioni in programma a fine ottobre. Allo stesso tempo, l’inflazione è aumentata di oltre il 50% a causa del forte deprezzamento nel 2018 e del continuo adeguamento dei prezzi. E con l’aumento della disoccupazione cresce il rischio di disordini sociali. 

Il governo argentino ha imposto restrizioni valutarie parziali a partire dal 2 settembre per regolare le transazioni sul mercato dei cambi. Queste misure hanno fatto seguito ad un forte calo del peso e delle riserve ufficiali (circa il 20%) dopo l’inaspettata sconfitta di Macri alle elezioni primarie dell’11 agosto scorso. Per le imprese, questi controlli obbligano gli esportatori a rimpatriare i guadagni in valuta estera entro cinque giorni lavorativi dal ritiro o 180 giorni dopo l’approvazione della spedizione (15 giorni nel caso delle merci). Inoltre, le imprese dovranno essere autorizzate a rimpatriare i profitti all’estero. Tuttavia, non ci sono restrizioni all’acquisto di valuta estera per facilitare il commercio o per pagare il debito alla scadenza. Per il momento, quindi, le restrizioni non pregiudicano la capacità delle imprese di accedere ai cambi per scopi commerciali o di debito; tuttavia, il crollo del peso aggrava l’inflazione, rinviando la ripresa economica. 

L’analisi del FMI prevede una possibile ripresa non prima della fine del 2019, trainata principalmente dalle esportazioni con il beneficio della debolezza del peso. Un aumento delle esportazioni di prodotti agricoli (pari al 50% delle esportazioni totali) comporterebbe un afflusso di valuta forte e, unitamente al calo delle importazioni, ridurrebbe il disavanzo delle partite correnti. L’inflazione dovrebbe diminuire nel corso dell’anno, man mano che le previsioni di politica monetaria estremamente restrittiva cominceranno a entrare in vigore. 

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