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Amazon Leo: ecco la nuova costellazione satellitare di Bezos che sfida Starlink di Musk

Amazon abbandona il nome in codice “Kuiper” e presenta Leo, la nuova costellazione satellitare in orbita bassa: oltre 150 satelliti già attivi, più di 3.200 in arrivo e una sfida diretta a Starlink per portare Internet veloce nelle aree più remote del mondo

Amazon Leo: ecco la nuova costellazione satellitare di Bezos che sfida Starlink di Musk

Per sette anni il grande progetto satellitare di Amazon ha viaggiato sotto traccia, nascosto dietro un nome provvisorio che guardava più alle periferie del Sistema Solare che al futuro delle telecomunicazioni. Project Kuiper era nato così: un’iniziativa sperimentale, sviluppata da un piccolo gruppo di ingegneri tra schemi preliminari e prototipi da laboratorio. Oggi quella fase si chiude definitivamente. Amazon archivia il nome in codice e presenta ufficialmente Amazon Leo, il marchio con cui intende entrare nella competizione più avanzata e strategica del momento: la connettività satellitare in orbita terrestre bassa. . Ed è, soprattutto, la dichiarazione di una sfida diretta al grande rivale del segmento, Starlink di Elon Musk, già operativo e largamente diffuso anche in Italia.

Il nuovo nome non ha nulla di astrologico. “Leo” è un riferimento diretto alla Low Earth Orbit, la fascia compresa tra i 200 e i 2.000 chilometri di altitudine dove stanno già operando i primi oltre 150 satelliti del gruppo, il nucleo iniziale di una costellazione che supererà le 3.200 unità. È una scelta che segna una rottura netta con il passato: Kuiper richiamava una cintura di asteroidi lontana e astratta, Leo invece porta il progetto nel cuore della realtà tecnica in cui sta prendendo forma la prossima infrastruttura globale delle telecomunicazioni. Una svolta che si inserisce nella visione spaziale evocata dallo stesso Jeff Bezos, che di recente ha parlato anche di data center orbitali alimentati dall’energia solare, una prospettiva che considera ormai vicina e non più fantascienza.

Una costellazione industriale: la fabbrica spaziale di Amazon

Dietro Leo c’è un’infrastruttura industriale che pochi possono permettersi. Negli ultimi anni Amazon ha costruito una delle linee produttive di satelliti più avanzate al mondo, capace di realizzare piattaforme orbitanti a ritmo continuo. L’azienda ha inoltre progettato una gamma di terminali utente che va dal Nano, pensato per usi residenziali o di campo, al Pro, fino all’Ultra, la prima antenna phased-array commerciale in grado di sostenere velocità nell’ordine del gigabit.

L’integrazione con i servizi cloud di AWS e la forza finanziaria del gruppo completano il quadro. L’impressione è che Amazon voglia replicare nello spazio la formula che l’ha resa dominante sulla Terra: un ecosistema integrato dove produzione, cloud e distribuzione lavorano in sinergia. Se Starlink ha il vantaggio dell’anticipo, Amazon ha quindi quello dell’ecosistema.

La corsa ai satelliti di Bezos tra ritardi e l’aiuto di Musk

La strada, però, è appena iniziata. I lanci finora completati sono pochi, e uno dei dettagli più curiosi riguarda proprio il mezzo utilizzato per portare in orbita molti dei satelliti già operativi: i Falcon 9 di SpaceX. In pratica, Bezos ha sfruttato i razzi del suo principale rivale per costruire la rete che dovrà competere con Starlink.

I numeri, allo stato attuale, sono ancora sproporzionati a favore di Musk. Starlink dispone di migliaia di satelliti e di un servizio pienamente operativo in decine di Paesi, mentre Amazon è ancora nella fase di costruzione. Se tutto andrà secondo i piani, Leo comincerà a erogare connettività su base selettiva entro la fine del 2025, per poi aprirsi su scala più ampia nel 2026.

È un ritardo pesante, che Amazon affronta con la consapevolezza di avere una potenza finanziaria e una capacità di integrazione tecnologica tali da colmare parte dello svantaggio iniziale. Non sarà un recupero facile, ma non è nemmeno impossibile.

La sfida con Starlink non è solo una sfida di numeri. È una battaglia tra due modelli industriali e due visioni di lungo periodo. Starlink ha costruito un servizio planetario con una velocità operativa impressionante mentre Amazon sta mettendo in campo un’integrazione verticale che unisce cloud, satelliti e infrastrutture terrestri.

Il confronto, inoltre, ha anche una dimensione geopolitica. Le costellazioni satellitari stanno diventando infrastrutture critiche per telecomunicazioni, difesa, logistica, gestione delle emergenze. Governi e grandi aziende cercano di evitare dipendenze eccessive da un solo operatore, e la presenza di Amazon potrebbe riequilibrare un settore finora dominato da SpaceX.

Leo si propone come alternativa credibile proprio perché può contare sul motore industriale di AWS, un vantaggio che nessun altro operatore può replicare.

Amazon Leo entra nella rete globale

Anche senza essere ancora operativo, Amazon Leo ha già seminato le basi della sua futura rete commerciale. Diverse aziende hanno scelto di legarsi al progetto, vedendo nelle orbite basse una risposta credibile ai problemi di latenza e copertura che da anni affliggono le connessioni tradizionali in determinati contesti. JetBlue prevede di adottare la costellazione per offrire Wi-Fi veloce e gratuito a bordo. L3Harris, colosso della difesa, collaborerà con Amazon per sviluppare servizi dedicati a governi e forze armate. In America Latina, gruppi come DIRECTV e Sky Brasil stanno conducendo sperimentazioni per servizi tv e dati; in Australia, l’operatore pubblico NBN Co punta a utilizzare Leo per raggiungere le comunità rurali più isolate.

Questa rete di alleanze suggerisce che Amazon abbia in mente una strategia molto meno orientata al consumo domestico rispetto a Starlink. L’obiettivo immediato sembra essere il settore enterprise, dove affidabilità e continuità del segnale contano più del prezzo e dove la vicinanza con AWS può diventare un vantaggio decisivo.

La promessa di ridurre il divario digitale

Al di là delle strategie industriali, la missione dichiarata resta quella di portare connettività veloce a chi oggi non ce l’ha. In molte regioni remote, portare la fibra è troppo costoso o tecnicamente impossibile. L’orbita bassa può offrire un’alternativa concreta, perché consente latenze simili a quelle delle reti terrestri e una copertura capillare.

Per le comunità montane, le isole, le zone rurali o i Paesi in via di sviluppo, questa tecnologia può significare accesso a telemedicina, istruzione, servizi pubblici digitali e nuove opportunità economiche.

Il rovescio della medaglia: affollamento orbitale e rischi

Ma il futuro della banda larga dallo spazio ha anche un lato problematico. Le migliaia di satelliti previste da Amazon si aggiungono ai decine di migliaia già programmati da Starlink e da altre costellazioni emergenti come OneWeb o Telesat.

Popolare la LEO di migliaia di satelliti significa aumentare esponenzialmente il traffico in un’area già congestionata. Le possibilità di collisioni, la produzione di detriti, i rischi per le missioni con equipaggio e l’impatto sulle osservazioni astronomiche sono temi tutt’altro che marginali.

Amazon da parte sua sostiene di aver sviluppato sistemi di deorbitazione rapida e algoritmi per evitare collisioni, ma gli esperti continuano a chiedere regole internazionali più stringenti. La partita, in questo senso, va ben oltre la competizione industriale: riguarda la sostenibilità dell’intera infrastruttura orbitale.

2026, l’anno della verità

I prossimi dodici mesi saranno decisivi. Amazon dovrà rispettare le scadenze imposte dalla FCC, aumentare rapidamente la costellazione, dimostrare l’affidabilità dei servizi pilota e conquistare i primi clienti commerciali su larga scala. Se ci riuscirà, l’ingresso di un secondo gigante spaziale potrebbe cambiare profondamente gli equilibri del settore. Se invece dovesse accumulare nuovi ritardi, Starlink continuerebbe a rafforzare la sua leadership.

La competizione nei cieli, finora una parata solitaria di Musk, entra in una nuova fase. Questa volta, il cielo non è più solo di Starlink: Bezos è arrivato.

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