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Alcaraz, il ritorno è un flop: fuori dagli Us Open. E Sinner prepara il rilancio: il tennis fa i conti con il vuoto della loro rivalità

Carlos Alcaraz cade contro Ben Shelton dopo 4 ore e 28 minuti e chiude il suo Us Open ai quarti. Con Sinner già fuori, New York fotografa un 2026 segnato dagli stop dei due protagonisti che negli ultimi anni hanno scandito il tennis mondiale, lasciando spazio agli altri ma anche un vuoto difficile da colmare

Alcaraz, il ritorno è un flop: fuori dagli Us Open. E Sinner prepara il rilancio: il tennis fa i conti con il vuoto della loro rivalità

Alcaraz è fuori dagli Us Open. La sconfitta contro Ben Shelton, arrivata dopo una maratona di 4 ore e 28 minuti conclusa alle 3.33 del mattino, però, racconta molto più di un quarto di finale. Perché a New York il tennis si ritrova ancora una volta senza i suoi due protagonisti principali: Jannik Sinner e Carlos Alcaraz.

Non è una novità assoluta di questa stagione. Ma è un dato che fotografa bene un 2026 nel quale la rivalità che negli ultimi anni aveva scandito il tennis mondiale ha trovato molta meno continuità. Sinner e Alcaraz hanno dominato finali e grandi tornei, trasformando il loro duello nel principale punto di riferimento del circuito. Quest’anno, invece, gli infortuni hanno più volte interrotto il loro percorso: lo spagnolo è tornato a New York dopo circa quattro mesi di stop, mentre l’azzurro ha dovuto rinunciare alla rassegna newyorkese per la tendinopatia al ginocchio destro, dopo avere già saltato Toronto e Cincinnati.

Alcaraz fuori dagli Us Open: la sconfitta contro Shelton

Il murciano ha ceduto 6-7, 6-1, 6-3, 1-6, 7-6 al termine di una partita durissima, nella quale ha anche accusato un malore e avuto conati di vomito durante un cambio di campo. Lo statunitense ha resistito, ha aspettato il momento giusto e nel super tie-break ha trovato l’allungo decisivo, chiudendo 10-7 con un ace. L’ultimo punto è arrivato alle 3.33 del mattino, un record per gli Us Open: mai una partita era terminata così tardi nella storia del torneo.

Per lo spagnolo, però, la notte dell’Arthur Ashe non è soltanto quella di una sconfitta. Alcaraz era tornato in campo dopo circa quattro mesi di stop per l’infortunio al polso e, fino ai quarti, aveva dato l’impressione di essere già vicino ai suoi livelli migliori. Contro Tommy Paul, appena due giorni prima, aveva dominato vincendo 6-4, 6-3, 6-4. Shelton gli ha invece presentato il primo vero esame sulla lunga distanza.

La stanchezza e i conati sono comparsi dopo le 2 del mattino, ma il polso ha retto e non ci sono state ricadute. Più che l’infortunio, a pesare è stata quindi la mancanza di abitudine a sostenere una partita di questo livello dopo mesi lontano dal circuito. E proprio per questo il bilancio del ritorno resta positivo: senza aver disputato tornei di preparazione sul cemento, Alcaraz è arrivato ai quarti e, alla prima vera maratona, ha trascinato il rivale fino all’ultimo punto.

Sinner e Alcaraz, il tennis senza i suoi due grandi protagonisti

Il problema, allora, non è soltanto la sconfitta di New York, ma la difficoltà che Sinner e Alcaraz hanno incontrato nel 2026 nel dare continuità alla loro sfida.

Nel 2025 erano stati il filo conduttore dell’intera stagione, affrontandosi in sei finali, compresa la leggendaria sfida del Roland Garros vinta da Alcaraz dopo 5 ore e 29 minuti, oltre a quelle di Wimbledon, Cincinnati e Us Open. Nel 2026, invece, si sono incontrati una sola volta, nella finale del Masters 1000 di Monte-Carlo vinta da Sinner.

Il tennis, naturalmente, non è mai stato soltanto loro due. Ma negli ultimi anni il numero uno azzurro e il talento spagnolo hanno occupato gran parte dello spazio lasciato libero dalla generazione precedente, trasformando il loro confronto nel metro con cui leggere i grandi tornei: quando entrambi erano in tabellone, sembrava quasi che il copione fosse già scritto.

A New York, così come era già successo al Roland Garros, quei due percorsi si sono interrotti prima del previsto. L’assenza di Sinner ha aperto il tabellone. La sconfitta di Alcaraz lo ha spalancato ancora di più. E così Zverev, Shelton e Tiafoe si trovano ora a contendersi uno spazio che fino a poco tempo fa sembrava appartenere quasi naturalmente ai due grandi protagonisti del circuito.

Il problema degli infortuni nel tennis. Il calendario sta chiedendo troppo?

La notte di Alcaraz riporta al centro anche il tema della sostenibilità del calendario. Il match con Shelton è iniziato alle 23 ed è terminato alle 3.33, dopo oltre quattro ore di gioco e al termine di una giornata già pesantissima sull’Arthur Ashe. Poco prima, Frances Tiafoe e Alex Michelsen avevano giocato una battaglia durata 4 ore e 39 minuti.

È anche per questo che lo sfogo di Paolo Bertolucci ha trovato terreno fertile. L’ex campione italiano ha puntato il dito contro la programmazione e contro una stagione nella quale gli infortuni stanno diventando una costante. Parlando della maratona tra i due, Bertolucci ha definito quello che sta accadendo “un piano diabolico atto a distruggere il tennis”, collegando gli orari estremi e la gestione del calendario alla lunga lista di giocatori costretti a fermarsi.

Il problema, insomma, non è soltanto che un quarto di finale sia finito nel cuore della notte. È capire cosa significhi per un atleta di vertice giocare partite di quattro o cinque ore, recuperare in tempi sempre più stretti e mantenere lo stesso livello in una stagione che non lascia praticamente spazi vuoti. Lo stesso Alcaraz, prima di tornare a New York, aveva parlato della necessità di prendersi in futuro pause più lunghe per evitare nuovi problemi fisici.

La lista degli assenti rende il tema ancora più evidente. Oltre a Sinner e Alcaraz, ci sono Lorenzo Musetti, Holger Rune e Jack Draper, tutti alle prese con problemi fisici o periodi di stop. Il paradosso è evidente: il tennis offre uno spettacolo sempre maggiore, ma cresce anche il prezzo fisico che i suoi protagonisti sono chiamati a pagare.

Sinner, quando torna e dove può incontrare Alcaraz

Per il numero uno del mondo, intanto, il ritorno è già entrato nella fase operativa. Sinner sta lavorando a Torino per recuperare dalla tendinopatia extra-articolare al ginocchio destro e ha ripreso anche le prime sessioni con la racchetta. L’obiettivo è rientrare a Pechino, dove il torneo Atp 500 comincerà il 30 settembre e dove l’azzurro dovrà difendere il titolo.

Se il ginocchio continuerà a rispondere positivamente, Sinner dovrebbe aumentare progressivamente i carichi di lavoro e tornare a una preparazione completa. Dopo Pechino è previsto il Masters 1000 di Shanghai, dal 7 al 18 ottobre, mentre a fine mese dovrebbe esserci il Six Kings Slam di Riyadh.

La curiosità, naturalmente, è anche per il prossimo capitolo della rivalità con Alcaraz. I due non dovrebbero incontrarsi subito: Sinner è atteso a Pechino, Alcaraz a Tokyo. Il primo possibile incrocio potrebbe arrivare a Shanghai.

Ed è forse questo il punto. La sconfitta del murciano contro Shelton non chiude soltanto il suo torneo americano, ma fotografa un 2026 nel quale il tennis ha dovuto fare i conti più volte con l’assenza dei suoi due protagonisti principali. Senza i due grandi rivali, il circuito è più aperto, più imprevedibile e certamente più contendibile. Gli altri hanno finalmente davanti a sé uno spazio enorme da conquistare. Ma è difficile non accorgersi del vuoto che hanno lasciato.

Il tennis può andare avanti anche senza Sinner e Alcaraz. La vera partita, però, comincerà quando torneranno entrambi. Sarà allora che si capirà se la loro rivalità è ancora pronta a riprendere da dove si era interrotta o se, nel frattempo, qualcuno sarà riuscito davvero a inserirsi tra i due.

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