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Airbnb, la riscossa dei proprietari: negli Usa arriva Huntbnb.com per scovare i subaffittuari

Dopo il boom di Airbnb.com, che ha 6 milioni di iscritti e un valore di oltre 10 miliardi di dollari, negli Usa è già attivo il “contro-sito”: si chiama Huntbnb.com (caccia ai bnb) e permette ai proprietari di casa di scoprire se gli affittuari hanno o meno pubblicato un annuncio sull’ormai celebre piattaforma di affitto stagionale.

Airbnb, la riscossa dei proprietari: negli Usa arriva Huntbnb.com per scovare i subaffittuari

I proprietari di immobili dichiarano guerra a locatari che subaffittano. Ed utilizzano la stessa – letale- arma: internet. Così, dopo il boom di Airbnb.com, negli Usa è già attivo il “contro-sito”: si chiama Huntbnb.com (caccia ai bnb) e permette ai proprietari di casa di scoprire se gli affittuari hanno o meno pubblicato un annuncio sull’ormai celebre piattaforma di affitto stagionale.

Il sito è ovviamente attrezzato per scovare anche i furbetti che si iscrivono usando un falso indirizzo per sfuggire ai controlli: digitando l’indirizzo esatto, Huntbnb risponderà con una lista di appartamenti iscritti nel raggio di 500 metri. Di solito infatti, per mascherare l’indirizzo esatto, gli utenti di Airbnb usano metterne uno nelle immediate vicinanze.

La “contro-piattaforma”, non ancora operativa fuori dagli States (dove, anche lì, non sembra funzionare al meglio) è stata ideata da due sviluppatori di San Francisco, Bhargav Errangi et Alex Stelea, che tengono (forse ipocritamente?) a precisare che il loro prodotto “non è anti-Airbnb: cerchiamo soltanto di offrire un servizio ai proprietari che vorrebbero sapere se il loro immobile appaia o meno sugli annunci a loro insaputa”.

Di sicuro però, Huntbnb si candida ad essere uno strumento potenzialmente molto gradito al Fisco, visto che l’affitto stagionale in molti Paesi – tra cui gli Stati Uniti – è sì consentito ma soggetto a dichiarazione dei redditi e al versamento di una tassa di soggiorno. In particolare nello Stato di New York, dove il fenomeno è particolarmente diffuso, esiste una legge del 2010 (successiva alla creazione di Airbnb) che vieta la locazione per meno di 30 giorni consecutivi, a meno che sia presente anche il legittimo occupante dell’immobile.

E Airbnb? Al momento fa orecchie da mercante. La startup californiana, costituita nel 2008, conta ad oggi oltre 6 milioni di iscritti in tutto il mondo e lo scorso aprile è entrata nel ristretto club delle società con un valore stimato superiore ai 10 miliardi di dollari (7,5 miliardi di euro). Alla faccia del mattone.

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