Quando si parla di transizione ecologica in Italia, la mente corre subito a energia e decarbonizzazione. Eppure, la vera frontiera della sostenibilità passa oggi dall’acqua. Risorsa strategica, spesso data per scontata, sempre più esposta a shock climatici e alla pressione di settori produttivi chiave come l’agroalimentare.
Per questo l’asse tra Acea e Intesa Sanpaolo, nato nel 2024 con il primo accordo nazionale sulla gestione sostenibile della risorsa idrica, assume una valenza sistemica. È una partnership che mette insieme capitale, competenze e visione industriale per accompagnare imprese e territori dentro la nuova “water economy”.
“L’accordo tra Acea e Intesa Sanpaolo, caso unico a livello internazionale, dimostra come la collaborazione con le istituzioni finanziarie sia strategica per rendere possibile la transizione idrica” ha dichiarato Marco Pastorello, Chief Transformation Officer del Gruppo Acea, ricordando la necessità di “nuovi modelli di finanziamento” e la centralità del “colmare il gap globale nelle infrastrutture idriche” e investire “in formazione e ricerca”.
L’agricoltura al centro della sfida: valore e rischio idrico
Il secondo report dell’Osservatorio Acea-Intesa punta i riflettori sul rapporto acqua-agricoltura. Il settore vale 42,5 miliardi di euro (2024) e occupa 930 mila addetti (2023), con un valore complessivo di filiera pari a 76 miliardi e 1,4 milioni di occupati.
Una quota pari al 60% dell’acqua prelevata in Italia è utilizzata in agricoltura, con un quinto della superficie agricola irrigata. Dati che fotografano non solo l’importanza produttiva, ma anche la fragilità del sistema di fronte a siccità, irregolarità delle precipitazioni e fenomeni climatici estremi. L’Osservatorio parla di una necessaria “nuova cultura dell’acqua”, capace di misurare, pianificare e programmare la risorsa in logica industriale, perché “il risparmio idrico non è più soltanto una buona prassi, ma un obiettivo strategico”.
Il ruolo di Intesa: 20 miliardi per la filiera dell’acqua
Il cuore dell’accordo è finanziario e industriale. Intesa Sanpaolo mette a disposizione 20 miliardi di euro per progetti idrici, dentro un impegno più ampio da 410 miliardi a supporto del Pnrr. L’obiettivo è accelerare investimenti in efficienza idrica, riuso, digitalizzazione delle reti, riduzione delle perdite, comunità idriche e modellazione avanzata degli asset. La logica è semplice. Senza capitali dedicati e advisory tecnica il sistema non può reggere l’urto dell’evoluzione climatica né cogliere le opportunità della sostenibilità competitiva.
È in questo quadro che Anna Roscio, Executive Director Sales & Marketing Imprese di Intesa Sanpaolo, richiama la portata industriale del tema: “abbiamo affrontato il tema acqua e il tema dell’efficientamento della risorsa idrica forti di una consapevolezza: oggi l’acqua è una risorsa scarsa, esposta a discontinuità, molto spesso anche solo per fattori di natura climatica. Inoltre, quando è assente, può rappresentare anche un fattore di discontinuità aziendale, soprattutto in certi settori merceologici. Al fondamentale tema ambientale, quindi, si affianca quello produttivo, altrettanto importante”.
Da qui l’approccio integrato, “nell’accordo con Acea, quindi, abbiamo voluto creare delle soluzioni ‘chiavi in mano’ per le imprese, in particolare per quelle del settore agricolo e manifatturiero. La banca fornisce le risorse finanziarie per investire nell’efficientamento dei processi produttivi sotto l’aspetto dei consumi di acqua e Acea, dal canto suo, fornisce la consulenza, la tecnologia e il supporto tecnico alle imprese che hanno necessità di migliorare i loro processi”.
Un modello, dunque, che supera la logica emergenziale e posiziona l’acqua come variabile industriale strategica: resistenza agli shock climatici, continuità produttiva, competitività internazionale.
La formazione del “water manager”: preparare la nuova classe dirigente dell’acqua
Finanza e tecnologia da sole non bastano. La transizione idrica passa dalla professionalizzazione del capitale umano: nasce così la figura del Water Manager, accanto al Water Officer per la pubblica amministrazione. Una risposta a quello che l’Osservatorio definisce la necessità di”“specifici percorsi di Alta Formazione per consentire ai decision maker di oggi e di domani di considerare l’acqua nella sua imprescindibile centralità”, distinguendo programmi per imprese e PA.
L’acqua diventa dunque una competenza manageriale, al pari di energia, digitalizzazione e finanza sostenibile. Il report la definisce una delle sfide “strategicamente più rilevanti, non solo su scala nazionale, ma anche europea”, richiamando l’esigenza di “armonizzare” l’evoluzione dei settori agricolo e industriale con il sistema idrico pubblico. Da qui l’idea di una nuova cultura dell’acqua, in cui la formazione diventa componente essenziale della transizione, coerente con il principio di lifelong learning richiamato dal report.
E così, in questo contesto nasce il Master in Water Management, realizzato da Acea, Intesa Sanpaolo e 24ORE Business School. Il programma prevede:
- 80 ore di formazione interattiva
- 6 ore di contenuti digitali
- 8 moduli su ciclo idrico, governance, digital water, economia circolare, qualità, energia, policy e finance
Un percorso rivolto a operatori idrici, imprese agricole e industriali, banche e assicurazioni, concepito per combinare competenze tecniche, regolatorie e manageriali. L’obiettivo è formare figure capaci di governare i nodi più urgenti del settore con un approccio industriale e data-driven, dall’adozione di nuovi standard di monitoraggio e reporting fino all’integrazione di IoT, big data, intelligenza artificiale e digital twin nelle infrastrutture idriche.
Verso una “water economy” nazionale
L’acqua riguarda infrastrutture, investimenti, innovazione e formazione. Ma riguarda soprattutto competitività e futuro industriale. L’Italia, Paese agricolo e manifatturiero, sta definendo un approccio integrato che unisce banche, utility e imprese.
In gioco non c’è solo la gestione di una risorsa naturale ma anche la capacità di costruire modelli produttivi resilienti, attrarre capitali, innovare e creare nuove competenze. La transizione idrica è la nuova frontiera della politica industriale. E nell’alleanza Acea-Intesa Sanpaolo, l’Italia prova a posizionarsi come laboratorio europeo della gestione avanzata dell’acqua. Non un tema emergenziale, ma un fattore strutturale di competitività.