Prende il via lunedì 7 settembre la prima missione business oriented organizzata da un Paese europeo in Sudamerica dopo l’approvazione dell’accordo Ue-Mercosur: è quella della delegazione italiana guidata da Confindustria e promossa dall’Istituto per il Commercio estero insieme alla Camera di Commercio Italiana nella Repubblica Argentina e alla Câmara de Comércio Italiana de São Paulo – ITALCAM, e in stretto coordinamento con le Ambasciate d’Italia a Buenos Aires e Brasilia. Alla spedizione, che ha come prima tappa la capitale argentina Buenos Aires e che poi fino all’11 settembre raggiungerà il Brasile (prima San Paolo, poi Brasilia), partecipano 90 imprese italiane, alla presenza del presidente di Confindustria Emanuele Orsini e dei ministri Antonio Tajani e Giuseppe Valditara, oltre che di altri rappresentanti delle istituzioni.
Con l’accordo Ue-Mercosur l’export italiano è già cresciuto del 21,1%
La missione apre una nuova fase delle relazioni industriali tra Italia, Argentina e Brasile nel quadro dell’accordo Ue-Mercosur, con l’obiettivo di trasformare le opportunità commerciali in una partnership industriale più ampia, fondata su filiere integrate, investimenti, infrastrutture, innovazione, energia e competenze. Del resto i primi segnali dopo l’entrata in vigore – ancora non a pieno regime – dell’accordo con le quattro economie sudamericane (oltre a Brasile e Argentina, Uruguay e Paraguay) sono incoraggianti: a maggio 2026, primo mese di applicazione dell’Accordo, l’export italiano verso il blocco è stato pari a 745 milioni di euro, in crescita del 21,1% rispetto allo stesso mese del 2025. A pieno regime, il potenziale delle esportazioni italiane verso l’area è stimato in 14 miliardi di euro, con Brasile e Argentina che rappresentano oltre il 90% dell’interscambio italiano con il Mercosur: nel 2025 l’Italia ha esportato 5,8 miliardi di euro in Brasile e 1,2 miliardi in Argentina.
Il presidente Orsini: “Vogliamo consolidare la nostra presenza nei mercati maturi”
“In uno scenario geopolitico sempre più complesso e mutevole – ha commentato il presidente di Confindustria Orsini -, diversificare i mercati significa ridurre le dipendenze e rendere più forte e resiliente l’industria italiana. Dobbiamo consolidare la nostra presenza nei mercati maturi, che restano strategici, e allo stesso tempo aprire nuove opportunità per le nostre imprese. Il Mercosur rappresenta, in questo senso, un’area di grande potenziale”: non vogliamo soltanto esportare di più, ma costruire partnership industriali, investimenti e filiere comuni capaci di generare crescita e valore reciproco”. I focus della delegazione guidata dal presidente Orsini saranno cinque: agroalimentare, macchinari e impiantistica, pharma e medicale, tecnologie digitali e transizione energetica. Tra questi, il più interessante per i margini di crescita potrebbe essere quello sanitario: ad oggi l’Italia è soltanto il quarto esportatore Ue di questo settore verso il Mercosur, mentre è già il primo per quanto riguarda dell’agroalimentare (su cui però prima dell’accordo gravavano dazi al 35%, i più alti) e il secondo per i macchinari e i prodotti elettronici.
I numeri dell’export dei dispositivi medici made in Italy
L’export dei dispositivi medici made in Italy nei mercati del Mercosur ha raggiunto 108 milioni di euro, con una larghissima prevalenza del Brasile che si conferma, con oltre 75,7 milioni di euro, il principale mercato. Dati destinati a crescere se si considera che il mercato brasiliano dei dispositivi medici e IVD (diagnostici in vitro) è stimato in circa 14 miliardi di euro nel 2025 e potrebbe raggiungere i 21,6 miliardi nel 2032, con una crescita media annua stimata del 6,4%. A questi si aggiunge l’Argentina, con un mercato dei dispositivi medici stimato tra 4,1 e 5,1 miliardi di euro nel 2025, e prospettive di ulteriore sviluppo nei prossimi anni. L’Italia nel settore delle tecnologie per la salute vanta una filiera importante: oltre 4.600 imprese, circa 134.000 occupati, 7,8 miliardi di euro di produzione e 5,1 miliardi di export e che oggi vede già 117 imprese italiane attive sui mercati del Sudamerica.

Beccagutti (Confindustria): “Il Mercosur non è solo un mercato di sbocco”
Per il settore dei dispositivi medici, l’apertura dei mercati può tradursi in nuove opportunità soprattutto nei campi della diagnostica avanzata, sanità digitale, intelligenza artificiale, telemedicina e Healthcare IT. “L’Italia – ha dichiarato Guido Beccagutti, Direttore generale di Confindustria Dispositivi Medici – porta in Argentina e Brasile una delle proprie filiere industriali più innovative e strategiche: non solo prodotti, ma tecnologie, competenze e capacità manifatturiera. Guardiamo al Mercosur non semplicemente come a un mercato di sbocco, ma come a un’area nella quale costruire relazioni industriali, scientifiche e tecnologiche di lungo periodo. L’accordo di libero scambio Ue-Mercosur può dare nuovo impulso a queste relazioni, riducendo le barriere agli scambi e favorendo una maggiore integrazione delle filiere. Per competere sui mercati globali, però, dobbiamo mettere le nostre imprese nelle condizioni di farlo”.
Ecco tre aziende del pharma che partecipano alla missione
La delegazione italiana del settore pharma può essere raccontata da tre imprese. Bracco Imaging (già presente in Brasile con Bracco Imaging do Brasil e in Argentina attraverso Justesa Argentina, oltre che in Messico) è un gruppo italiano specializzato nella diagnostica per immagini, nei mezzi di contrasto, nell’imaging molecolare e nei sistemi di iniezione per radiologia e cardiologia. In Brasile ha già investito 22 milioni di euro e ha ottenuto da Anvisa (l’Agenzia nazionale per la Salute) l’approvazione per software diagnostici avanzati basati sull’intelligenza artificiale. Ebit è invece la società di Esaote specializzata in Healthcare IT e sviluppa soluzioni Ris, Pacs e Cvis per radiologia e cardiologia, oltre a sistemi per la telemedicina e la gestione sicura dei dati clinici. Istituto Ganassini è un’azienda italiana attiva nei dispositivi dermatologici, oftalmici, per l’apparato urogenitale e l’otorinolaringoiatria: presente in 60 Paesi ma non ancora in Sudamerica.
