Finfluencer, neobroker, financial web communities, Academy. Termini e realtà che fino a qualche anno fa sarebbero sembrati astrusi alla stragrande maggioranza delle persone e che oggi invece sono diventati di uso comune per chiunque abbia sperimentato un po’ di finanza sui social network. La comunicazione social sta infatti trasformando in profondità il modo in cui i prodotti finanziari vengono presentati e distribuiti e, soprattutto, le modalità e i mezzi attraverso i quali i risparmiatori entrano in contatto con informazioni potenzialmente rilevanti per le proprie decisioni di investimento. Ma dietro questo mondo in apparenza dorato si nascondono dei rischi, che la Consob mette in evidenza nel nuovo quaderno FinTech “La comunicazione finanziaria tramite il canale digitale. Quali? Bolle informative, messaggi pubblicitari nascosti, utilizzo aggressivo della gamification e information overload, un eccesso di informazioni che disorienta l’investitore e può spingerlo a un’operatività compulsiva. E i risultati, nei casi più estremi, possono essere disastrosi. Perché quello che spesso viene percepito con un gioco o un esperimento alla fine può portare alla perdita di soldi veri.
“In un contesto in continua evoluzione, emergono anche nuove realtà che sfruttano modalità sempre diverse di interazione con il pubblico, tutte caratterizzate dalla massimizzazione della user experience, utilizzando logiche tipiche dell’intrattenimento digitale per garantire fluidità di navigazione e immediatezza esecutiva”, fa notare l’Autorità di vigilanza dei mercati che sottolinea come a questa realtà si somma anche l’intelligenza artificiale che ha poi “contribuito anche alla nascita di celebrity e di influencer virtuali e alla ‘clonazione’ di personaggi reali per truffare gli investitori”, spiega la Consob.
Finfluencer e financial web community: cosa sono e cosa fanno
Il Quaderno delinea i nuovi protagonisti della finanza digitale che si muovono accanto agli intermediari tradizionali, “spesso cercando di sfruttare alcune debolezze comportamentali degli investitori, individuando quattro categorie diverse”, scrive l’Autorità.
I più noti e i più numerosi sono i cosiddetti finfluencer, ovvero influencer finanziari che diffondono contenuti relativi a possibili investimenti e rappresentano il vero e proprio trait d’union del mercato digitale finanziario. Tali figure agiscono infatti in maniera trasversale, avvalen-dosi dei social per diffondere i propri messaggi, orientare le scelte del pubblico e consolidare la propria visibilità. Il problema è che “in alcuni casi possono nascondere conflitti di interesse, legati a guadagni personali o a sponsorizzazioni nascoste”, avverte la Consob.
Oltre a questi, prendono campo le financial web communities, comunità al cui interno si condividono analisi e strategie finanziarie con il rischio che l’approvazione del gruppo finisca per prevalere sull’analisi dei fondamentali e sull’autorevolezza delle fonti. Che si tratti di un un forum su Reddit o di un gruppo Telegram/Whatsapp, “queste communities agiscono come un organismo collettivo in cui l’informazione viene validata dal consenso del gruppo piuttosto che dall’autorevolezza della fonte”, si legge nel Quaderno. Il rischio, in questo caso, risiede nella sincronizzazione: informazioni non verificate circolano istantaneamente, catalizzando decisioni d’investimento massivo in un arco temporale troppo ristretto per qualsiasi verifica di attendibilità.
Il ruolo di Neobroker e Academy
La Consob si concentra poi sui Neobroker – piattaforme digitali che dialogano con l’utente e prestano servizi di investimento, con il rischio di trasformare in gioco un’attività di investimento – e soprattutto sulle Academy che in alcuni casi possono funzionare come “esca per gli investitori”, perché promettono formazione gratuita per riuscire a conquistare la fiducia dei risparmiatori e poi spingerli a investire capitali che in casi limite spariscono nel nulla. Una sottocategoria di queste “accademie” sono le Prop Firm che offrono agli aspiranti investitori la possibilità di fare trading in un ambiente simulato di prova, senza dover impegnare il proprio capitale ma prevedendo un esborso per un corso/abbonamento che funge da requisito d’accesso: il pericolo concreto è che, sfruttando le tecniche della gamification (l’utilizzo di elementi tipici dei videogiochi in altri contesti), l’utente venga incentivato a fare sempre nuovi tentativi di investimento a pagamento senza alcuna garanzia di guadagno.
Il 79% dei giovani vuole più regole
Da una ricerca condotta su oltre mille studenti universitari, emerge come il pubblico riponga una fiducia minore in una comunicazione che sollecita l’emotività, rispetto ad una incentrata su razionalità e informazione. Non a caso, il 79% degli intervistati ritiene che queste realtà debbano essere regolamentate per garantirne trasparenza, verificabilità e affidabilità, mentre solo il 7% non ne vede la necessità. Dallo studio emerge una difficoltà diffusa nel distinguere l’informazione dalla pubblicità, anche quando sono presenti marcatori promozionali (come #hashtag, @tag e link), e quindi l’esigenza di rafforzare le tutele dell’investitore attraverso “un monitoraggio continuo dei canali digitali, una comunicazione istituzionale attenta e interventi di educazione finanziaria e digitale mirati a trasferire le competenze necessarie per riconoscere i segnali di rischio”, sottolinea infine la Consob.
