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Stellantis, Filosa in Parlamento rilancia il Piano Italia: investimenti, fabbriche e pressing sulle regole Ue

Antonio Filosa rilancia in Parlamento il Piano Italia di Stellantis: da Atessa a Cassino, da Mirafiori a Pomigliano, focus su investimenti, fabbriche e regole Ue. Ecco cosa ha detto

Stellantis, Filosa in Parlamento rilancia il Piano Italia: investimenti, fabbriche e pressing sulle regole Ue

Era attesa da mesi e non era un passaggio qualsiasi. L’audizione di Antonio Filosa in Parlamento doveva chiarire la nuova rotta di Stellantis in Italia e rimettere il Paese al centro della strategia del gruppo. Davanti alle Commissioni riunite Attività produttive della Camera e Industria del Senato, il ceo, in carica da un anno, ha rivendicato il cambio di passo avviato negli ultimi mesi, confermato gli impegni del Piano Italia e annunciato nuovi investimenti industriali. Il segnale più forte arriva da Atessa, dove Stellantis investirà oltre un miliardo di euro nei prossimi cinque anni per la nuova generazione di veicoli commerciali. Ma l’intervento ha toccato l’intera mappa produttiva italiana: da Cassino, per cui il gruppo lavora al futuro del sito “anche con potenziali partner”, a Mirafiori, indicata come la “casa italiana ed europea” di Stellantis, fino a Pomigliano, Melfi e Modena.

Un’audizione che si è aperta nel segno di Sergio Marchionne, che proprio oggi, 17 giugno, avrebbe compiuto 74 anni. “I suoi valori accompagnano ancora oggi le persone di Stellantis che, come me, hanno avuto la fortuna di lavorare con lui”, ha affermato il manager.

Poi il passaggio sull’Italia, centrale nel messaggio al Parlamento. “Da italiano so perfettamente quanto la grandezza di questa azienda affondi le sue radici anche in questo Paese”, ha detto Filosa “grazie a questo legame e al supporto che l’Italia ci ha dato, oggi Stellantis è una grande azienda globale che rappresenta il meglio dell’italianità nel mondo”.

Stellantis: l’Italia torna al centro della strategia europea

Filosa ha descritto una Stellantis riorganizzata su cinque grandi regioni operative, con strutture più autonome e più vicine ai diversi mercati. Europa, Nord America, Sud America, Medio Oriente e Africa, Asia Pacifico: una mappa industriale in cui l’Italia viene collocata nel cuore della strategia continentale. “Su questa mappa, l’Italia si posiziona al centro dell’Europa“, ha spiegato il ceo, ricordando che la regione europea è guidata da Emanuele Cappellano, “che ha il suo ufficio a Mirafiori, il nostro quartier generale europeo. In Italia continueremo a investire in modo significativo, in linea con quanto fatto negli anni passati”.

La dimensione europea resta decisiva. Stellantis destinerà quasi il 40% dei 60 miliardi di euro previsti dal piano quinquennale al continente, con l’obiettivo di rafforzare i marchi, aumentare la competitività e migliorare l’utilizzo degli impianti. “L’obiettivo che ci siamo dati è quello di superare l’80% di utilizzo della capacità in Europa entro il 2030”, ha detto Filosa. Nel perimetro italiano, il gruppo conferma anche 5 miliardi di euro di investimenti in ricerca e innovazione nei prossimi cinque anni. Dopo il miliardo investito nel 2025, che ha generato quasi 400 domande di brevetto, Stellantis punta a consolidare il ruolo dell’Italia anche nella parte più avanzata della filiera.

Stellantis: la svolta dopo gli anni difficili

Il ceo ha rivendicato il cambio di strategia avviato nell’ultimo anno. “In questo primo anno di lavoro abbiamo invertito la rotta anteponendo la qualità alle efficienze a tutti i costi e tornando a puntare sulla forza dei nostri prodotti”, ha spiegato Filosa. Per sostenere questa trasformazione, Stellantis sta assumendo “migliaia di ingegneri in tutto il mondo” e consolidando “i migliori standard industriali”.

La scelta, però, ha avuto un costo pesante. Filosa ha riconosciuto che imprimere un cambiamento così profondo è stato “difficile, ma necessario“, ricordando che l’inversione di rotta è “costata cara” con 25 miliardi di svalutazioni. L’obiettivo, ha aggiunto, è “riportare le persone al centro di tutto ciò che facciamo”.

I primi segnali arrivano dai numeri. “A livello globale nel primo trimestre del 2026 siamo tornati a una crescita redditizia”. Le immatricolazioni sono salite del 12%, grazie soprattutto a Europa e Nord America. Il gruppo può inoltre contare su “basi finanziarie solide”, sostenute da “quasi 45 miliardi di euro” di liquidità.

In Italia il quadro dei primi cinque mesi mostra vendite in crescita di quasi il 15%, produzione in aumento di oltre il 16% e ricorso agli ammortizzatori sociali ridotto del 30% nella maggior parte degli stabilimenti. “I primi risultati dell’anno testimoniano la nostra serietà” e sono “il frutto di un dialogo costante e costruttivo con i sindacati, la filiera e i rappresentanti del Governo”. E sul Piano Italia spiega Filosa, “abbiamo mantenuto gli impegni del Piano Italia presentato qui lo scorso anno dall’ingegner Elkann. In molti casi andremo anche oltre”.

Stabilimenti, il piano passa da Atessa, Pomigliano e Mirafiori

L’annuncio più forte riguarda Atessa. Lo stabilimento abruzzese produrrà la prossima generazione di veicoli commerciali di grandi dimensioni e riceverà oltre un miliardo di euro nei prossimi cinque anni. “Solo ad Atessa investiremo oltre un miliardo di euro nei prossimi cinque anni”. Una decisione “straordinaria”, perché destinata a garantire il futuro del sito e a confermare la centralità italiana in un segmento industriale cruciale. Atessa sarà anche coinvolta in nuovi investimenti in ricerca e innovazione, con un impiego crescente dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi. Filosa ha citato l’uso integrato dei dati di produzione e delle condizioni meteorologiche per prevedere i fabbisogni energetici e ottimizzare i consumi dello stabilimento.

Pomigliano sarà invece il perno delle auto piccole elettriche. “Nello stabilimento campano, entro il 2028 porteremo la prima piattaforma E-Car”. Qui saranno prodotti almeno due nuovi modelli ad alti volumi e saranno “tutte rigorosamente made in Europe”. Il prezzo atteso, intorno ai 15mila euro, punta a renderle più accessibili, mentre la Fiat Pandina ibrida resterà in produzione almeno fino al 2030.

Mirafiori conserva il suo ruolo simbolico e operativo. “Mirafiori è la nostra casa italiana ed europea“, ha detto il ceo. Da novembre, a Torino, è partita la produzione della nuova Fiat 500 ibrida, con un incremento dei volumi “oltre il 100% rispetto all’anno scorso”. Una crescita che, ha ricordato Filosa, “ci ha permesso di inserire centinaia di nuovi colleghi”. Nel polo torinese proseguono anche la produzione dei cambi elettrificati eDCT, le attività dell’hub di economia circolare e il lavoro di oltre 3.000 ingegneri.

Melfi, Modena e Cassino nella nuova geografia produttiva

Il piano assegna una missione a ogni stabilimento italiano. L’Italia sarà l’hub delle auto piccole a Mirafiori e Pomigliano, delle vetture di fascia medio-alta e lusso a Melfi, Cassino e Modena, e dei veicoli commerciali ad Atessa. “Per l’Italia abbiamo una visione chiara, che passa anche attraverso il coinvolgimento di tutti i marchi italiani”, ha spiegato Filosa.

Melfi punta a rafforzarsi sulle vetture di fascia medio-alta. Negli ultimi mesi del 2025 sono entrate in produzione la nuova Jeep Compass e la DS N°8, modelli che stanno già sostenendo la ripresa del sito lucano. Nel corso del 2026 arriveranno Lancia Gamma e DS N°7, mentre entro il 2028 è previsto un nuovo modello Alfa Romeo, con cui Stellantis intende coinvolgere ancora di più la filiera locale.

A Modena, Stellantis ha riportato la produzione delle Maserati GranTurismo e GranCabrio. Una scelta che, ha spiegato Filosa, “ci ha già permesso di ridurre significativamente l’utilizzo dei contratti di solidarietà”. Nel sito emiliano è stata aperta anche Bottega Fuoriserie, dove vengono concepite, sviluppate e prodotte le vetture personalizzate dei clienti Maserati.

Cassino resta il dossier più delicato. “Siamo al lavoro, anche con potenziali partner, per il suo futuro, legato al piano Maserati”, ha detto Filosa. Nel frattempo il gruppo si concentrerà sulla gamma attuale, con il lancio di una serie speciale per Alfa Romeo Giulia e Stelvio e l’arrivo di una nuova Maserati Grecale dal 2027. Il piano specifico per Maserati sarà presentato a Modena entro fine anno e comprenderà anche due nuovi modelli del segmento ammiraglie.

Energia, lavoro e regole Ue: la sfida oltre le fabbriche

Accanto agli investimenti, Filosa ha posto il tema della competitività industriale. “Solo agendo su aspetti fondamentali come energia e lavoro potremo trasformare il nostro impegno di oggi nel successo industriale dell’Italia di domani”, ha detto il ceo. Il primo nodo è il costo dell’energia. Nel primo trimestre del 2026 Stellantis ha pagato in Italia in media 205 euro al megawattora per l’elettricità, contro 90 euro in Spagna e 100 euro in Francia. “È evidente come questo divario non sia sostenibile, tanto da noi quanto dai nostri fornitori”, ha affermato Filosa. Le misure del governo per contenere il peso delle bollette vengono considerate positive, ma non sufficienti: “La situazione è tale da richiedere risposte davvero straordinarie e urgenti”.

Il secondo fronte è il lavoro. Filosa ha chiesto strumenti di flessibilità organizzativa più vicini alle esigenze operative attuali, “come è stato fatto in Spagna”. Una flessibilità che, nelle sue parole, deve “gratificare e tutelare le persone” e allo stesso tempo sintonizzare produzione, mercato e dinamiche esterne.

Infine, l’Europa. Per Filosa, il quadro normativo deve sostenere la competitività dell’auto in Italia e nel continente. “Per garantire sostenibilità a lungo termine, è indispensabile che anche il quadro normativo sostenga la competitività del settore in Italia e in Europa”, ha detto.

La richiesta riguarda soprattutto veicoli commerciali leggeri, auto piccole e Made in Europe. Sui furgoni, il ceo ha chiesto più flessibilità negli obiettivi di elettrificazione, perché “un furgone destinato al lavoro non può essere trattato come un’automobile”. Sulle auto piccole, ha accolto con favore la proposta dei super crediti europei, che “va esattamente nella direzione che vogliamo”. Sul made in Europe, Filosa ha parlato di “una straordinaria opportunità che non possiamo permetterci di perdere” e di “un primo importante strumento per una politica industriale europea capace di rafforzare l’industria”.

Anche sulle batterie il gruppo chiede tempi più realistici. Secondo Filosa, “prevedere la localizzazione della produzione di celle in Europa dopo il 2030 ci sembra realistico e fattibile”. La transizione, per Stellantis, deve restare ambiziosa ma sostenibile: investire nelle fabbriche, proteggere la filiera, rafforzare il prodotto e costruire regole che non trasformino la competitività europea in un vantaggio per i concorrenti globali.

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