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Electrolux, arriva la tregua estiva: licenziamenti e chiusure sospesi per 50 giorni. Ecco cosa sta succedendo

Dopo lo scontro delle ultime settimane, Electrolux ha accettato di sospendere iniziative unilaterali e di provare a cercare una soluzione condivisa con governo e sindacati

Electrolux, arriva la tregua estiva: licenziamenti e chiusure sospesi per 50 giorni. Ecco cosa sta succedendo

Stop alle iniziative unilaterali. Al termine del tavolo convocato lunedì al Mimit, Electrolux ha accettato di sospendere per 50 giorni il piano licenziamenti e le chiusure nelle sedi italiane con l’intenzione di trovare entro la prima settimana di agosto una soluzione condivisa con governo e sindacati che escluda i 1.719 licenziamenti annunciati a maggio. Si apre così una tregua estiva durante la quale saranno calendarizzati nuovi incontri, con l’auspicio formulato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso che il confronto possa concludersi prima della pausa estiva del 6-7 agosto.

Il caso Electrolux

Dopo lo scontro delle ultime settimane, al tavolo di ieri – a cui hanno partecipato sindacati, Confindustria, le Regioni e i Comuni sede degli stabilimenti del gruppo, oltre al ministro delle imprese Adolfo Urso e a quello per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani – è dunque arrivato un primo, timido, segnale d’apertura. Al centro di tutto il piano presentato da Electrolux lo scorso 12 maggio, che prevede il dimezzamento della produzione in Italia, 1.700 esuberi (pari al 40% dei lavoratori nelle fabbriche italiane) e la chiusura lo stabilimento di Cerreto d’Esi nelle Marche, con possibili tagli anche nelle sedi di Porcia (Pordenone), Susegana (Treviso), Solaro (Milano) e Forlì. 

Le parti si erano già incontrate al ministero lo scorso 25 maggio, quando Electrolux aveva illustrato le linee guida del suo piano, definito sin da subito “inaccettabile” e “irricevibile” da sindacati, ministero e governi locali che ne avevano chiesto – inascoltati – il ritiro.

Anche in apertura del vertice di lunedì, il ministro Urso ha chiesto all’azienda di “non dare seguito alle azioni unilaterali annunciate e di aprire da subito, a valle di questo tavolo, un confronto vero e serrato al Mimit con tutte le parti, attraverso un programma ravvicinato di incontri, senza forzature ma con spirito collaborativo”. L’obiettivo è sempre lo stesso: trovare “nuova proposta industriale sostenibile e condivisa”, capace di tutelare gli stabilimenti e salvaguardare l’occupazione.

Da Electrolux una prima apertura

Dopo il deciso rifiuto opposto da Electrolux nell’incontro precedente, stavolta è arrivata una parziale risposta positiva, “un primo passo verso ciò che abbiamo fin da subito auspicato”, ha commentato il ministro dei Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, ammettendo però che “Molto ancora resta da fare e da definire perché l’obiettivo che il Governo tutto, ed io in prima persona, abbiamo sempre perseguito è la tutela dei lavoratori di tutti gli stabilimenti e per me di quello di Porcia in particolare”. 

Nessuna dichiarazione ufficiale da parte dei vertici della società. Fonti sindacali e di governo rivelano però che l’amministratore delegato italiano, Massimiliano Ranieri, ha accettato la proposta di avviare un “percorso condiviso” per trovare una soluzione diversa. La speranza, adesso, è quella di raggiungere un accordo entro 50 giorni.  

La reazione di sindacati e politica


Michele De Palma (Fiom-Cgil) ha parlato di “una tregua armata tra noi ed Electrolux”. Il sindacalista ha sottolineato che oggi era già pronta l’apertura delle procedure di mobilità, con lo stabilimento di Cerreto destinato alla chiusura: “Li abbiamo fermati. Ma non siamo alla soluzione della vertenza”, ha avvertito, annunciando assemblee con i lavoratori per ribadire che l’obiettivo resta “salvaguardare l’occupazione e gli impianti dell’elettrodomestico in Italia”. Più cauto Ferdinando Uliano (Fim Cisl): “Non è che l’azienda fra qualche settimana si sveglia e comunica che riprende in mano il vecchio piano”. Il sindacalista ha chiesto che l’impegno finanziario delle Regioni e quello del governo su energia e regole europee si traducano in fatti concreti, “altrimenti ci troveremmo di fronte a un teatro”.

Cauta anche la politica. Secondo il Pd, “il tempo guadagnato al tavolo deve essere impiegato dal Governo per trovare argomenti forti con cui ripresentarsi all’azienda e farle cambiare piano rinunciando definitivamente ai licenziamenti”, hanno scritto in una nota la senatrice Susanna Camusso e i parlamentari Debora Serracchiani e Vinicio Peluffo dopo aver partecipato al secondo tavolo presso il Mimit dedicato alla vertenza Electrolux. 

I parlamentari M5S delle commissioni Attività produttive di Camera e Senato hanno invece sottolineato la necessità di “soluzioni concrete sui vari plant, su eventuali riconversioni e su come rendere competitivo produrre elettrodomestici in Italia, magari partendo dal pluri-citato e non più rinviabile “Made in Eu””, perché “la partita decisiva, su Electrolux, è ancora tutta da giocare”.  

Il presidente della commissione Lavoro della Camera di Fdi, Walter Rizzetto ha parlato invece di “passo avanti importante nel confronto tra le parti, perché ha portato a un primo risultato positivo come la sospensione del piano di esuberi e delle chiusure. Un segnale incoraggiante, che accogliamo con grande prudenza e senso di responsabilità”.

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