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Amf Italia: gli intermediari finanziari chiedono più progetti a livello europeo

Si è svolta a Milano l’assemblea annuale di Amf Italia, associazione di banche, Sim e mercati, dedicata ai temi della geopolitica e della competitività del sistema finanziario. L’intervento di Enrico Letta

Amf Italia: gli intermediari finanziari chiedono più progetti a livello europeo

Gli intermediari finanziari italiani chiedono più Europa. Si è svolta a Milano l’assemblea annuale di Amf Italia, associazione di banche, Sim e mercati, dedicata ai temi della geopolitica e della competitività del sistema finanziario. Al centro del dibattito progetti di particolare interesse per l’industry, tutti fortemente interconnessi con l’evoluzione del quadro regolamentare comunitario e il contesto macroeconomico. “L’Europa ha bisogno di un mercato finanziario integrato, che operi davvero su scala europea, sopratutto per far crescere le sue eccellenti Pmi”, è il messaggio venuto fuori dall’incontro.

Amf chiede innanzitutto di rafforzare il ruolo dell’Esma nel trading

Amf chiede innanzitutto una maggiore armonizzazione delle infrastrutture di post-trading a livello europeo, con un ruolo rafforzato dell’Esma (autorità di vigilanza Ue sui mercati), a servizio di una maggiore competitività delle piattaforme continentali di contrattazione. Gli intermediari italiani – è stato sottolineato nel corso del dibattito – guardano poi con interesse al progetto di Savings & Investment Union e, in particolare, all’attuazione in Italia della raccomandazione della Commissione europea per dar vita ai Savings and Investment Account, nuovi conti d’investimento a disposizione dei risparmiatori per favorire l’allocazione dei risparmi nell’economia reale del continente.

Altro progetto europeo che Amf sostiene con forza è il cosiddetto “Eu Inc”, cioè la proposta di dar vita a società di diritto europeo non incardinate in uno stato membro ma nel cosiddetto 28simo regime, quello appunto continentale. Si tratta di uno strumento, caldeggiato tra l’altro nei rapporti di Mario Draghi ed Enrico Letta, per accelerare l’armonizzazione del diritto societario nell’Unione superando la faticosa ricerca di compromessi tra i diversi sistemi nazionali che spesso ne frenano lo slancio.

Ecco chi ha partecipato all’assemblea

All’assemblea di Amf, dopo i saluti di Gherardo Lenti Capoduri (Head of Market Hub, IMI Corporate & Investment Banking Division, Intesa Sanpaolo), si è svolta una tavola rotonda moderata dal presidente dell’associazione Marco Ventoruzzo, alla quale hanno preso parte: Brunella Bruno (Università Bocconi), Federico Freni (Sottosegretario MEF), Enrico Letta (Presidente AREL · Institut Jacques Delors) e Massimo Mocio (Deputy Chief of IMI Corporate & Investment Banking Division Head of Global Banking and Markets, Intesa Sanpaolo). I lavori sono stati chiusi da Andrea Busi, Amministratore Delegato, Directa. “L’Europa – ha sottolineato in particolare Ventoruzzo – è sempre più il punto di riferimento degli intermediari italiani per costruire il futuro della loro industry e rafforzare il proprio ruolo nella ricerca delle migliori soluzioni di investimento in grado di favorire la crescita delle tante eccellenze del made in Italy”.

L’intervento di Enrico Letta

“In questi anni – ha a sua volta rimarcato Enrico Letta nel suo intervento – l’Europa si è data obiettivi ambiziosi in una pluralità di ambiti strategici, a partire da competitività, innovazione, sicurezza e transizione ambientale. La sfida decisiva, oggi, è trasformare queste ambizioni in risultati concreti. Per farlo, tuttavia, sono necessari capitali ingenti. L’Europa dispone di una base molto ampia di risparmio privato, ma non riesce ancora a mobilitarla pienamente a sostegno dei propri investimenti strategici. Le occasioni di investimento sono infatti troppo limitate e frammentate e spingono i capitali verso i mercati finanziari esteri. Il progetto della Savings and Investments Union risponde precisamente a questa esigenza. L’Europa ha bisogno di un mercato finanziario integrato, che operi davvero su scala europea. Occorre superare frammentazioni e logiche nazionali che oggi impediscono all’Europa di utilizzare pienamente le proprie risorse per finanziare le proprie ambizioni, generando un costo strategico ormai insostenibile”.

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