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Processo alla Juve: cosa aspetta Elkann a cacciare Comolli, a licenziare mezza squadra e a ricordare a Spalletti che vincere è l’unica cosa che conta?

L’Ad Comolli è il principale imputato della disfatta bianconera che rischia di costare molto cara alla Juve: con i suoi improbabili algoritmi ha sbagliato tutto quello che c ‘era da sbagliare, a partire dal calciomercato. Ma anche la squadra ha grandi responsabilità e Spalletti deve capire che il mantra della Juve è solo vincere

Processo alla Juve: cosa aspetta Elkann a cacciare Comolli, a licenziare mezza squadra e a ricordare a Spalletti che vincere è l’unica cosa che conta?

Bisogna risalire molto indietro nel tempo per ritrovare nell’album della Juventus una stagione calcistica così fallimentare come quella che il club bianconero sta ingloriosamente concludendo. Anche se un miracolo, che ha una probabilità su un milione di avverarsi, dovesse sorprendentemente riaprire alla squadra di Luciano Spalletti le porte della agognata Champions il bilancio della stagione 2025-6 sarebbe ugualmente deludente e merita un processo in piena regola. Ma scoprire i colpevoli non è difficile.

Sul banco degli imputati soprattutto Comolli

Il maggior imputato non può che essere l’Ad Damien Comolli, il manager francese voluto da John Elkann, che non ne ha azzeccata una nemmeno per sbaglio. Con i suoi improbabili algoritmi ha speso una montagna di soldi ma ha portato a casa solo bidoni: da Openda, riscattato alla incredibile cifra di 42 milioni (!!!) a David, da Zhegrova a Joao Mario. Un disastro dietro l’altro. Comolli è quasi riuscito a fare peggio del suo catastrofico predecessore Cristiano Giuntoli e c’è da chiedersi cosa aspetta Elkann a tornare al più presto sui suoi passi e a cacciare anche lui. Ma oltre a Comolli ci sono le indiscutibili responsabilità dei giocatori e in parte dell’allenatore.

Anche la squadra ha dimostrato di non essere all’altezza

Almeno mezza squadra non è visibilmente all’altezza della Juve e va venduta senza rimpianti cercando di limitare le minusvalenze. Però qualche responsabilità ce l’ha anche Luciano Spalletti: è vero che ha ereditato una squadra senz’anima e mal costruita ma qualche sprazzo di bel gioco non basta nemmeno lontanamente a compensare il disastro finale. Elkann dovrebbe ricordargli senza troppi giri di parole che alla Juve vincere – come diceva il presidentissimo Giampiero Boniperti – è l’unica cosa che conta.

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