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Digital Networks Act, Open Fiber spinge sull’Europa delle reti: “Leva strategica per la competitività italiana”

Open Fiber sostiene il Digital Networks Act: per il Responsabile Affari europei Francesco Rotunno è una leva per attrarre investimenti, accelerare fibra e 5G e gestire il passaggio dal rame alla fibra

Digital Networks Act, Open Fiber spinge sull’Europa delle reti: “Leva strategica per la competitività italiana”

Il Digital Networks Act può diventare uno snodo decisivo per rafforzare la competitività dell’Italia, attrarre nuovi investimenti nelle infrastrutture digitali e consolidare il vantaggio accumulato negli ultimi anni su fibra e 5G. È questa la posizione espressa da Francesco Rotunno, Responsabile Affari europei di Open Fiber, intervenuto in audizione alla XIV Commissione Politiche dell’Unione europea della Camera nell’ambito dell’esame della proposta di regolamento europeo sulle reti digitali, con particolare riferimento alla verifica della conformità al principio di sussidiarietà.

Un quadro europeo stabile per sbloccare gli investimenti

In uno scenario economico e geopolitico ancora complesso, il settore delle telecomunicazioni guarda a Bruxelles come a un passaggio chiave per definire regole più chiare, stabili e orientate alla crescita. Secondo Open Fiber, il Digital Networks Act risponde a questa esigenza perché interviene su obiettivi di dimensione europea e transnazionale, senza cancellare il ruolo delle specificità nazionali.

“In un contesto economico e geopolitico complesso, il settore delle telecomunicazioni ha bisogno di un quadro europeo chiaro, stabile e orientato alla crescita”, ha dichiarato il Responsabile Affari europei di Open Fiber. Per Rotunno, la proposta europea “rispetta il principio di sussidiarietà” ed è “proporzionata”, perché punta a obiettivi di scala europea e transnazionale mantenendo un equilibrio con le specificità nazionali.

Fibra e 5G, il recupero italiano e il nodo dell’adozione

L’Italia, secondo Open Fiber, ha recuperato una parte significativa del ritardo infrastrutturale accumulato nel passato. A sostenere questo cambio di passo sono stati gli investimenti pubblici e il contributo degli operatori alternativi, tra cui la stessa Open Fiber. Il risultato è una posizione oggi giudicata solida sul fronte della fibra e del 5G. Resta però aperto un problema decisivo: il basso tasso di adozione della fibra. Una rete disponibile ma non pienamente utilizzata rischia infatti di frenare la diffusione dei servizi digitali avanzati e di indebolire il ritorno economico degli investimenti già realizzati. “L’Italia ha recuperato molto del ritardo infrastrutturale grazie agli investimenti pubblici e al contributo degli operatori alternativi come Open Fiber: oggi il Paese ha una posizione solida su fibra e 5G, ma resta il nodo del basso tasso di adozione della fibra, che rallenta lo sviluppo di servizi digitali avanzati e indebolisce il ritorno sugli investimenti”, ha spiegato Rotunno.

Il passaggio dal rame alla fibra, inoltre, viene presentato come una transizione con benefici industriali, economici ed energetici. Richiamando studi di Deloitte e del Politecnico di Torino, Rotunno ha evidenziato che “ogni euro investito in fibra genera oltre tre euro di crescita del Pil e consente un risparmio energetico superiore all’80%”.

Rame, nessuno spegnimento immediato

Uno dei punti su cui Open Fiber ha voluto fare chiarezza riguarda il futuro della rete in rame. Il regolamento europeo, ha precisato Rotunno, non prevede uno spegnimento immediato, ma un percorso graduale. Il 2035 non rappresenta la data finale della dismissione, bensì il momento in cui il processo dovrebbe accelerare. “Va chiarito, inoltre, che il regolamento non introduce uno spegnimento immediato della rete in rame, ma un percorso graduale: il 2035 non è la data finale, ma quella in cui il processo si accelera”. Nell’ipotesi di adozione del regolamento a dicembre 2027, ha aggiunto, “il processo si concluderebbe solo a dicembre 2039 con ampie garanzie per gli utenti finali”.

“Per queste ragioni riteniamo che il Digital Networks Act sia un’occasione da cogliere per attrarre investimenti, consolidare il vantaggio infrastrutturale acquisito dall’Italia e accelerare lo sviluppo di servizi digitali avanzati, dal cloud all’intelligenza artificiale”, ha concluso Rotunno.

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