“L’Iran ha presentato ufficialmente ai mediatori pakistani la sua risposta all’ultima proposta Usa per porre fine alla guerra“. Lo scrive l’agenzia ufficiale iraniana Irna, citando una fonte informata sugli sviluppi. Il Pakistan è protagonista della mediazione tra Stati Uniti e Iran. Ma la replica iraniana è stata bocciata dal presidente Donald Trump: “Proposte inaccettabili. Ci prendono in giro, non rideranno”.
Iran, lettera agli Usa tramite il Pakistan
Ieri in un’intervista telefonica alla giornalista Margot Haddad per Tf1/Lci, alla domanda se gli Usa avessero ricevuto una risposta da Teheran, Trump ha risposto che gli iraniani “vogliono davvero concludere un accordo” e che si aspettava di avere “molto presto” notizie dagli iraniani.
L’Irna non dà alcun dettaglio sui contenuti della “risposta” iraniana. “Secondo il piano proposto – si limita a scrivere l’agenzia citando la fonte – l’attuale fase dei negoziati si concentra esclusivamente sulla cessazione delle ostilità nella regione”.
Iran, fine guerra e sicurezza marittima i due focus
Ma le notizie e le indiscrezioni si rincorrono di ora in ora. E dunque, l’obiettivo principale della risposta iraniana al quadro proposto dagli Stati Uniti è la “cessazione immediata della guerra” e il “ripristino della sicurezza marittima” nel Golfo Persico e nello strategico Stretto di Hormuz. A riportarlo, via Telegram, è l’agenzia di stampa iraniana Isna (che sta per Iranian Students News Agency), gestita principalmente da studenti universitari. Secondo l’attuale roadmap proposta, i negoziati in questa fase rimangono strettamente dedicati ai meccanismi per porre fine alle ostilità e risolvere la crisi regionale. La consegna di questo documento è considerata uno sviluppo cruciale negli sforzi diplomatici in corso per stabilizzare le acque della regione e porre fine all’attuale conflitto militare.
Iran, la risposta agli Usa riguarda anche il Libano
Ma non è tutto. Perché secondo l’agenzia di stampa iraniana Irib News Agency, la risposta dell’Iran agli Stati Uniti è incentrata sulla “fine della guerra su tutti i fronti, in particolare in Libano“. Per Irib News Agency, la risposta di Teheran fa riferimento “alla fine della guerra imposta dagli Stati Uniti e dal regime sionista su tutti i fronti, in particolare in Libano”. Israele ha continuato a condurre attacchi quotidiani in tutto il Libano nonostante l’accordo di cessate il fuoco raggiunto tra le parti il 17 aprile e successivamente prorogato.
Iran, Trump su scorte uranio arricchito
Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno sorvegliando le scorte iraniane di uranio arricchito rimanenti e che le avrebbero “ottenute a un certo punto”, in un’intervista a Full Measure con la giornalista indipendente Sharyl Attkisson registrata la settimana scorsa e rilasciata oggi.
Nel corso dell’intervista, Trump ha minimizzato l’idea che il Paese detenga ancora una quantità significativa di uranio arricchito vicino a livelli utili per scopi bellici, che secondo gli ispettori internazionali probabilmente è sepolto nei siti nucleari presi di mira la scorsa estate. Questo nonostante il presidente abbia sostenuto che la guerra fosse volta a garantire che Teheran non potesse mai possedere un’arma nucleare, e abbia ripetutamente parlato di come gli Usa abbiano bombardato i siti nucleari iraniani la scorsa estate, come sottolinea il New York Times.
Ad aprile Trump aveva affermato di “non preoccuparsi realmente” dell’uranio arricchito perché era così in profondità. Nell’intervista rilasciata oggi ha ribadito che gli Usa stavano monitorando un sito e avvertito che “se qualcuno si avvicinasse al luogo, lo sapremmo, e lo faremmo saltare in aria”.
Inoltre, ha detto Trump in un altro passaggio dell’intervista a Full Measure, in Iran, ci sono altri obiettivi da attaccare se la guerra non dovesse terminare. “Possiamo agire in due settimane – ha sottolineato – e colpire qualsiasi obiettivo”.
Iran, Netanyahu su uranio arricchito
Le scorte di uranio arricchito in possesso dell’Iran devono essere “rimosse” prima della conclusione della guerra di Usa e Israele contro Teheran. Lo ha detto il premier israeliano Benyamin Netanyahu in un’intervista alla Cbs. La guerra “non è finita, perché c’è ancora materiale nucleare, l’uranio arricchito, che deve essere portato fuori dall’Iran. Ci sono ancora siti di arricchimento che devono essere smantellati“, ha aggiunto Netanyahu in un estratto di intervista del programma 60 Minutes. “Si interviene e lo si porta via”, ha rincarato il leader israeliano, rispondendo alla domanda su come l’uranio potesse essere rimosso.
Iran avverte Francia e Gran Bretagna
L’Iran ha avvertito Francia e Regno Unito che risponderà in modo “fermo e immediato” al dispiegamento di navi militari nei pressi dello Stretto di Hormuz, annunciato dai due Paesi europei per garantire la libertà di navigazione nella regione. “Si avverte che la presenza di navi francesi, britanniche o di qualsiasi altro Paese per sostenere potenzialmente le azioni illegali e contrarie al diritto internazionale degli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz si troverà di fronte a una risposta ferma e immediata”, ha scritto su X il vice ministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi. Il diplomatico ha sottolineato che “sia in tempo di guerra sia in tempo di pace, soltanto la Repubblica islamica dell’Iran può garantire la sicurezza in questo stretto e non permetterà a nessun Paese di interferire in queste questioni”.
Francia e Regno Unito hanno annunciato negli ultimi giorni l’invio di unità navali nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden per preparare una futura missione di cooperazione congiunta destinata a rafforzare la libertà di navigazione nell’area di Hormuz, bloccata dal conflitto che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran.
Secondo Gharibabadi, la presenza di forze “extra-regionali” con il pretesto di proteggere la libertà di navigazione rappresenta una “militarizzazione di una via marittima vitale” e costituisce un’escalation della crisi.
“La sicurezza marittima non si garantisce con dimostrazioni di forza militare, soprattutto da parte di attori che, attraverso il sostegno, la partecipazione o il silenzio di fronte all’aggressione e al blocco, fanno parte del problema”, ha aggiunto. Il vice ministro ha sostenuto inoltre che l’origine dell’insicurezza nella regione risiede “nell’uso illegale della forza”, nelle minacce contro gli Stati rivieraschi e nel blocco navale, in apparente riferimento alle operazioni americane e all’assedio imposto a porti e navi iraniane dal 13 aprile.
Gharibabadi ha infine ribadito che lo Stretto di Hormuz non è una zona sotto il controllo di potenze esterne e ha rivendicato “il diritto della Repubblica islamica a esercitare la propria sovranità su questa via marittima strategica e a determinarne il quadro giuridico”.
La replica di Macron
Immediata la replica del presidente francese Emmanuel Macron il quale, da Nairobi ha detto che, per quanto riguarda la Francia, “non si è mai parlato di un dispiegamento” nello Stretto di Hormuz. Si è dichiarato tuttavia “pronto” a farlo.
