A quasi quattro anni dalla scomparsa di Leonardo Del Vecchio, arriva la svolta sul dossier ereditario del fondatore di Luxottica. Secondo le ricostruzioni del Sole 24 Ore, Leonardo Maria Del Vecchio ha raggiunto un’intesa con i fratelli Luca e Paola per rilevare le loro partecipazioni in Delfin, la holding lussemburghese che custodisce alcune delle principali quote finanziarie dell’impero costruito dal patron dell’occhialeria.
L’accordo prevede il trasferimento a Leonardo Maria del 25% complessivo di Delfin, oggi detenuto da Luca e Paola con il 12,5% ciascuno. Il valore dell’operazione viene indicato intorno ai 10 miliardi di euro. Con questa mossa, Leonardo Maria Del Vecchio sale al 37,5% della holding, rafforzando la propria posizione negli equilibri dell’azionariato ma con un’esposizione debitoria da far tremare i polsi. Il passaggio segna il salto dalla trattativa a un’intesa vincolante. Dopo mesi di confronto e un percorso non privo di tensioni, il riassetto può quindi entrare nella fase esecutiva ma bisogna sempre ricordare che la governance di Delfin non cambierà perché è vincolante il voto unanime dei soci.
L’intesa non riguarda soltanto le quote di Delfin. Il secondo fronte, altrettanto rilevante, è quello della successione del fondatore. Le parti si sono impegnate a dare seguito alle disposizioni testamentarie, mettendo così le basi per chiudere formalmente un dossier rimasto aperto dalla morte di Leonardo Del Vecchio. In questo quadro rientra anche il pagamento dei legati testamentari. Tra i beneficiari figura in primo piano Francesco Milleri, oggi presidente di Delfin e presidente e amministratore delegato di EssilorLuxottica. A Milleri erano state destinate 1,7 milioni di azioni del gruppo quotato a Parigi, un pacchetto dal valore superiore ai 300 milioni di euro ai prezzi di Borsa attuali.
Dopo anni di attesa, l’attuazione del testamento dovrebbe consentire di archiviare l’ultimo capitolo dell’eredità del fondatore, stabilizzando forse il quadro attorno alla holding e ai suoi principali asset.
Banche, dividendi e il nodo dei 10 miliardi
Per completare l’operazione servirà però allineare diversi passaggi. Uno dei punti centrali riguarda il finanziamento necessario a Leonardo Maria Del Vecchio per acquistare le quote dei fratelli. Secondo le ricostruzioni, l’operazione dovrebbe essere sostenuta da un prestito bancario da circa 10 miliardi di euro, che potrebbe salire a 11 miliardi considerando anche il rifinanziamento di linee già in capo al family office Lmdv Capital.
In campo figurano Unicredit, Bnp Paribas e Crédit Agricole. Per le banche sarà decisiva la visibilità sui flussi futuri di dividendi provenienti da Delfin, che dovrebbero servire anche al rimborso del debito entro due anni. Per questo, un passaggio chiave sarà l’assemblea della holding chiamata ad approvare il bilancio 2025 e, insieme, un aumento della quota di utile distribuita: il dividendo dovrebbe salire dall’attuale 10% fino all’80%.
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È un tassello tecnico, ma cruciale. Senza una politica di distribuzione più generosa, il maxi-finanziamento avrebbe basi poco solide. Con cedole più consistenti, invece, Leonardo Maria avrebbe una struttura finanziaria più chiara per tentare di sostenere l’acquisizione del 25% di Delfin.
Una data simbolica per chiudere il cerchio
Il closing dell’intesa è atteso entro il 27 giugno 2026, giorno che coincide con il quarto anniversario della morte di Leonardo Del Vecchio. Una scadenza dal forte valore simbolico, perché arriverebbe a chiudere una fase iniziata con la scomparsa del fondatore e proseguita tra trattative familiari, questioni testamentarie e riassetti di governance.
