Allarme energia e crescita sotto pressione per l’economia italiana. È questo il quadro tracciato da Confindustria in audizione sul Documento di finanza pubblica (Dfp), approvato la scorsa settimana, davanti alle Commissioni bilancio riunite di Camera e Senato. “Se la guerra in Medio Oriente finisse oggi, l’impatto della guerra varrebbe tra 0,1 e 0,3 punti percentuali di mancata crescita”, ha spiegato il Centro studi dell’associazione, rappresentato dal direttore Alessandro Fontana. Uno scenario che, secondo l’analisi, potrebbe peggiorare in caso di conflitto prolungato fino a configurare “la più grave crisi energetica della storia”.
Fontana (Confindustria): “Interventi rapidi contro il caro energia”
“Servono interventi rapidi e mirati per contrastare l’aumento del costo dell’energia”, ha evidenziato Fontana, indicando tra le priorità la proroga del taglio delle accise sui carburanti (in scadenza il 2 maggio), il rafforzamento del credito d’imposta per l’autotrasporto, estendendone l’applicazione anche al trasporto passeggeri e misure dedicate ai settori del trasporto aereo e marittimo.
Ecco il “menu d’emergenza” degli industriali. In particolare, Confindustria propone uno “scostamento di bilancio per aiuti di intensità proporzionata agli aumenti dei costi di gas ed elettricità fino a dicembre 2026 per tutte le imprese in media, alta e altissima tensione”. Previsti inoltre “aiuti mirati e di maggiore intensità per le imprese elettrivore e gasivore”.
Nel quadro internazionale, il Centro studi ha richiamato anche il nodo dello Stretto di Hormuz: una sua chiusura parziale o totale garantirebbe un’autonomia energetica globale tra i 6 e gli 11 mesi, confermando la fragilità degli equilibri energetici.
Fontana (Confindustria): “Serve strategia comune e più integrazione”
Per Confindustria, però, il problema non è congiunturale ma strutturale: “L’energia resterà una vulnerabilità del Paese per anni”, sottolinea Fontana, evidenziando la necessità di una strategia di lungo periodo con obiettivi e tappe definite, sul modello del Pnrr, per affrontare in modo organico le crisi future.
Ma il ragionamento di Confindustria si allarga anche al quadro europeo. Fontana ha infatti sottolineato come le istituzioni dell’Ue siano oggi “assolutamente inadeguate a fronteggiare le attuali sfide – difesa comune, politica industriale, politica estera”, evidenziando la necessità di superare questa fase e di rafforzare la capacità decisionale europea. “Occorre federarsi con chi ci sta per recuperare la tempestività e l’efficacia delle dimensioni che hanno gli Stati sovrani, ma avere anche la dimensione adeguata a livello globale come possono averla Cina e Usa”.
Il Dfp in Parlamento: focus sulle criticità attuali
Prima di Confindustria, anche Legacoop aveva espresso perplessità sul quadro macroeconomico delineato dal documento. Pur evitando la recessione grazie a una crescita modesta, il Dfp – secondo l’associazione – non sarebbe sufficiente a sostenere uno sviluppo strutturale del Paese. Da qui la richiesta di una strategia di medio-lungo periodo capace di coniugare stabilità dei conti pubblici, crescita economica e coesione sociale.
