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Export italiano 2025 resiste ai dazi Usa (+3,3%): traino della farmaceutica, ma cresce la dipendenza dalla Cina. Rapporto Istat

Il Rapporto Competitività 2026 dell’Istat mostra un’Italia resiliente nonostante le tensioni internazionali: nel 2025 export +3,3% con boom di farmaceutica e mezzi di trasporto verso gli Usa, ma resta forte la dipendenza dalla Cina per beni strategici

Export italiano 2025 resiste ai dazi Usa (+3,3%): traino della farmaceutica, ma cresce la dipendenza dalla Cina. Rapporto Istat

Il Rapporto sulla competitività 2026 dell’Istat racconta l’Italia produttiva in un momento tutt’altro che semplice: dazi americani, tensioni internazionali e mercati globali sempre più instabili mettono alla prova le nostre imprese. Eppure, il sistema produttivo italiano continua a mostrare una certa resilienza. Nel 2025 il commercio estero ha registrato un saldo positivo di 50,7 miliardi di euro: le esportazioni sono cresciute del 3,3% e le importazioni del 3,1%, confermando che l’economia italiana riesce a reggere anche in una fase di forte turbolenza internazionale.

Il quadro che emerge è quello di una forte polarizzazione industriale. I comparti ad alta tecnologia, come farmaceutica, mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli e metallurgia, registrano tassi di crescita molto elevati – tra il 16,5% e oltre il 50% nel mercato statunitense – mentre settori come manifattura, tessile, macchinari e beni intermedi restano fermi o in contrazione. La differenza tra “industrie di punta” e settori più tradizionali si sta accentuando, delineando una polarizzazione produttiva che è ormai evidente.

Export e import Italia: cresce il peso dei mercati extra-Ue

La dinamica degli scambi mostra una geografia commerciale sempre più sbilanciata. Le esportazioni crescono in modo più sostenuto verso i Paesi dell’Unione europea (+4,2%), mentre risultano più contenute nei mercati extra-Ue (+2,4%). Sul fronte opposto, le importazioni aumentano maggiormente dai Paesi extra europei (+3,4%) rispetto a quelli Ue (+2,9%), indicando una crescente integrazione nelle catene globali del valore.

Rispetto ai principali partner europei, l’Italia appare più esposta ai mercati extra-Ue. Nel 2025 il 48,2% dell’export italiano è diretto fuori dall’Unione, contro il 44% della Germania, il 46,1% della Francia e il 37,6% della Spagna. Anche sul lato delle importazioni la quota proveniente da Paesi extra-Ue raggiunge il 43,4%, superiore a quella di Francia (37,1%) e Germania (34,7%) e sostanzialmente in linea con la Spagna (43,3%). L’Italia si conferma quindi un’economia aperta e fortemente integrata, ma più esposta ai rischi globali.

Export Italia verso Stati Uniti: crescita unica in Europa

Gli Stati Uniti si confermano un mercato chiave per il sistema produttivo italiano. Nel 2025 assorbono il 10,8% delle esportazioni, rappresentando il secondo mercato di destinazione dopo la Germania (11,4%). A differenza degli altri grandi Paesi europei, l’Italia è l’unica a registrare un aumento significativo dell’export verso gli Usa (+7,2%), mentre Francia (-0,9%), Germania e Spagna (oltre -9%) segnano una contrazione.

Sul fronte importazioni, il peso degli Stati Uniti è più contenuto (6% del totale), ma in forte crescita: +30% sul totale, con un aumento del 42,1% nel comparto manifatturiero, trainato dalla farmaceutica che cresce del 100,2%, arrivando a rappresentare il 45% degli acquisti dall’America. A favorire questo dinamismo ha contribuito l’entrata in vigore, nell’agosto 2025, dell’accordo commerciale Ue-Usa.

Cina: il fornitore strategico e la dipendenza crescente

Accanto agli Stati Uniti, la Cina si conferma il principale fornitore strategico. Nel 2025 le importazioni italiane dal Paese asiatico aumentano del 17,2%, rappresentando il 10,3% del totale. Nel settore manifatturiero l’incremento è del 20,1%, con un’accelerazione significativa nei primi mesi dell’anno. I beni intermedi cinesi diventano sempre più cruciali: dal 2017 al 2025 il loro utilizzo cresce del 60%, mentre le importazioni farmaceutiche passano da 680 milioni a oltre 7,7 miliardi di euro, con un incremento eccezionale del 933,7%. Questo trend evidenzia un’integrazione crescente nelle catene globali del valore, ma anche una maggiore dipendenza da forniture estere in settori strategici come semiconduttori, energia e componentistica avanzata.

L’impatto dei dazi Usa: contenuto ma differenziato

L’introduzione dei dazi statunitensi tra agosto e dicembre 2025 ha avuto effetti complessivamente contenuti sull’export italiano. Le stime indicano che un raddoppio delle tariffe avrebbe comportato una mancata crescita delle esportazioni del 3,2%, pari a circa 1,5 miliardi di euro. L’effetto varia tra i settori: più negativo per prodotti minerali, metalli preziosi e gioielli, più contenuto per macchinari, materiale elettrico, legno, carta e strumenti di precisione. Alcuni comparti, come farmaceutica (+528 milioni di euro) e carta (+38 milioni), beneficiano di esenzioni tariffarie e del riorientamento dei flussi commerciali. A livello di imprese, la reazione ai dazi è stata prudente. Circa il 60% delle aziende esportatrici non ha registrato variazioni nelle quantità vendute e il 75,9% ha mantenuto invariati i prezzi. Solo una quota limitata ha avviato strategie di diversificazione verso nuovi mercati, prevalentemente europei, mentre appena una impresa su 20 ha pianificato investimenti diretti negli Stati Uniti.

Settori export Italia: crescita concentrata e forte polarizzazione

La crescita dell’export italiano nel 2025 si concentra in pochi settori. Il contributo principale arriva da cinque comparti: farmaceutica (+28,5%), mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli (+22,2%), metallurgia (+16,5%), alimentare (+6,3%) e legno (+3,5%). In particolare, le esportazioni verso gli Stati Uniti sono trainate dalla farmaceutica (+54,1%) e dai mezzi di trasporto (+59,5%).

Al contrario, dodici settori su ventidue registrano una contrazione delle esportazioni. Le flessioni più marcate riguardano coke e raffinazione (-15,3%, fino a -63,1% verso gli Usa), chimica (-5,7%), autoveicoli (-18,2%) e altre attività manifatturiere. La polarizzazione produttiva italiana è quindi sempre più marcata.

Manifattura stagnante e crescita moderata dei servizi

Nel 2025 l’industria manifatturiera mostra una sostanziale stagnazione, con un fatturato in lieve calo (-0,1%), risultato di una dinamica quasi nulla del mercato interno (+0,1%) e di una leggera flessione di quello estero (-0,2%). In oltre la metà dei settori in contrazione, la debolezza è legata principalmente alla domanda internazionale.

Il settore dei servizi cresce invece dell’1,7%, trainato soprattutto dalle attività di informazione e comunicazione (+5,1%) e dai servizi professionali, scientifici e tecnici (+3,4%). Tuttavia, il quadro resta incerto: le imprese segnalano difficoltà nell’accesso al credito, aspettative di aumento dei prezzi e una diffusa incertezza sull’andamento futuro dell’economia.

Multinazionali e imprese export: il vero motore del commercio estero

Il commercio estero italiano è fortemente concentrato in un numero limitato di imprese. Solo il 4,2% delle aziende opera sui mercati internazionali, ma queste generano il 55,4% del valore aggiunto e impiegano il 35,3% degli addetti.

All’interno di questo gruppo, le multinazionali svolgono un ruolo determinante. Nel 2023 hanno generato oltre il 75% delle esportazioni manifatturiere e l’80% delle importazioni. La loro presenza è particolarmente rilevante nei settori strategici, dove superano il 95% dei flussi commerciali. Nel 2025, le multinazionali italiane aumentano l’export del 2,5% (fino all’8,8% verso gli Stati Uniti), mentre quelle a controllo estero registrano una contrazione (-2,2%).

Particolarmente rilevante è il ruolo delle imprese “foreign-dependent”, che dipendono da forniture estere difficilmente sostituibili. Si tratta di appena 583 aziende, ma con un peso economico significativo: 175 mila addetti, 23 miliardi di valore aggiunto e 130 miliardi di fatturato.

Dipendenza da importazioni strategiche e rischi geopolitici

L’integrazione globale comporta vulnerabilità. Circa il 20% delle importazioni italiane riguarda prodotti strategici, di cui il 60% proveniente da Paesi a rischio politico medio-alto. La Cina guida le forniture critiche, con quota superiore all’11%. Prodotti essenziali includono semiconduttori, difesa e aerospazio, petrolchimica, biotecnologie, energie alternative e robotica avanzata, rendendo necessaria una politica industriale mirata e una maggiore resilienza delle catene di approvvigionamento.

L’Italia risulta più esposta rispetto ad altri grandi Paesi Ue nel settore energetico, con una vulnerabilità accentuata dalla concentrazione geografica delle imprese, soprattutto nel Nord-Ovest e Nord-Est.

Impatto export Usa sul Pil Italia e prospettive future

L’importanza del mercato statunitense è confermata anche dalle simulazioni macroeconomiche. Un’ipotesi di azzeramento delle esportazioni verso gli Stati Uniti comporterebbe una riduzione del Pil italiano dell’1,1%, pari a circa 20 miliardi di euro, con effetti concentrati nei settori chimico, farmaceutico, metallurgico e dei macchinari.

Nel lungo periodo, la domanda estera ha contribuito positivamente alla crescita economica italiana, con un apporto medio di 0,1 punti percentuali tra il 2000 e il 2024, inferiore però a quello di Germania e Spagna (0,2 punti). La crescente instabilità dei mercati extra-Ue riapre quindi il tema del riposizionamento strategico.

Guardando al futuro, il Rapporto evidenzia la necessità di rafforzare il mercato unico europeo, che offre maggiore stabilità rispetto ai mercati extra-Ue, e di esplorare nuovi sbocchi internazionali in aree emergenti come India e America Latina.

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