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Borse 19 marzo in profondo rosso dopo Fed e Bce: petrolio sopra i 110 dollari, crolla l’oro. A Milano vola Eni

Piazza Affari crolla sotto i 44.000 punti: Inwit -15,6% dopo l’accordo Tim-Fastweb per nuove torri. Ko anche Telecom. Spread sopra gli 80 punti base. Oro ai minimi da 2 mesi

Borse 19 marzo in profondo rosso dopo Fed e Bce: petrolio sopra i 110 dollari, crolla l’oro. A Milano vola Eni

Nella seduta di giovedì 19 marzo ad inquietare i mercati finanziari, oltre alla guerra in Iran e al petrolio ai massimi da quasi quattro anni, ci si aggiungono anche le mosse della Federal Reserve e della Banca centrale europea, che hanno entrambe deciso di non toccare i tassi d’interesse e lanciato l’allarme sull’inflazione. A pagare il prezzo più alto in questo scenario sono le Borse europee, che oggi sprofondano pesantemente: Milano -2,3%, Parigi -2%, Francoforte -2,7%, Londra -2,4%, e l’indice Euro Stoxx 50 -2%. Persino peggio aveva fatto in mattinata l’indice Nikkei di Tokyo chiudendo col -3,38%, mentre apre in rosso ma meno drammaticamente Wall Street: l’indice industriale Dow Jones cede lo 0,8%, il Nasdaq Composite Index idem lo 0,8% nell’orario in cui chiudono i battenti i mercati del Vecchio Continente.

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Petrolio Brent a 111 dollari al barile, l’oro scende ai minimi da due mesi oscillando sui 4.600 dollari

A tenere banco comunque è sempre il rally del petrolio e del gas, oggi ulteriormente spinti al rialzo dai nuovi attacchi ad infrastrutture energetiche nel Medio Oriente. In particolare, l’Iran ha colpito un’importante raffineria saudita sul Mar Rosso e un impianto di esportazione di GNL in Qatar, in seguito all’attacco israeliano al giacimento di gas iraniano di South Pars. Intanto, Regno Unito, Giappone, Germania, Francia, Italia e Paesi Bassi hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui chiedono all’Iran di cessare gli attacchi contro siti energetici e altre infrastrutture civili e di porre fine al blocco della navigazione nello Stretto di Hormuz. Il Wti Crude Oil mentre chiudono le Borse europee quota in prossimità dei 99 dollari al barile, mentre il Brent ormai vola sopra quota 110, in zona 111 dollari al barile con un rialzo di circa il 3,5%.

Il gas TTF europeo schizza in apertura sopra i 70 euro/MWh, poi ritraccia ma rimanendo sopra i 60 euro. Da quando è iniziato il conflitto in Medio Oriente, il prezzo del petrolio è salito di circa il 50%, e dall’inizio dell’anno il greggio Brent non sta andando molto lontano dal raddoppiare il proprio valore: +85%. Percorso opposto stanno facendo i beni rifugio, che nonostante le tensioni geopolitiche crescenti stanno passando di moda: da inizio anno l’oro registra ancora una crescita del 6,5%, ma nell’ultima settimana ha perso il 9% e oggi oscilla intorno ai 4.600 dollari all’oncia, vale a dire il valore minimo da metà gennaio. Ancora peggio fa l’argento che in questa settimana ha ceduto il 16% e finisce in zona 70 dollari l’oncia.

A Piazza Affari brillano Eni e Nexi, sprofonda Inwit dopo l’accordo Tim-Fastweb per 6.000 nuove torri. Anche Telecom in rosso

In un contesto del genere è una seduta pesantissima per l’indice Ftse Mib, che chiude col -2,32% a 43.700 punti. In assoluta controtendenza da segnalare in grande spolvero Eni +3,75%, che beneficia sì del mercato del petrolio ma oggi presenta anche il nuovo piano industriale aggiornato al 2030, in cui rafforza i dividendi con bonus legati proprio al rialzo di greggio, gas e margini di raffinazione. Al momento, rassicura l’Ad Claudio Descalzi, “l’impatto del blocco dello Stretto di Hormuz non è così grande” sugli affari del cane a sei zampe. In territorio positivo anche Nexi +1,9% e Saipem +0,9%, mentre tutti gli altri titoli del paniere principale vedono rosso: le banche con Mediobanca -4%, Pop Sondrio -4%, Bper -3,9% e Finecobank -3,9% le peggiori. E più di tutti sprofonda Inwit -15,6% dopo l’accordo tra Tim e Fastweb+Vodafone per la realizzazione di 6.000 nuove torri tlc, che secondo gli analisti potrebbe ridurre la sua quota di mercato. Va giù anche la stessa Telecom Italia comunque, del 5,7%. Spread Btp-Bund sopra gli 80 punti base, col rendimento del Btp 10 anni italiano al 3,78%.

Anche Wall Street apre in territorio negativo: sul Nasdaq soffre il tech, Bitcoin di nuovo sotto i 70.000 dollari

Partenza col segno meno anche per i listini nordamericani, che anche loro non riescono ad uscire dalla spirale negativa innescata dal conflitto in Medio Oriente. Sul Nasdaq va segnalata l’ennesima caduta del Bitcoin che sta attraversando da qualche settimana una fase da montagne russe: prima era sceso in zona 63.000 dollari, poi era risalito sui 74.000 dollari poche sedute fa, e infine oggi il nuovo crollo del 3% che porta la popolare criptovaluta sotto quota 70.000 dollari. E a proposito di dollaro, quello statunitense perde di nuovo terreno rispetto all’euro, il quale si riporta su un cambio superiore a 1,15. Perdite tendenzialmente pesanti per il tech: Tesla -2,7%, Nvidia -0,9%, Micron -4,8%, Microsoft -0,7%, Apple -0,4%, Amazon -1,3%, Meta -1,6%, Alphabet -0,8%.

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