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La Bce non tocca i tassi e Lagarde avverte: “Dalla guerra in Iran rischi per inflazione e crescita”

Il tasso sui depositi resta dunque al 2%. Riviste al rialzo le stime sull’inflazione e al ribasso quelle sulla crescita. Lagarde: “Urgente rafforzare l’area euro”. Anche la BoE resta ferma e si dice pronta ad agire contro il caro prezzi

La Bce non tocca i tassi e Lagarde avverte: “Dalla guerra in Iran rischi per inflazione e crescita”

Dopo la Federal Reserve e la Bank of England, anche la Banca centrale europea decide all’unanimità di lasciare i tassi invariati e avverte: “Il conflitto in Iran avrà un impatto rilevante sull’inflazione a breve termine tramite i rincari dei beni energetici”, scrive nero su bianco Francoforte.

Nessuna sorpresa dunque da Francoforte. Il tasso sui depositi resta dunque al 2%, quello sulle operazioni principali di rifinanziamento al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,40%.

Lagarde lancia l’allarme: “Dalla guerra rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita”

 “La guerra in Medio Oriente ha reso le prospettive significativamente più incerte, generando rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica”, ha affermato la presidente della Bce, Christine Lagarde nella consueta conferenza stampa mensile. Nel breve termine l’inflazione salirà a causa dell’incremento dei prezzi delle materie prime energetiche, mentre “Le implicazioni per l’inflazione a medio termine – ha spiegato Lagarde – dipendono in misura determinante dall’entità degli effetti indiretti e di secondo impatto di uno shock energetico più forte e persistente”.

Il Consiglio direttivo è ben posizionato per affrontare questa incertezza”, spiega la nota. “L’inflazione si è attestata intorno all’obiettivo del 2%, le aspettative di inflazione a lungo termine sono saldamente ancorate e l’economia ha mostrato una buona resilienza negli ultimi trimestri”. Tuttavia, la Bce resta in allerta: “Le informazioni che il Consiglio direttivo acquisirà nel prossimo periodo gli permetteranno di valutare l’impatto del conflitto sulle prospettive di inflazione e sui rischi associati. Il Consiglio direttivo sta monitorando attentamente la situazione e definirà la politica monetaria in modo appropriato attraverso il suo approccio basato sui dati”. 

E per quanto riguarda la decisione odierna, “abbiamo avuto un professore di difesa e affari militari che ci ha informato il giorno prima della riunione del Consiglio direttivo”, ha detto Lagarde, chiarendo che l’obiettivo “fosse garantire che i governatori partissero dalla base informativa migliore possibile per condurre la loro discussione approfondita”.

Le nuove proiezioni della Bce: inflazione rivista al rialzo e crescita al ribasso

Francoforte ha inoltre pubblicato nuove proiezioni macroeconomiche, elaborate sulla base delle informazioni disponibili fino all’11 marzo. Le stime, tengono quindi dell’iniziale impatto della guerra, esplosa il 28 febbraio con i bombardamenti di Usa e Israele in Iran.

Secondo lo scenario di base, l’inflazione complessiva si collocherebbe in media al 2,6% nel 2026, al 2,0% nel 2027 e al 2,1% nel 2028”, percentuali tutte in rialzo in rialzo rispetto alle proiezioni di dicembre, quando la Bce prevedeva un’inflazione all’1,9% nel 2026, all’1,8% nel 2027 e al 2% nel 2028. L’inflazione core si attesterebbe in media al 2,3% nel 2026, al 2,2% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. A dicembre le attese erano state rispettivamente per un +2,2% quest’anno, +1,9% nel 2027 e +2% nel 2028. 

“Un’interruzione prolungata delle forniture di petrolio e gas comporterebbe un’inflazione più alta e una crescita più bassa rispetto allo scenario di base delle proiezioni”, chiarisce però Lagarde.

Passando all’economia, nel nuovo scenario di base la crescita di quest’anno si ferma allo 0,9% dall’1,2% indicato a dicembre. La stima per il 2027, in precedenza all’1,4%, scende all’1,3% e quella per il 2028 resta a 1,4%. Una revisione al ribasso “derivante dagli effetti a livello mondiale che la guerra produrrà sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sul clima di fiducia”, si legge nel comunicato della Bce.

Lagarde: “Abbiamo imparati la lezione del 2022”

“Dal 2022 ad oggi, quattro anni dopo, descriverei la nostra posizione attuale con due caratteristiche. Una è che penso che siamo ben posizionati, e la definirei come il tre volte 2, cioé: inflazione al 2% intorno all’obiettivo nel medio termine, aspettative di inflazione al 2% nel medio termine e tassi di interesse al 2%. Questo, sapete, mi porta a dire che partiamo da una buona posizione. E siamo ben posizionati per dimostrare la nostra capacità di applicare la nostra strategia ed essere agili”. Queste le parole di Lagarde, rispondendo alla domanda se la Bce abbia metabolizzato la lezione del 2022 quando fu troppo lenta a reagire all’impennata dei prezzi che considerò per lungo tempo come transitoria.

“Siamo determinati a garantire che l’inflazione si stabilizzi al 2% nel medio termine. Questo è il nostro impegno. Quando dico anche che siamo ben attrezzati, penso che, sapete, in questi quattro anni abbiamo imparato. Abbiamo migliorato i nostri modelli. Abbiamo cambiato la nostra strategia. E ora siamo, in particolare, più attenti ai rischi che circondano le prospettive. Quindi direi che questo ci consente di comprendere meglio e di prendere decisioni in modo più efficace”. “Rispetto al 2022 – ha concluso – va anche sottolineato che quattro anni fa l’inflazione era già al 6%, quindi una grossa differenza”.

Lagarde: “Urgente rinforzare area euro, ridurre dipendenza da combustibili fossili”

 “Nell’attuale panorama geopolitico il Consiglio direttivo sottolinea l’urgente necessità di rafforzare l’area dell’euro e la sua economia”, ha detto la presidente della Bce, definendo “di importanza cruciale” la promozione di una “maggiore integrazione dei mercati dei capitali, portando a compimento l’unione dei risparmi e degli investimenti e l’unione bancaria, secondo una tabella di marcia ambiziosa, nonché adottare in tempi rapidi il regolamento relativo all’istituzione dell’euro digitale“.

Lagarde ha inoltre specificato che “eventuali risposte di bilancio allo shock dei prezzi dell’energia dovrebbero essere temporanee, mirate e calibrate. L’attuale crisi energetica sottolinea l’imperativo di ridurre ulteriormente la dipendenza dai combustibili fossili”.

BoE “pronta ad agire” contro l’inflazione. Tassi fermi anche a Londra

Resta ferma anche per la Bank of England, che ha deciso all’unanimità di lasciare invariato il tasso di interesse di riferimento al 3,75%, dicendosi “pronta ad agire” per contrastare qualsiasi impennata inflazionistica innescata dalla guerra in Medio Oriente. Si tratta della prima decisione senza dissenso in quattro anni e mezzo.

“La guerra in Medio Oriente ha fatto aumentare i prezzi dell’energia a livello globale”, ha dichiarato il governatore della Banca d’Inghilterra Andrew Bailey. “Questo è già visibile alla pompa e, se dovesse continuare, contribuirà a un aumento delle bollette energetiche per le famiglie quest’anno”, ha aggiunto.

Nella sua nota la BoE sottolinea che, sebbene in precedenza si fosse registrata una continua disinflazione dei prezzi e dei salari, l’inflazione Cpi sarà più elevata nel breve termine a seguito di questo nuovo shock economico. “La politica monetaria non può influenzare i prezzi globali dell’energia, ma mira a garantire che l’adeguamento economico ai prezzi avvenga in modo da raggiungere l’obiettivo del 2% in modo sostenibile. Siamo attenti al crescente rischio di pressioni inflazionistiche interne attraverso effetti di secondo livello sulla determinazione dei salari e dei prezzi, il cui rischio sarà maggiore quanto più a lungo persisteranno prezzi elevati dell’energia. Stiamo valutando le implicazioni per l’inflazione dell’indebolimento dell’attività economica che probabilmente deriverà dall’aumento dei costi energetici”, ha dichiarato la Banca d’Inghilterra.

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