Punto e a capo. Dopo l’illusione di un’inversione di tendenza nella seduta di ieri, soprattutto in Asia e Europa in seguito alla notizia – poi rivelatasi non vera – dello sblocco per lo meno parziale dello Stretto di Hormuz, oggi i mercati tornano in rosso e il petrolio rimbalza, anche se restando al di sotto dei massimi toccati ad inizio settimana. Le schermaglie e le incertezze sull’esito e soprattutto la durata del conflitto in Iran, aggiunti alla decisione dell’Aie (Agenzia internazionale per l’Energia) di dare via al più grande rilascio di scorte petrolifere di emergenza nella storia dell’agenzia mettendo a disposizione 400 milioni di barili di petrolio, portano il greggio a riguadagnare un 5-6% dopo il crollo di martedì. Il Brent scambia sopra i 90 dollari al barile, mentre il Wti Crude Oil naviga in zona 87 dollari nel momento in cui chiudono i battenti le Borse europee, dopo che ieri aveva chiuso sotto gli 84 dollari. Si raffreddano invece gli entusiasmi su oro e argento, che oggi cedono il passo anche se l’oro viaggia ancora sopra i 5.100 dollari all’oncia e l’argento in zona 85 dollari.
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In questo scenario crollano nuovamente le Borse occidentali, compresa Piazza Affari che chiude con il -1% a 44.770 punti. In precedenza l’indice Nikkei di Tokyo si era segnalato in controtendenza col +1,4%, mentre ancora peggio di Milano fa Francoforte -1,7%. Parigi -0,2%, Londra -1%, l’indice Euro Stoxx 50 -1,15%. Anche Wall Street parte di malumore: il Dow Jones perde un punto percentuale alle 17h30 italiane, mentre sembra limitare i danni il Nasdaq Composite Index, che al momento viaggia sulla parità o poco sotto. I titoli tecnologici sembrano reagire tutto sommato bene: Tesla +2%, Nvidia +0,5%, Micron +3,7%, Alphabet +0,7%, mentre sono in rosso Microsoft (che si schiera con Anthropic nello scontro con il dipartimento della Difesa statunitense) e Meta. Non dà riferimenti il Bitcoin, che un giorno sale e l’altro scende di nuovo: oggi è una giornata no per la criptovaluta, che perde l’1% in zona 70.000 dollari. Il dollaro Usa si rafforza sull’euro, riportando il cambio sotto quota 1,16.
Tornando al Vecchio Continente, l’indice Ftse Mib non difende i 45.000 punti appesantito da ribassi sparsi: dopo il rally di due giorni fa cade la difesa con Leonardo -3,2% e Fincantieri -2,6%. Il titolo peggiore è Diasorin -6,7%. Contrastate invece le banche. Tra le azioni più in crescita si segnalano Mps e Mediobanca dopo il cda di ieri di Monte dei Paschi che ha deciso il concambio per il delisting della banca integrata: i titoli guadagnano rispettivamente l’1,2% e il 2,1%. Il titolo migliore è Nexi col +2,6%. Banco Bpm guadagna lo 0,4%, in compenso Unicredit -1,7% e Intesa Sanpaolo -0,8%. Recupera un 2% Eni grazie al balzo del petrolio. In questo clima risale minacciosamente lo spread Btp Bund, che oggi torna sopra i 70 punti base incrementando di oltre il 7%. Il rendimento del nostro titolo di Stato decennale di riferimento torna su, al 3,65%.
